Domenica 23°

La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se piccola – è unita e unanime a cominciare dalla preghiera, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno nell'Essere e Trino nelle relazioni, Amante il Padre, Amato il Figlio, Amore lo Spirito Santo 


Le letture bibliche della Messa di questa domenica convergono sul tema della carità fraterna nella comunità dei credenti, che ha la sua sorgente nella realtà stessa di Dio Uno nell'Essere e Trino nelle relazioni, Amante il Padre, Amato il Figlio, Amore lo Spirito Santo. L'apostolo Paolo afferma che tutta la Legge di Dio trova la sua pienezza nell'amore, così che, nelle nostre relazioni con gli altri, i dieci comandamenti, le beatitudini e ogni altro precetto si riassumono in questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (come te stesso" (Rm 13,8-10). Il testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18° di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che l'amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all'offesa subita, ma è mossa dall'amore per il fratello. Commenta Sant'Agostino: "Colui che ti ha offeso, offendendoti, ha inferto a sé stesso una grave ferita, e tu non ti curi della ferita di un tuo fratello? …Tu devi dimenticare l'offesa che hai ricevuto, non la ferita di un tuo fratello" (Discorsi 82,7).

E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima   tornare a parlargli con altre due o ter persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l'osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla comunione della Chiesa senza poter guarire la ferita a se stesso. Tutto questo indica che c'è una corresponsabilità nel cammino della vita cristiana per cui non si va in paradiso da soli: ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio. Creati ad immagine di Dio Uno e Trino non si è uomini, cristiani da soli contro ogni individualismo liberistico.

Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera nel noi concorde. Dice Gesù: "Se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì Figlio del Padre sono io in mezzo a loro" (Mt 18,19-20). La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se piccola, come la famiglia – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di amore di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d'amore tra il Padre, l'Amante, il Figlio, l'Amato, l'Amore lo Spirito Santo. Dice Origene che "dobbiamo esercitarci in questa sinfonia di amore" (Commento al vangelo di Matteo, 14,1), cioè in questa concordia di relazioni all'interno della comunità cristiana. Dobbiamo esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera, perché salga a Dio da una comunità veramente unita di figli nel Figlio del Padre nello Spirito Santo. 

Domandiamo questo per intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa.


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