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Il Curato d'Ars, il sacerdote che conquistava le anime

Un prete umile e dalla scarsa preparazione è diventato guida spirituale capace di parlare toccando anche i cuori più duri. Quella di santa testimonianza di un sacerdozio vissuto come dono fino in fondo e ancora esemplare Giovanni Maria Vianney è la vita esemplare anche oggi. Giovanni Fighera nella "Nuova Bussola" – 16 marzo 2026 All'inizio dell'Ottocento, in una Francia ancora segnata dalle ferite della Rivoluzione, prende forma la storia di una delle figure spirituali più influenti del clero cattolico: Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, destinato a diventare il patrono di tutti i parroci del mondo. È l'8 maggio 17A Dardilly, nei pressi di Lione, in una famiglia di contadini, Vianney cresce tra il lavoro nei campi e una fede semplice ma profonda, respirata soprattutto nell'ambiente domestico grazie agli insegnamenti della madre. La sua giovinezza non è facile. Arriva all'adolescenza con una preparazione scolastica molto limitata e vive in un peri...

Il Papa ha traslocato, termina l'abbandono dell'Appartamemento

Sabato pomeriggio Leone XIV è tornato a vivere nella Terza Loggia del Palazzo apostolico negli spazi rimasti disabitati per tutto il pontificato di Francesco. Conclusi i lavori, Prevost compie un altro passo verso la "normalizzazione" Nico Spuntoni nella "Nuova Bussola" – 16 marzo 2026 La giornata di sabato 14 marzo ha chiuso definitivamente una stagione che si era aperta esattamente 13 anni fa. Appena eletto, Francesco aveva annunciato agli altri ospiti di Casa Santa Marta che sarebbe rimasto a vivere lì scusandosi per la presenza un po' ingombrante. Dopo il gran rifiuto di Ratzinger al pontificato, era arrivato subito un altro rifiuto dal suo successore: quello dell'appartamento pontificio. «Non vado lì per motivi psichiatrici. Ho la necessità di vivere tra la gente», rispose qualche mese dopo ad una bambina che gli aveva chiesto la motivazione di quella scelta.  Ne è seguito più di un decennio di incredibile abbandono che a maggio scorso ha costretto Leon...

Habermas, alla ricerca di un fondamento per l'etica pubblica

Il filosofo tedesco morto a 96 anni rifiutava la metafisica ma presupponeva almeno la natura umana quale argine all'anarchia. L'assist di Ratzinger su quel "bisogno" inevaso che la democrazia non può soddisfare Stefano Fontana nella "Nuova Bussola" -16 marzo 2026 Sabato scorso 14 marzo è morto a Stamberg, in Baviera, il filosofo Jürgen Habermas. Aveva 96 anni. Tutte le agenzie lo ricordano come il più grande filosofo contemporaneo della Germania e come l'erede della Scuola di Francoforte. La prima valutazione è forse eccessiva, perché si riferisce prevalentemente alla sua presenza nel dibattito delle idee – continua e massiccia – più che alla qualità teoretica del suo pensiero. La seconda è forse diventata ormai uno schema fisso che non rende piena ragione ad un impegno filosofico e sociologico di così lunga e articolata durata. Habermas era in effetti diventato un "monumento" e come tale sembra che oggi venga ricordato. Egli fu un illuminista ...

Regina della Pace

Nello spettacolo contemplato da Mosè sul Sinai, cioè il roveto che arde senza consumarsi, la Tradizione ha visto il segno di Maria Santissima e in particolare della sua verginità: dunque una prefigurazione della maternità divina. La rivelazione del nome di Dio. Luisella Scrosati nella "Nuova Bussola" -15 marzo 2026 Proseguiamo con l'indagine che riguarda i tipi mariani nell'Antico Testamento, ossia le figure anticipatrici della Santissima Vergine. Abbiamo dedicato delle catechesi all'Arca dell'Alleanza (vedi qui e qui) come prefigurazione di Maria Santissima e quindi all'arricchimento che questo tipo mariano porta alla mariologia, in quanto dischiude degli aspetti insospettabili del ruolo di Maria nella storia della salvezza. Oggi vediamo un altro riferimento dell'AT; rimaniamo nel libro dell'Esodo, in particolare al capitolo 3. Qui Mosè vede uno spettacolo: un roveto che arde, ma non si consuma. Attratto in qualche modo da questo evento singolare,...

Il roveto incmbusto

Il roveto incombusto Luisella Scrosati nella "Nuova Bussola" – 15 marzo 2026 Nello spettacolo contemplato da Mosè sul Sinai, cioè il roveto che arde senza consumarsi, la Tradizione ha visto il segno di Maria Santissima e in particolare della sua verginità: dunque una prefigurazione della maternità divina. La rivelazione del nome di Dio. Proseguiamo con l'indagine che riguarda i tipi mariani nell'Antico Testamento, ossia le figure anticipatrici della Santissima Vergine. Abbiamo dedicato delle catechesi all'Arca dell'Alleanza (vedi qui e qui) come prefigurazione di Maria Santissima e quindi all'arricchimento che questo tipo mariano porta alla mariologia, in quanto dischiude degli aspetti insospettabili del ruolo di Maria nella storia della salvezza. Oggi vediamo un altro riferimento dell'AT; rimaniamo nel libro dell'Esodo, in particolare al capitolo 3. Qui Mosè vede uno spettacolo: un roveto che arde, ma non si consuma. Attratto in qualche modo da qu...

1° IL SACRIFICIO DIVINO (Don Enrico Finotti, La Sacra Liturgia, ed. Cantagalli, 2025, pp. 105-159)

  Introduzione   Il Sacrificio cruento, che il nostro Signore Gesù Cristo compì una volta per sempre ( semel ) sulla croce, operando la Redenzione del genere umano decaduto per il peccato, si perpetua in modo incruento e sacramentale sui nostri altari, sicché «ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del Signore, si compie l'opera della nostra redenzione» [1] .   Il Concilio Vaticano II esordisce la trattazione del mistero eucaristico con queste mirabili parole:   « Il nostro Salvatore nell'ultima cena, nella notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, "nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricol...