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venerdì 12 marzo 2010

Sacerdozio e celibato

Vivere il proprio sacerdozio ministeriale nella totale adesione a Cristo e alla Chiesa
L’orizzonte dell’appartenenza ontologica a Dio costituisce la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche i nostri giorni, il valore del sacro celibato

“Il tema dell’identità sacerdotale (“Fedeltà di Cristo, Fedeltà del Sacerdote”), oggetto della vostra prima giornata di studio è determinante per l’esercizio del sacerdozio ministeriale nel presente e nel futuro. In un’epoca come la nostra, così “policentrica” ed incline a sfumare ogni tipo

giovedì 11 marzo 2010

Confessionale

Dal rapporto personale ed intimo con Cristo il Curato d’Ars apparve ai suoi contemporanei un segno così evidente della presenza di Dio, da spingere l’io di tanti penitenti ad accostarsi al suo confessionale

“San Giovanni Maria Vianney ha esercitato in modo eroico e fecondo il ministero della Riconciliazione. Come ho affermato nella Lettera di indizione:”Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli (il Curato d’Ars), metteva in bocca a Cristo: “Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli,

Governare

Governare non è semplicemente un fare, ma soprattutto pensare e pregare

“San Bonaventura, come Ministro Generale dei Francescani, prese una linea di governo nella quale era ben chiaro che il nuovo Ordine non poteva, come comunità, vivere alla stessa “altezza escatologica” di san Francesco, nel quale egli vede anticipato il mondo futuro, ma – guidato, allo stesso tempo, da sano realismo e dal coraggio spirituale – doveva avvicinarsi il più possibile alla realizzazione massima del Sermone della montagna, che per san Francesco fu la regola, pur tenendo conto dei limiti dell’uomo, segnato dal peccato originale.

mercoledì 10 marzo 2010

Opere di Cristo

Le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono
“San Bonaventura, tra i vari meriti, ha avuto quello di interpretare autenticamente e fedelmente la figura di san Francesco d’Assisi, da lui venerato e studiato con grande amore. In particolar modo, ai tempi di san Bonaventura una corrente di Frati minori, detti “spirituali”, sosteneva che con san Francesco era stata inaugurata una fase totalmente nuova della storia, sarebbe apparso il “Vangelo eterno”, del quale parla l’Apocalisse, che sostituiva il Nuovo Testamento.
Questo gruppo affermava che la Chiesa aveva ormai esaurito il proprio ruolo storico, e al suo posto subentrava una comunità carismatica di uomini liberi guidati interiormente dallo Spirito,

sabato 6 marzo 2010

Volontariato

La carità che incontra il prossimo direttamente sarà sempre necessaria, anche nella società più giusta

“Il volontariato di Protezione civile è divenuto un fenomeno nazionale…I termini ‘protezione’ e ‘civile’ rappresentano delle coordinate ed esprimono in maniera profonda la vostra missione, direi la vostra ‘vocazione’ (che rimanda al Trascendente): proteggere le persone e la loro dignità – beni centrali della società civile – nei casi tragici di calamità e di emergenza che minacciano la vita e la sicurezza di famiglie o di intere comunità.

lunedì 1 marzo 2010

I dieci comandamenti

Le “Dieci Parole” o Dieci  comandamenti sono un “grande codice etico” per tutta l’umanità

“Il Decalogo – le “Dieci Parole” o Dieci Comandamenti (Ex 20,1-17; Dt 5,1 – 21) – che proviene dalla Torah di Mosé, costituisce la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del Popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità. Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene e sul male, sul vero e sul falso, sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona. umana. Gesù stesso lo ha ripetuto più volte, sottolineando che è necessario un impegno operoso sulla via dei Comandamenti: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti” (Mt 19,17). In questa prospettiva, sono vari i campi di collaborazione e di testimonianza. Vorrei ricordarne tre particolarmente importanti per il nostro tempo.
-         Le “Dieci Parole” chiedono di riconoscere l’unico Signore, contro la tentazione di costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d’oro. Nel nostro mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo, senza rilevanza per la vita; sono stati fabbricati così altri e nuovi dei a cui l’uomo si inchina. Risvegliare nella nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l’unico Dio è un servizio prezioso che Ebrei e Cristiani  possono e devono offrire insieme.
-          Le “Dieci Parole” chiedono il rispetto, la protezione della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Quante volte in ogni parte della terra, vicina e lontana, vengono ancora calpestati la dignità la libertà, i diritti dell’essere umano! Testimoniare insieme il valore supremo della vita contro ogni egoismo, è offrire un importante apporto per un mondo in cui regni la giustizia e la pace, lo “shalom” auspicato dai legislatori, dai profeti e dai sapienti di Israele.
-         Le “Dieci Parole” chiedono di conservare e promuovere la santità della famiglia, in cui il “sì” personale e reciproco, fedele e definitivo dell’uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano.
Come insegna Mosè nello Shemà (Dt 6,5; Lv 19,34)  - e Gesù riafferma nel Vangelo (Mc 12, 19 – 31) -, tutti i comandamenti si riassumono nell’amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo. Tale Regola impegna Ebrei e Cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi. Nella tradizione ebraica c’è un mirabile detto dei Padri d’Israele: “Simone il Giusto era solito dire: il mondo si fonda su tre cose: la Torah, il culto e gli atti di misericordia “(Aboth 1,2). Con l’esercizio della giustizia e della misericordia, Ebrei e Cristiani sono chiamati ad annunciare e a dare testimonianza al Regno dell’Altisimo che viene, e per il quale preghiamo e operiamo ogni giorno nella speranza” (Benedetto XVI, Visita alla Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010).

Di fronte all’attuale e globale questione antropologica per la riduzione della ragione all’immanente per cui ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale, Cristiani e Ebrei hanno un grande patrimonio spirituale in comune da offrire, hanno le stesse radici per impedire che l’etica venga ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma anche con le radici ebraiche e più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare, come la globalizzazione richiede, un vero dialogo con le altre cultura, nelle quali la dimensione religiosa, come per Ebrei e Cristiani, è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita. Perciò questa cultura, che rischia di divenire egemone a livello mondiale, è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bingono di speranza. Cristiani ed Ebrei, uniti da una grande parte di patrimonio spirituale in comune, possono offrire un grande contributo vincendo il rimaner sconosciuti gli uni e gli altri. Dio oggi li chiama, con la loro identità, a mantenere aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza alle sfide del nostro tempo che invitano a collaborare per il bene dell’umanità in questo mondo creato da Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso.

martedì 23 febbraio 2010

La tenda di Dio

La vera Gerusalemme, il Salem, la Tenda di Dio è il sacrificio del Corpo Eucaristico quando accade il Corpo Mistico, la Chiesa cioè la Pace di Dio con l’uomo

“Nel canone romano dopo la Consacrazione, abbiamo la preghiera supra quae, che menziona alcune prefigurazioni di Cristo, del suo sacerdozio e del suo sacrificio: Abele, il primo martire, con il suo agnello; Abramo, che sacrifica nell’intenzione il figlio Isacco, sostituito dall’agnello dato da Dio; e Melchisedech, Sommo Sacerdote del Dio Altissimo, che porta pane e vino. Questo vuol dire che Cristo è la novità assoluta di Dio e, nello stesso tempo, è presente in tutta la storia, attraverso la storia, e la storia va incontro a Cristo. E non solo la storia del popolo eletto, che è la vera preparazione voluta da Dio, nella quale si rivela il mistero di Cristo, vi sono vie verso Cristo, il quale porta tutto in sé.
Questo mi sembra importante nella celebrazione