domenica 24 marzo 2019

IV Domenica di Quaresima

 Il Vangelo, in Luca,  del padre e dei due figli, più noto come parabola del "figlio prodigo" (Lc 15,11-32) costituisce il vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi.

Questa pagina di san Luca, con cui ci giunge il Dio di Gesù Cristo che ci parla anche oggi, costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi. Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà, il nostro vissuto personale e sociale senza la rivelazione di Un Dio Padre di misericordia così appassionato di ogni essere umano, con un amore sempre più grande di ogni peccato? Essa non smette mai di commuoverci, e ogni volta che l'ascoltiamo o, soprattutto nel cammino quaresimale, la leggiamo è in grado di suggerirsi sempre nuovi significati e spinte alla conversione.

Soprattutto, questo testo evangelico ha il potere di parlarci del Dio di Gesù Cristo, di farci conoscere il volto del Dio vivente, meglio ancora il suo cuore. Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio, il Donatore del nostro e altrui essere dono come di tutto il mondo che ci circonda, adesso il Dio vivente lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, con la possibilità di amare e con il rischio della ribellione come creature, che soffre se ci perdiamo e fa festa se ritorniamo a Lui. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da papà e mamma; poi rivendica la propria autonomia; e infine – se vi è uno sviluppo positivo anche dopo esperienze prodighe, arriva a un rapporto maturo basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico nell'esperienza del perdono. Nessuna caduta, nessun male ci definisce e fino al momento terminale di questa vita c'è sempre la possibilità del perdono.

In queste tappe possiamo leggere anche momenti negativi di ogni essere umano nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: un senso religioso mosso dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio, dei suoi Comandamenti di amore, della sua Alleanza cioè della sua storia di amore. Questa fase, soprattutto oggi in una egemonia culturale di secolarizzazione, è delicata, può portare all'ateismo, al nichilismo, alla relativizzazione morale, all'individualismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio Padre che attende il momento prodigo della vita. Per un dono meraviglioso nessun male ci definisce, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà misericordiosa e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci appassionatamente con il suo amore, sempre disponibile a perdonare  i nostri errori, i nostri peccati e a parlare alla nostra coscienza personale per richiamarci a sé. Nella parabola, i due figli si comportano in maniera opposto: il minore se ne va e cade sempre più in basso, mentre il maggiore rimane a casa, ma anch'egli ha una relazione immatura con il Padre; infatti, quando il fratello ritorna, il maggiore non è felice come lo è, invece, il Padre, anzi, si arrabbia e non vuole rientrare in casa senza fare l'esperienza meravigliosa del perdono. I due figli rappresentano due modi immaturi di rapportarsi con Dio: la ribellione e una obbedienza infantile di pretesa. Entrambe queste forme che possono accadere in noi si superano attraverso l'esperienza della conversione, della misericordia. Solo esperimentando il perdono, riconoscendosi amati da un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia che si vanta, esclude, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale, fraterno e libero con Dio, quindi di amore.

Soprattutto nel cammino quaresimale in preparazione della confessione pasquale, meditiamo questa parabola. Rispecchiamoci nei due figli, verifichiamo i possibili due momenti anche nella nostra vita, e soprattutto contempliamo il cuore del Padre di tutti. Gettiamoci tra le sue braccia e lasciamoci rigenerare dal suo amore misericordioso. Ci aiuti in questo la Vergine Maria, la Madre della Misericordia per tutti e sempre.

sabato 23 marzo 2019

Santa Sede l'ideologia gender, passso indietro per l'umanità

Mons. Auza, rappresentante vaticano all'Onu sull'ideologia gender ricordando le parole del Papa: nessuna discriminazione, ma è un pericolo per l'umanità. Sostituire questa identità di genere al sesso biologico – ha affermato – ha forti ricadute "non solo in termini di diritto, educazione, economia, salute, sicurezza, sport, lingua e cultura, ma anche in termini di antropologia, dignità umana, diritti umani, matrimonio e famiglia, maternità e paternità" nonché sulle sorti stesse delle donne, degli uomini "e soprattutto dei bambini" 

Nessuna discriminazione ma chiarezza sui pericoli
Sostituire questa identità di genere al sesso biologico - ha affermato - ha forti ricadute "non solo in termini di diritto, educazione, economia, salute, sicurezza, sport, lingua e cultura", ma anche in termini di antropologia, dignità umana, diritti umani, matrimonio e famiglia, maternità e paternità" nonché sulle sorti stesse delle donne, degli uomini "e soprattutto dei bambini". Papa Francesco - ha ricordato mons. Auza – afferma con forza la dignità e il diritto a non essere discriminati di quanti non si sentono rappresentati dal loro sesso biologico, ma nello stesso tempo è molto chiaro sui pericoli per gli individui e la società derivanti dall'ideologia gender (Colloquio con i giornalisti al rientro dall'Azerbaigian, 2 ottobre 2016).
Dati oggettivi, non scelte soggettive
Il presule cita il paragrafo 56 dell'Esortazione apostolica Amoris laetitia, in cui il Papa sottolinea che l'ideologia gender, negando "la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna", prospetta "una società senza differenze di sesso e svuota la base antropologica della famiglia". Il testo papale continua: "Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un'identità personale e un'intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L'identità umana viene consegnata ad un'opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. E' inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l'educazione dei bambini. Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. D'altra parte, la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l'atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà". Il paragrafo conclude: "Siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata". Il nostro sesso, così come i nostri geni e altre caratteristiche naturali - ha osservato mons. Auza – "sono dati oggettivi, non scelte soggettive".
Accettare il proprio corpo
Il rappresentante vaticano ha poi citato il paragrafo 155 dell'Enciclica Laudato sì', dove il Papa afferma che l'accettazione del proprio corpo "è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono", mentre "una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell'incontro con l'altro diverso da sé". Il testo continua: "Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa".
Ideologia gender non rende più giusta la società
Nel discorso ai vescovi di Porto Rico, l'8 giugno 2015, il Papa aveva sottolineato che la complementarietà dell'uomo e della donna "è messa in discussione dalla cosiddetta ideologia di genere in nome di una società più libera e giusta. Le differenze tra uomo e donna non sono per l'opposizione o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione". Invece è un "passo indietro" - aveva detto il Papa nell'udienza generale del 15 aprile 2015 - perché "la rimozione della differenza [sessuale] crea di fatto un problema, non una soluzione".
Colonizzazioni ideologiche dei Paesi ricchi

Quando si mette in discussione la dualità naturale e complementare dell'uomo e della donna - ha osservato mons. Auza - la nozione stessa di essere umano viene minata. Il corpo non è più un elemento caratterizzante dell'umanità. La persona è ridotta a spirito e volontà e l'essere umano diventa quasi un'astrazione. Papa Francesco - ha ricordato ancora il presule - è particolarmente preoccupato per l'insegnamento dell'ideologia gender ai bambini, in modo che i ragazzi e le ragazze siano incoraggiati a mettere in discussione, fin dalla più tenera età della loro esistenza, se sono maschi o femmine suggerendo che "il sesso ognuno lo può scegliere". Sono le parole rivolte dal Papa a Cracovia ai vescovi polacchi il 27 luglio 2016, citate dal presule a conclusione del suo intervento: "E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti", anche in quei paesi e in quelle culture che si oppongono a questa nuova e radicale antropologia.


Vatican News, 23 marzo 2019

giovedì 21 marzo 2019

Ma voi chi dite che io sia

Clicca per info
La storia di Gesù riscritta da un grande storico. Non contro ma "accanto" al Gesù della fede
Ci sono dei libri che fanno storia, ossia segnano una svolta sostanziale nel rispettivo campo di studi. L'ultimo saggio di Giorgio Jossa, docente di storia della Chiesa antica all'Università Federico II di Napoli e studioso di prima grandezza della figura di Gesù, è uno di questi libri:
In questo suo saggio, Jossa cerca di dare una risposta storicamente fondata alla domanda che Giovanni il Battista rivolse a Gesù: "Sei tu colui che viene o dobbiamo

martedì 19 marzo 2019

Nel matrimonio l'uomo e la donna danno inizio alla famiglia

Mediante la comunione di persone, che si attua nel matrimonio per la fecondità, l'uomo e la donna danno inizio alla famiglia
La ragione d'essere della famiglia si mostra in piena luce "al principio", dentro la storia della famiglia umana: la storia della condizione umana narrata dalla Divina Rivelazione nella continuità della Tradizione della Chiesa è riscontrata dentro le fondamentali esperienze umane che le scienze approfondiscono sempre più.
Siamo subito condotti all'"inizio, all'origine, al  principio" della famiglia: esso è posto nella comunione delle persone

lunedì 18 marzo 2019

III Domenica di Quaresima

La necessità continua della conversione, ravvivata nel cammino quaresimale, vince il male nella sua radice che è il peccato, anche se non sempre può evitarne le conseguenze in chi non ha peccato perché non si è individui nella solitudine ma persone cioè soggetti in relazione reciproca ad immagine del Dio vivente
Il Vangelo di questa domenica è  preparato dalla prima lettura che ci rivela cosa significa il Dio vivente, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di relazioni personali, un Dio pieno di bontà, un Dio salvatore, liberatore e non un Dio di

lunedì 11 marzo 2019

II Domenica di Quaresima

L'episodio della trasfigurazione prepara gli apostoli a superare lo scandalo della croce e a capire la gloria della risurrezione
In questa seconda domenica del cammino quaresimale con Gesù la liturgia ci propone il racconto della storia di amore, dell'Alleanza di Dio con Abramo; la seconda lettura parla

martedì 5 marzo 2019

Cinque anni di generosità. Non molliamo!

Sosteniamo la famiglia di Mario Palmaro
Dona anche tu il tuo contributo
in memoria di un eroe
della Fede e della difesa della Vita!

L’Associazione Caritativa San Giuseppe
versa da 5 anni un mensile per far crescere e studiare
i 4 figli di Mario Palmaro.
Un dovere di carità e di gratitudine.

Fai bonifico continuativo sul conto corrente
bancario della BCC Valpolicella Benaco
IBAN IT33V0831511701000010010691 intestato a Associazione  Caritativa San Giuseppe
con causale “Per famiglia Palmaro”

lunedì 4 marzo 2019

I Domenica di Quaresima

Mercoledì scorso, con il rito penitenziale delle Ceneri, abbiamo iniziato la Quaresima, tempo di rinnovamento spirituale che prepara alla celebrazione annuale della Pasqua: confessati il Venerdì Santo, comunicati rivivendo Battesimo e Cresima nella notte della Veglia e gesti di fraternità e carità nella Domenica di Pasqua
Ma che cosa significa entrare nel cammino quaresimale? Ce lo illustra il Vangelo cioè l'attualizzazione in questa prima domenica, con il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto, del Dio che ha assunto un volto, un cammino umano

venerdì 1 marzo 2019

Mercoledì delle Ceneri

Nel Vangelo del primo giorno di Quaresima ci viene indicato come ravvivare, nel cammino verso il Triduo Pasquale, la rettitudine interiore e la purezza di intenzioni: l'intimità del Signore con il Padre suo e fin dal Battesimo Padre nostro nella fraternità ecclesiale
Nei quaranta giorni di Quaresima siamo chiamati a convertirci all'orientamento stesso del Signore Gesù, che non faceva niente per essere ammirato dagli uomini, ma viveva davanti al Padre ponendo a fondamento la sua onnipotenza