mercoledì 29 agosto 2012

La falsità, il marchio del diavolo


La falsità, il marchio del diavolo

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“Nelle scorse domeniche abbiamo meditato il discorso sul “pane della vita”, che Gesù pronunciò nella sinagoga di Cafarnao dopo aver sfamato migliaia di persone con cinque pani e due pesci. Oggi il Vangelo presenta la reazione dei discepoli a quel discorso, una reazione che fu Cristo stesso, consapevolmente, a provocare. Anzitutto, l’evangelista Giovanni – che era presente insieme agli altri Apostoli – riferisce che “da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui” (Gv 6,66). Perché? Perché non cedettero alle parole di Gesù che diceva: Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà in eterno (Gv6,51.54); veramente parole in questo momento difficilmente accettabili, comprensibili. Questa rivelazione – come ho detto – rimaneva per loro incomprensibile, perché la intendevano in senso materiale, mentre in quelle parole era preannunciato il mistero pasquale di Gesù, in cui Egli avrebbe donato se stesso(sacrificio) per la salvezza del mondo:la nuova presenza nella Sacra Eucaristia.
Vedendo che molti dei suoi discepoli se ne andavano, Gesù si rivolse agli

martedì 28 agosto 2012

La croce all'interno della fede‏


“Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto”: Quale posto ha propriamente la croce all’interno della fede in Gesù in quanto il Cristo, il Messia?

“La coscienza cristiana è in genere ancora largamente condizionata da una grossolana concezione propria della teologia dell’espiazione di Anselmo di Canterbury…Per molti cristiani, specialmente per quelli che conoscono la fede  solo piuttosto da lontano, sembra che la croce debba essere compresa all’interno di un meccanismo di diritto offeso e riparato. Sarebbe la forma in cui la giustizia di Dio, infinitamente lesa, verrebbe nuovamente placata da una espiazione infinita. In tal modo la croce appare agli uomini come espressione di un atteggiamento che cerca un esatto conguaglio tra dare e

Individuo e persona


Il cristiano vede in ogni essere umano non un individuo, bensì una persona, sempre fine e mai riduttivamente mezzo per altri o per altro

“Se la fede cristiana in Dio è in primo luogo opzione per il primato del logos, fede nella realtà del senso creativo, che precede e sostiene il mondo, in quanto fede nell’essere persona di tale senso è allo stesso tempo un credere che il pensiero originario, di cui il mondo rappresenta il pensato, non sia una coscienza anonima e neutrale, ma sia libertà, amore creativo, Persona. Conseguentemente, se la decisione cristiana in favore del logos costituisce un’opzione per un  Senso creativo, realtà personale, rappresenta al contempo una opzione per il primato del particolare sull’universale. Il valore supremo

sabato 18 agosto 2012

Il Logos dell'universo è Amore‏


Nell’incontro con la Persona di Gesù Cristo, si fa l’esperienza che il Dio dei filosofi è totalmente altro da come i filosofi l’hanno pensato, senza peraltro cessare di essere ciò che essi hanno trovato

“La fede cristiana, optando decisamente solo per il Dio dei filosofi e dichiarandolo di conseguenza come il Dio che è possibile pregare e che parla all’uomo, ha attribuito a questo Dio dei filosofi un significato del tutto nuovo, lo ha sottratto alla sfera puramente accademica e lo ha profondamente trasformato. Questo Dio, che prima si presenta come un essere neutro, come il concetto supremo e ultimo, questo Dio inteso come ‘puro essere’ o ‘puro pensare’, cherimane eternamente chiuso in se

giovedì 16 agosto 2012

Il Dio di Gesù Cristo


Nell’Anno della fede occorre sviluppare l’orientamento di fondo ponendo al centro la questione di Dio e la questione di Cristo

“In tutto il divenire e il passare, egli “è”. Questo “è” di Dio, che rimane come colui che è stabile al disopra di ogni  inconsistenza del divenire, ovviamente pronunciato senza alcuna correlazione. Egli, piuttosto, è al contempo colui che si fa garante; egli c’è per noi, e a partire dal suo stare saldo dà stabilità a noi nella nostra instabilità. Il Dio che c’’è’, è al contempo colui che è con noi, non è solo Dio in sé, ma è il nostro Dio, il Dio dei padri…
La formula che in ebraico sembra dire misteriosamente solo “io-lui”, è stata tradotta in greco, in maniera certo oggettivamente esatta, con “Io sono” (egò eimi). Con questo semplice “Io sono” il Dio

martedì 14 agosto 2012

Dialogo di Dio e dialogo degli uomini tra loro‏


Il dialogo di Dio con l’uomo si svolge unicamente tramite il dialogo degli uomini tra loro

“Il Credo è una formula rimastaci dall’originario dialogo “Credi tu? – Io credo”. Questo dialogo richiama a sua volta, il “noi crediamo”, in cui l’’io’ dell’affermazione “Io credo” non viene assorbito, ma trova il suo posto. Nella preistoria di questa professione di fede e nella sua forma originaria è quindi presente l’intera forma antropologica della fede. Appare evidente come le fede non sia il risultato di una elucubrazione solitaria, in cui l’’io’ escogita per sé qualcosa, pensando la verità da solo, libero e sciolto da qualsiasi vincolo; essa è invece la risultante di un dialogo, l’espressione di un ascoltare, di un accogliere e di un risponde, che mediante la reciprocità di ‘io’ e ‘tu’ inserisce l’uomo nel ‘noi’ della comunità dei credenti.
“La fede nasce dall’ascolto”, dice Paolo (Rm 10,17). Ciò potrebbe apparire come una

Fede e Tradizione


“Credere” in un tempo nel quale al posto del pensiero della ‘tradizione’ o continuità ecclesiale come veicolo della verità di fede che è il sacramento della persona viva di Gesù Cristo, è subentrata l’idea del ‘progresso’ o discontinuità del cominciare tutto di nuovo

“Al profondo fossato esistente fra ‘visibile’ e ‘invisibile’ viene ad aggiungersi per noi, come aggravante, quello esistente fra ‘ieri’ e ‘oggi’. Il paradosso di fondo, già insito sostanzialmente nella fede, viene ulteriormente acuito dal fatto che la fede ci si presenta nelle vesti di un tempo, anzi sembra addirittura incarnare il passato, la forma di vita e di esistenza tipica di un’età remota. Tutti gli ammodernamenti, si chiamino ‘demitizzazioni’ accademico – intellettuali o ‘aggiornamenti’ pragmatico – ecclesiali, non cambiano affatto questo stato di cose; viceversa, fatti in tal senso accrescono il sospetto

lunedì 13 agosto 2012

Il cristianesimo moderno ha ristretto l’orizzonte della sua speranza


Il cristianesimo moderno ha ristretto l’orizzonte della sua speranza

“Francesco Bacone e gli aderenti alla corrente di pensiero dell’età moderna a lui ispirata, nel ritenere che l’uomo sarebbe redento mediante la scienza, sbagliavano. Con una tale attesa si chiede troppo alla scienza; questa specie di speranza è fallace. La scienza può contribuire molto all’umanizzazione del mondo e dell’umanità. Essa può anche distruggere l’uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. D’altra parte, dobbiamo anche constatare che il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito – anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell’uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti” (Benedetto XVI, Spe salvi, n. 25).
“Vorrei ricordare ciò che dice la Costituzione pastorale Gaudium et Spes per illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e comportamento, tra Vangelo e culturaIl Concilio esorta i fedeli a “compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare

mercoledì 8 agosto 2012

Fondamento etico delle scelte politiche


La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire anche nella politica sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione pur in dialogo tra fede e ragione

“La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero essere conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sulla applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. Questo ruolo “correttivo” della religione nei confronti della ragione, tuttavia, non è sempre bene

lunedì 6 agosto 2012

Guardare alla presenza dii Cristo nell'anno della fede‏


Guardare alla presenza di Cristo nell’anno della fede
4. La fede “soprannaturale” e le sue ragioni

Preparata dalla fede naturale come accade la fede soprannaturale?
La Parola di Dio arriva a noi mediante uomini che l’hanno udita e attinta non come parola di uomini ma Dio che oltre parlarci con la creazione ci fa giungere storicamente la sua parola; e questo mediante uomini per i quali Dio è diventato un’esperienza concreta e che, per così dire, lo conoscono di prima mano. Per comprendere questo dobbiamo riflettere sulla struttura del conoscere e del credere colta nella fede naturale. Di ogni fede fa parte da un lato l’aspetto del sapere non autosufficiente, ma dall’altro anche l’elemento della fiducia reciproca, mediante cui il sapere dell’altro diventa mio sapere. L’elemento della fiducia comporta dunque in sé il fattore della partecipazione: con la mia fiducia io

domenica 5 agosto 2012

Guardare a Cristo nell'anno della fede 3‏


Guardare a Cristo nell’anno della fede
3. Sapere naturale a riguardo di Dio

E’ possibile, c’è un “sapere” naturale riguardo a Dio? Se sì, quale “genere di certezza possiamo aspettarci”?
 L’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani si confrontò esattamente con questa problematica. Egli vi risponde con una riflessione filosofica, che si appoggia sulle vicende della storia delle religioni. Nella megalopoli di Roma, la Babilonia di quell’epoca, egli si incontra con quel tipo di decadenza morale che si fonda sulla totale perdita della tradizione, sulla recezione di quell’intima evidenza che una volta giungeva all’uomo dalle usanze e dai costumi. Non si capisce più niente da sé, cinicamente tutto è possibile, ammesso, niente è impossibile. Nessun valore resiste più, nessuna norma  è valida e

sabato 4 agosto 2012

Guardare a Cristo nell'anno della fede


Guardare a Cristo nell’anno della fede
2. L’agnosticismo è una via d’uscita?

La struttura “assiologica” della fede naturale apre verso la fede religiosa. Immediatamente c’è unaobiezione grave e importante. Può essere vero che nella vita sociale dell’uomo sia impossibile che ognuno possa “sapere” tutto l’utile e necessario alla vita e che il nostro agire si fondi quindi sulla “fede” nel “sapere” di altri. Ma con questo noi rimaniamo nel campo del sapere umano che in linea di principio tutti possono acquisire. Invece, con la fede nella Rivelazione, noi superiamo i confini del sapere propriamente umano. Anche se l’apertura originaria al Donatore divino di ogni essere dono che viene all’esistenza cioè l’esistenza dell’Essere tutto in atto fondamento di tutto ciò che viene all’esistenza,

Guardare a Cristo


Guardare a Cristo

Quando il Segretario di Stato, card. Bertone, ha annunciato che il Santo Padre sta per offrire un’Enciclica sulla fede, sono subito riandato ai miei appunti, agli Esercizi spirituali predicati dar card. Ratzinger e pubblicati due anni dopo da Jaca Book con il titolo Guardare a Cristo Esercizi di Fede, Speranza, Carità.
“Quando nell’estate del 1986 Monsignor Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, mi invitò a tenere gli esercizi per i sacerdoti del suo movimento a Collevalenza, era appena giunto sul mio tavolo il volume con cui Josef Pieper aveva raccolto e nuovamente pubblicato i suoi trattati su “Amare, sperare, credere”, originariamente pubblicati nel 1935, 1962 e 1971. Questa circostanza mi indusse ad affrontare nei giorni degli esercizi spirituali le tre “virtù

venerdì 3 agosto 2012

Benedetto XVI e il Concilio Vaticano II‏


Benedetto XVI e il Concilio Vaticano II
(Presentazione di Lucio Cocco a Pensieri sul Concilio Vaticano II di Benedetto XVI, LEV 2012)

“Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori e in fedele continuità con la bi millenaria tradizione della Chiesa”, sono queste le prime parole di papa Benedetto XVI all’indomani della sua elezione a Pontefice, pronunciate al termine della concelebrazione eucaristica con i cardinali elettori (Primo messaggio, 20.IV.05). E in quella circostanza, aggiungeva: “Ricorrerà proprio quest’anno il 40°

Paolo VI e Benedetto XVI e il valore del Vaticano II


I papi Paolo VI e Benedetto XVI concordano nel proclamare davanti alla Chiesa il valore ela grazia del Concilio Vaticano II in un periodo nel quale tale evento viene oscurato da giudizi errati, da interpretazioni fuorvianti e anche dal rifiuto stesso della sua recezione.
Paolo VI l’ho ha fatto con il Credo del popolo di Dio, Benedetto XVI lo fa recepire con il Catechismo della Chiesa Cattolica in relazione con l’atto di fede personale e comunitariocelebrato, vissuto, pregato

“Per alcuni aspetti, il mio venerato Predecessore vide questo Anno (della fede) come una “conseguenza ed esigenza post conciliare” ben cosciente delle difficoltà del tempo, soprattutto riguardo alla professione della vera fede e alla sua retta interpretazioneHo ritenuto che far iniziare l’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri

mercoledì 1 agosto 2012

Il magistero ordinario e universale è infallibile‏


Il magistero ordinario e universale è infallibile: papa e vescovi sono quindi infallibili in ciò che essi insieme e unanimemente annunciano quale dottrina di fede

Quelle verità supreme, che il cristianesimo vive e comunica, sono nell’ontologia sacramentale della Chiesa, dove continua il mistero dell’Incarnazione: “come la natura assunta – LG 8,1 – serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a Lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del Corpo”. La Chiesa non deve essere né identificata né separata  dal Signore risorto, ma unita a Lui che, in essa è