sabato 30 novembre 2013

Sacerdozio cattolico, Concilio di Trento e Vaticano II

L’immagine del sacerdozio cattolico definita dal Concilio di Trento e poi rinnovata e approfondita in senso biblico dal Vaticano II, dopo il Concilio è caduta in una profonda crisi.

Sul Volume VII dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger dal titolo significativo di Annunciatori della Parola e Servitori della vostra gioia. Teologia e spiritualità del Sacramento dell’Ordine ho trovato nel primo tema Sulla Natura del Sacerdozio (pp.19 – 38) momenti particolari in cui mi sono trovato. Un Vescovo di Verona aveva incontrato un sacerdote che aveva chiesto la laicizzazione motivandone la liceità come frutto di insegnamento nello Studio Teologico San Zeno. Superamento delle vecchie idee di culto e sacerdozio

lunedì 25 novembre 2013

Un vero e proprio scritto apolegetico

Benedetto XVI ha letto il libro del matematico  Piergiorgio Odifreddi, una lettera con cui l’ateo militante  contrappone la visionelogico – scientifica a quella metafisico – teologica della religione, e gli risponde con una lettera di undici pagine, pubblicata in italiano dal sito Raffaella il 23 novembre 2013, che può essere considerata un vero e proprio scritto apologetico

Il mio giudizio circa il Suo libro (in rapporto al mio Introduzione al Cristianesimo) nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell’avventatezza dell’argomentazione.

1.
Mi meraviglio anzitutto che Lei nelle pagine 25s interpreti la mia scelta di andare oltre la percezione dei sensi per scorgere la realtà nella sua grandezza come “un’esplicita negazione del principio di realtà” o come “psicosi mistica”, mentre io intendevo proprio ciò che Lei poi, a pagine 29s

Regalità di Gesù

L’anno della fede, voluto da Benedetto XVI, per riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore: un tutt’uno con Cristo, centro della storia e re dell’universo

“…Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di CristoCristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia.
1. L’Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create  tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le

mercoledì 20 novembre 2013

Non si può negoziare ciò che è essenziale al proprio essere

Il “progressismo che poi si rivela adolescenziale  partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri valori dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica

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C’è un’insidia che percorre il mondo. E’ quella della “globalizzazione dell’uniformità egemonica” caratterizzata dal “pensiero unico”, attraverso il quale, in nome di un progressismo che poi si rivela adolescenziale, non si esita a rinnegare le proprie tradizioni e la propria identità. Quello che ci deve consolare è che però davanti a noi c’è sempre il Signore fedele alla sua promessa, che ci aspetta anche infedeli, ci ama, ci perdona, ci protegge. Nelle sue mani andremo sicuri su ogni cammino. E’ questa la riflessione proposta da Papa Francesco lunedì mattina, 18 novembre 2013, durante la Santa Messa a Santa Marte e riportata dall’Osservatore Romano del 19 novembre. Il pontefice ha avviato la sua riflessione commentando la lettura tratta dal primo libro dei Maccabei (1,10-15; 41-43; 54-57; 62-64) “una delle pagine più tristi della Bibbia” ha commentato, dove si parla di “una buona parte del popolo di Dio che preferisce allontanarsi dal Signore davanti a una proposta di mondanità”.Si tratta, ho notato il Papa, di un tipico atteggiamento di quella “mondanità spirituale che Gesù non voleva per noi. Tanto che aveva pregato il Padre affinché ci salvasse dallo spirito del mondo”.
Questa mondanità nasce da una radice perversa, “da uomini scellerati capaci di persuasione ‘Andiamo e facciamo alleanza con i popoli che ci stanno intorno. Non possiamo essere isolati’ né fermi alle vecchie nostretradizioni. ‘Facciamo alleanze perché da quando ci siamo allontanati da loro ci sono capitati molti mali”.Questo modo di ragionare, ha ricordato il Papa, fu considerato buono tanto che alcuni “presero l’iniziativa e andarono dal re, a trattare con il re, a negoziare”. Costoro, ha aggiunto, “erano entusiasti, credevano che con questo la nazione,il popolo d’Israele sarebbe diventato un grande popolo”. Certo, ha notato il Pontefice, non si posero il problema se fosse più o meno giusto assumere questo atteggiamento progressista , inteso come un andare avanti a ogni costo. Anzi essi dicevano: “Non ci chiudiamoSiamo progressisti”E’ un po’ come accade oggi, ha notato il vescovo di Roma, con l’affermarsi di quello che ha definito ‘lo spirito del progressismo adolescente’ secondo il quale, davanti a qualsiasi scelta, si pensa che sia giusto andare comunque avanti piuttosto che restare fedeli alle proprie tradizioni. Questa gente – ha proseguito il Papa tornando al racconto biblico – ha trattato con il re, ha negoziato. Ma non ha negoziato abitudini…ha negoziato la fedeltà a Dio sempre fedele. E questo si chiama apostasia. I profeti, in riferimento alla fedeltà, la chiamano adulterio, un popolo adultero. Gesù lo dice: ‘generazione adultera e malvagia’ che negozia una cosa essenziale al proprio essere, la fedeltà al Signore’. Forse non negoziano alcuni valori, ai quali non rinunciano; ma si tratta di valori, ha notato il Pontefice, che alla fine sono talmente svuotati di senso da restare soltanto valori nominali, non reali”.
Ma di tutto questo poi si pagano le conseguenze. Riferendosi al racconto biblico che presero “le abitudini dei pagani” e accettarono l’ordine del re che “prescrisse che nel suo regno tutti formassero un solo popolo e che ciascuno abbandonasse le proprie usanze”. E certamente non si trattava, ha detto il Papa, della “bella globalizzazione” che si esprime “nell’unità di tutte le nazioni”  che però conservano le proprie usanze. Quella di cui si parla nel racconto è invece la “globalizzazione dell’uniformità egemonica”. Il “pensiero unico frutto della mondanità”.
Dopo aver ricordato le conseguenze per quella parte di popolo d’Israele che aveva accettato questo “pensiero unico” e si era lasciato andare a gesti sacrileghi, Papa Francesco ha sottolineato che simili atteggiamenti si riscontrano ancora “perché lo spirito della mondanità anche oggi ci porta a questa voglia di essere progressisti, al pensiero unico”. Anzi come capitava allora, quando chi era trovato in possesso del libro dell’alleanza veniva condannato a morte, succede così anche oggi in diverse parti del mondo “come abbiamo letto sui giornali in questi mesi”.
Negoziare la propria fedeltà a Dio è come negoziare la propria identità. E a questo proposito il Pontefice ha ricordato il libro Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson, figlio dell’arcivescovo di Canterbury EdwardWite Benson, nel quale l’autore parla dello spirito del mondo e “quasi come fosse una profezia, immagina cosa accadrà. Quest’uomo si chiama Benson, si convertì poi al cattolicesimo e ha fatto tanto bene. Ha visto proprio quello spirito della mondanità che ci porta all’apostasia”Farà bene anche a noi, ha suggerito il Pontefice, pensare a quanto raccontato dal libro dei Maccabei, a quanto è accaduto, passo dopo passo, se ci decidiamo di seguire quel “progressismo adolescenziale” e fare quello che fanno tutti. E ci farà bene pensare a quanto è accaduto dopo, alla storia successiva alle “condanne a morte, ai sacrifici umani” che ne sono seguiti. E chiedendo “Voi pensate che oggi non si fanno sacrifici umani?”, il papa ha risposto: “Se ne fanno tanti, tantiE ci sono delle leggi che li proteggono”.
Quello che ci deve consolare, ha concluso il Pontefice, è che “davanti al cammino segnato dallo spirito del mondo, dal principe di questo mondo”, un cammino di infedeltà, “sempre rimane il Signore che non può rinnegare se stesso, il FedeleLui sempre ci aspetta; lui ci ama tanto” ed è pronto a perdonarci, anche se facciamo qualche piccolo passo su questo cammino, e a prenderci per mano così come ha fatto con il suo popolo diletto per potarlo fuori dal deserto.
Pur con una modalità diversa corrisponde al giudizio di Benedetto XVI espresso al IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona il 19 ottobre 2006: “Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà. Nella medesima linea, l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita”Come Papa Francesco anche Benedetto XVI non perde fiducia e speranza: “Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza”.

lunedì 18 novembre 2013

Il compito evangelizzatore esige molta pazienza

Il compito evangelizzatore esige molta pazienza, molta pazienza; cura il grano e non perde la pace per la presenza della zizzania. Sa presentare il messaggio cristiano in maniera serena e graduale, con il profumo del Vangelo, come faceva il Signore. Sa privilegiare, in primo luogo, l’essenziale e più necessario, cioè la bellezza dell’amore di Dio che ci parla anche oggi in Cristo morto e risorto, sacramentalmente, ecclesialmente presente per tutti e per tutto.

“Cari fratelli e sorelle,
Saluto molto cordialmente Voi che partecipate a questo pellegrinaggio – incontro, organizzato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina, sotto la protezione di Nostra Signora di Guadalupe. Oltre a trasmettervi il mio affetto, la mia vicinanza e il mio desiderio di essere con Voi, voglio condividere brevemente alcune riflessioni, come contributo a questi giorni di incontro.
Aparecida, propone di mettere la Chiesa in stato permanente di missione, di realizzare  atti di indole missionaria, ma nel contesto più ampio di una missionarietà generalizzata: che tutta l’attività abituale delle Chiese

venerdì 15 novembre 2013

Credere in Cristo morto e risorto, presente qui e ora

Giovanni Paolo II, nel 1984 nel trentennale di Comunione e Liberazione: “Proseguite con impegno su questa strada perché, anche attraverso voi, la Chiesa sia sempre più l’ambiente dell’esistenza redenta dell’uomo (…) dove ogni uomo trova la risposta alla domanda di significato per la sua vita: Cristo, centro del cosmo e della storia, (…) principio interpretativo dell’uomo e della sua storia. Affermare umilmente, ma altrettanto tenacemente, Cristo principio e motivo del vivere e dell’operare, della coscienza e dell’azione, significa aderire a Lui, per rendere presente adeguatamente la sua vittoria sul mondo. In questo sta la ricchezza della vostra partecipazione alla vita ecclesiale: (…) L’esperienza cristiana così compresa e vissuta genera una presenza che pone in ogni circostanza umana la Chiesa come luogo dove l’evento di Cristo (…) vive come orizzonte pieno di verità per l’uomo. Noi crediamo in Cristo morto e risorto, in Cristo presente qui e ora, che solo può cambiare e cambia, trasfigurandoli, l’uomo e il mondo”.

Altrettanto Papa Francesco nell’Udienza Generale del 6 novembre 2013 ha offerto una Catechesi per ravvivare la consapevolezza del metodo originario, della forma, del fatto intelligente, dell’esperienza con cui Gesù Cristo morto e risorto si fa continuamente, ecclesialmente presente per incontrare ogni uomo e far accadere la fede, la speranza, la carità: Mercoledì scorso ho parlato della comunione dei

giovedì 7 novembre 2013

Preghiera 45

12 novembre
 Papa Francesco: “Il demonio esiste, non confondiamolo con le malattie psichiche. No!”

Dobbiamo sempre vigilare contro l’inganno del demonio”: omelia dell’11 ottobre 2013 nella Casa Santa Marta. Il Santo Padre ha sottolineato che non si può seguire la vittoria di Gesù sul male “a metà” e ha ribadito che  non dobbiamo confondere, relativizzare la realtà, la verità nella lotta contro l’azione ordinaria (la tentazione) e quella straordinaria del demonio: non abbandonarci nella tentazione, liberaci dal Male.
Gesù scaccia i demoni e qualcuno comincia a dare spiegazioni “per diminuire la forza del Signore”: dal male che viene dal maligno solo la preghiera ci libera.
Oggi con la secolarizzazione e dando fiducia solo nella scienza è forte la tentazione di voler sminuire la figura di Gesù come fosse un personaggio storico di allora e non la presenza contemporanea necessaria del Crocefisso risorto

In Papa Francesco l'evangelizzazione prima ma non al posto della dottrina

In Papa Francesco l’evangelizzazione cioè l’essenziale della fede prima ma non al posto della dottrinala fede è anche conoscenza  e quindi azione di amore, di tenerezza ecclesiale cioè pastorale sotto l’azione dello Spirito del Risorto presente, contemporaneo sacramentalmente

L’emergenza  della pastorale come aspetto primario e punto di vista da cui considerare tutto il resto è divenuta nel post Concilio quotidianità. Ma il Concilio non ha compiutamente teorizzato questo primato della pastorale ma lo ha vissuto, e come vissuto è transitato nella vita quotidiana della base ecclesiale: la pastorale prima della dottrina, se non al posto della dottrina. Man mano che la dottrina ha perso di importanza si è indebolita nel sentire comune dei fedeli l’importanza dottrinale, catechistica del magistero del Papa e dei Vescovi mentre è aumentata quella dei teologi. I teologi

sabato 2 novembre 2013

Possibilità di unità ecclesiale tornando tutti all'essenziale

Possibilità di una nuova unità ecclesiale per la nuova evangelizzazione ritornando tutti, nella conciliare “gerarchia delle verità”, all’essenziale, al cuore originario del messaggio di Gesù Cristo, come chiede Papa Francesco invitando tutti i cattolici ad uscire dai tentativi, più o meno legittimi, di interpretare in senso conservatore o progressista il Concilio

Il cristianesimo si trova, proprio nel luogo della sua originaria diffusione, in Europa, in Occidente in una crisi di fede profonda: al suo ritorno ci sarà ancora qualcuno che lo attende? E Papa Francesco, convinto che suo primo compito è confermare nella fede e la fede si recupera, si rafforza