sabato 28 dicembre 2013

La rinuncia di Benedetto XVI e le riforme di Papa Francesco

Papa Francesco fornisce ai vescovi “un modello di prossimità pastorale, di ricerca di una presenza pastorale che sia calorosa, che sia misericordiosa, che porti consolazione e che doni una nuova speranza”: questo il giudizio positivo del prefetto della Congregazione dei Vescovi. Legittimo anche l’apporto particolare di chi ne mette in luce i rischi, senza però sottacere le possibilità anche per il rimando sacramentale a Cristo del successore di Pietro

Il cardinale Marc Ouellet, recentemente confermato da papa Francesco come Prefetto della Congregazione dei Vescovi, è stato intervistato dalla Radio Vaticana, intervista riportata da Zenit.org del 27 Dicembre 2013. Il porporato canadese, uno dei teologi collaboratori di Ratzinger, De Lubac e Balthasar nella rivista Communio, ha dichiarato che le dimissioni di papa Ratzinger “hanno aperto delle grandi possibilità”. Si è trattato non solo di un “Gesto veramente nuovo” ma della

lunedì 23 dicembre 2013

Un'importante intervista a Muller

Promuovere e difendere la fede per la salvezza dell’uomo

Su in “la Lettura – Corriere della Sera – del 22 dicembre 2013 è pubblicata un’intervista a Gerhard Ludwig Muller di Gian Guido Vecchi dove descrive il suo compito: “Il primo scopo della Congregazione è promuovere la fede per la salvezza dell’uomo, ma il secondo è difenderla…Alcuni interpretano la EvangeliiGaudium come  se il Santo Padre volesse favorire una certa autonomia delle chiese locali, la tendenza a distanziarsi da Roma. Ma questo non è possibile. Il particolarismo, come il centralismo, è un’eresia. Sarebbe il primo passo verso l’autocefalia”.

In che senso, eminenza?

La Chiesa cattolica è composta di chiese locali ma è una. Non esistono chiese “nazionali”, siamo tutti figli di Dio. Il Concilio Vaticano II spiega in concreto il rapporto tra il Papa e i vescovi, tra il primato di Pietro e la collegialità. Il Pontefice romano e i singoli vescovi sono di diritto divino, istituiti da

martedì 17 dicembre 2013

Credere che a noi siano promesse la risurrezione e la vita eterna è una vera pretesa

Quando la Chiesa è davvero se stessa, essa è sempre in movimento, deve continuamente mettersi al servizio della missione, che ha ricevuto dal Signore. E per questo deve sempre di nuovo aprirsi alle preoccupazioni del mondo, del quale, appunto, essa stessa fa parte, dedicarsi senza riserve tali preoccupazioni, per continuare e rendere presente lo scambio  sacro che ha preso inizio con l’Incarnazione.
Nello sviluppo storico della Chiesa si manifesta, però, anche una tendenza contraria: quella cioè di una Chiesa soddisfatta

lunedì 16 dicembre 2013

Dopo quasi due anni di celebrazione ex-traordinaria e ordinaria

Dopo quasi due anni di celebrazione sia extra-ordinaria e  sia ordinaria: due modi per aiutare umilmente Papa Francesco ad essere “nelle grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa”, organicamente e sistematicamente espresse nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel suo Compendio. Due esperienze concrete: quello espresso da due giornalisti innamorati delle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il passato cammino pellegrinante della Chiesa: Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro e quello espresso da una  testimonianza e riflessione teologica  in rapporto alla nuova evangelizzazione del cardinale Christoph Schonborn, arcivescovo di Vienna, rinnovamento nella continuità


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Il vescovo mi ha chiesto di esercitare il ministero in una Rettoria dove si celebra sia nella forma ex-traordinaria e sia nella forma ordinaria dell’unico rito alla luce dell’atto di governo di Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum.
Con il Messale del beato Giovanni XXIII del 1962 ho celebrato i primi nove anni del mio sacerdozio, ma dopo quarant’anni ho dovuto impegnarmi per essere fedele data la rigorosità delle rubriche tridentine.
Lo scopo dato dal Motu proprio come forma extraordinaria dell’unico rito nella forma ordinaria punta alla prospettiva di

venerdì 13 dicembre 2013

Il giudizio come luogo di esercizio della speranza continuità tra Benedetto VI e Papa Francesco

Il Giudizio  come luogo di apprendimento ed esercizio della speranza: continuità catechistica di Papa Francesco con l’enciclica Spe salvi di Benedetto XVI

Mi ha sempre impressionato l’attenzione di Benedetto XVI nel proporre come “luoghi” di apprendimento e di esercizio della speranza affidabile non solo la preghiera come scuola di speranza, l’agire e il soffrire come luoghi di apprendimento della speranza, ma il Giudizio come luogo di apprendimento e di esercizio della speranza:Nel grande Credo della Chiesa

mercoledì 11 dicembre 2013

Romano - cattolico, primato ed episcopato

Il Concilio convocato da Giovanni XXIII ha riportato al centro della pastorale e della ricerca teologica, e dopo i decenni seguiti al Vaticano I, quando l’attenzione si era fissata sul romanus, sul primato, ha di nuovo spostato fortemente l’attenzione sull’altro piatto della bilancia, cioè sul catholicus, sull’episcopato, con cui il romanus, l’episcopato, sta insieme in unità, tanto che l’uno svincolato dall’altro, e viceversa, non sarebbe più lo stesso. Papa Francesco si accinge a riforme per dare pastoralmente, teologicamente più  spazio all’episcopato, alla collegialità, alla cattolicità senza dissolvere la romanità, il primato con un nuovo modo di operare meno centralizzato

1. LA DOTTRINA DELLA CHIESA SU PRIMATO ED EPISCOPATO

“Domandiamoci anzitutto: quale è la dottrina definita della Chiesa e quindi il dato certo che può e deve venir presupposto nel dialogo intracattolico come anche in quello con le diverse confessioni? È dottrina definita della Chiesa anzitutto che al Papa spetta il potere di giurisdizione immediata e ordinaria, nel senso di vero potere episcopale, su tutta la Chiesa. Il primato del Papa viene qualificato dal Concilio Vaticano I come apostolicusprimatuse la sede di

Preghiera 46

10 dicembre
L’azione del Maligno contro  l’avvenimento di Cristo permane nella storia ma non più con la possibilità di vincere che ha avuto
prima dell’Incarnazione

Salmo: Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Omelia con la liturgia della quarta domenica di Avvento
Non c’è concezione cristiana completa della vita dell’uomo e della storia se si dimentica un particolare fondamentale: l’opposizione continua del Maligno alla presenza e azione del Crocefisso Risorto nella e attraverso la Chiesa nel mondo, opposizione che permane fino al compimento della storia causando errori, sventure, negatività, malattie, ma non più con la possibilità di vincere che ha avuto prima

lunedì 9 dicembre 2013

La Chiesa non può rinchiudersi nel passato

Ogni momento storico porta con sé possibilità e pericoli per la Chiesa, anche il momento odierno con Papa Francesco impegnato per forme specifiche di tradizioni democratiche della Chiesa offuscate: non è formale la sua continua richiesta di preghiera! E’ sciocco e ingenuo pensare che solo oggi la Chiesa potrebbe davvero realizzare nella maniera giusta il suo compito istituzionale con una struttura più sinodale; e non meno sciocco e ingenuo sarebbe pensare che il momento presente di democratizzazione non avrebbe alcunché da dire alla Chiesa e che essa potrebbe tranquillamente