Con Fatima la rivelazione privata comunica che in Dio è possibile un nuovo tempo di pace e di armonia sociale

La storia e il messaggio di Fatima, dal primo all'ultimo momento, sono così connessi tra loro come la penitenza, la conversione e la riconciliazione da far risultare fondamentale la pace nel fenomeno di Fatima

Tratto da Silva Rodriguez Linda in "Enciclopedia di Fatima" pp. 312-318

Nelle testimonianze e resoconti originali che ci sono giunti sugli eventi straordinari di Cova da Iria non troviamo ovviamente, un sistematico e organizzato trattamento teologico di alcun tema o argomento. La stessa cosa si verifica quindi riguardo la pace. Tuttavia la storia e il messaggio di Fatima, dal primo all'ultimo momento, sono così connessi tra loro come la penitenza, la conversione e la riconciliazione da far risultare fondamentale la pace nel fenomeno di Fatima.

Questo testo ha, quindi, l'obiettivo di dare unità a una tematica nota, ma frammentaria e dispersa, cogliendone le linee principali di significato e valutandone il significato ai giorni nostri, tutto ciò delimitando alcuni nuclei che sembrano essere maggiormente significativi.

  1. Contesto storico del tema

Gli eventi del 1917 si verificano in un momento fondamentale della vita della Chiesa, dell'Europa e addirittura del mondo. L'Ottocento era stato interamente caratterizzato da un fenomeno di dottrine e rivoluzioni più o meno antireligiose e sempre anti ecclesiali. Un po' ovunque in Europa si era verificata una separazione, talvolta violenta, tra Stato e Chiesa. In Portogallo erano ancora vive le conseguenze del liberalismo e dell'instaurazione della Repubblica nel 1910, e si respirava un clima di conflitto latente con la Chiesa. Oltre a questo stato di forte conflittualità sociale, il mondo era devastato alla "carneficina inutile" della guerra, che aveva coinvolto anche il Portogallo, non escludendo famigliari e conoscenti dei tre veggenti. Si cominciava a prendere coscienza del fatto che la Russia avrebbe diffuso nuove prospettive di vita antireligiosa e persino antiumana, e la previsione futura era quella di un mondo diviso in blocchi.

La sostanza di tali questioni deve avere sicuramente raggiunto i pastorelli, e deve avere certamente costituito un motivo di preoccupazione. È in questo contesto di paura e scoramento che dal Cielo si manifestò una promessa di tranquillità e conforto: per mezzo di una rivelazione espressa e di una graduale scoperta intima, i veggenti si resero conto che l'ultima parola della storia non poteva essere pronunciata dalla disgregazione delle guerre e dei conflitti, ma nella piena certezza che in Dio era possibile un nuovo tempo di pace e di armonia sociale. Per questo, come ha riferito l'allora cardinale Ratzinger (Ratzinger, Comentàrio, 44) in uno dei testi più profondi e lucidi mai pubblicati su Fatima, il nucleo fondamentale del messaggio può essere considerato come una autentica a profezia. Fondamentale è il fatto che questa, così come quella biblica, si basa sul presente che sul futuro: non intende soddisfare curiosità morbose rispetto all'avvenire segnato dall'azione di Dio con l'imprevedibilità del libero arbitrio dell'uomo, ma correggere una situazione disorientata in un determinato momento storico. Per questo, si presenta come dono divino di avvertimento e di consolazione, diretto al mondo attraverso testimoni specifici.


  1. La trasversalità della pace

Il dato fondamentale da tenere in considerazione è che, dal punto di vista cronologico, il riferimento alla pace è presente dall'inizio alla fine degli eventi di Fatima, cioè dalle apparizioni dell'angelo fino alla risoluzione della terza parte del segreto. Essa è inoltre correlata a temi molto diversi quali la recita del rosario e la visione dell'inferno, la conversione dei peccatori e la fine della Prima guerra mondiale, la conversione della Russia e il martirio del "vescovo vestito di bianco". Tutte le apparizioni dell'angelo si aprono con queste parole: "Non temete. Sono l'angelo della pace. Pregate con me…". Nella seconda apparizione viene raccomandato ai veggenti di offrire tutto quanto possono in sacrificio, come atto di riparazione peri peccatori e la supplica per la loro conversione, sì da attrarre di rimando, la pace. Dal canto suo, la Madonna chiede con insistenza di "recitare il rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra", e dopo aver mostrato oro la visione dell'inferno, promette: "Se farete quanto vi dirò, si salveranno molte anime avranno la pace. La guerra finirà […] La Russia si convertirà e vi sarà la pace". In settembre la Madonna mette espressamente in relazione la recita del rosario con la fine della guerra e, infine, a ottobre torna a garantire: "Continuate a recitare il rosario. La guerra finirà".

È possibile quindi affermare che il tema della pace è trasversale a tutta la storia e al messaggio di Fatima. Lo è non solo perché accompagna cronologicamente lo sviluppo degli eventi, ma anche perché i presenta come valore meta etico, ossia non si tratta di una raccomandazione o di un semplice capitolo di morale sociale riconducibile a precetti sensati, ma di qualcosa che si colloca nel nucleo centrale di quanto il Cielo intende comunicare alla Terra. È per questo che nell'ambito delle apparizioni la pace è naturalmente connessa a vari elementi di comprensione teologica della fede: con la Bibbia (visione del mondo-base), con l'antropologia (vari aspetti relativi alla dignità umana), la dogmatica (la comunione, mistero di Dio e la visione dell'inferno), la spiritualità (la preghiera e la penitenza), la morale (politica e giustizia), la pastorale (conversione), ecc.

  1. La "mentalità complementare nuova"

È sintomatico che i messaggeri dall'Alto non ci concentrino mai sulla guerra, ma sempre esclusivamente sulla pace. Questa è una novità a livello dottrinale. In effetti, nel prosieguo di una mentalità secolare, l'alto pensiero ecclesiale si preoccupa più di delimitare la guerra e la sua scia di orrori che della consistenza della pace in quanto tale. Era il tema della così detta "guerra giusta". Seppure per ragioni pedagogicamente valide e dottrinalmente corrette, il centro di gravità poggiava sulla guerra e non sulla pace. Ma Fatima non segue questo cammino: più che sulla denuncia o su uno sterile discorso accusatorio, si pone sull'alto livello di una proposta positiva per persone adulte dal punto di vista religioso ed etico.

Nel concentrarsi esclusivamente sulla pace, Fatima anticipa di quasi mezzo secolo quella che sarebbe stata poi la pedagogia del Concilio Vaticano II della Gaudium et spes che troverà compimento in ciò che verrà richiesto dal concilio stesso, corrispondere ad un tempo nuovo: che questi argomenti vengano trattati con una "mentalità del tutto nuova (GS,80). Abbandonare, cioè, l'antica metodologia e passare, mentalmente, dalla guerra alla pace, nella certezza che solo la pace costruisce, anche perché il cristiano non sta al mondo in una posizione di pura negatività – anche se molto c'è da negare! -ma per costituire positivamente il suo sale e la sua luce (Mt 5,13).


  1. Dimensione teologica della pace


Nel richiamare la preghiera e il sacrificio per ottenere la pace, viene recuperata in modo indiretto una visione profondamente biblica che poggia su quattro idee base. La prima è di natura teologale: la pace ha molto più del dono divino che della conquista umana ed è, in un certo senso, partecipazione all'essere intimo di Dio. È per questo che la più alta intensità dell'esperienza della pace si verifica nei momenti di più profondo contatto con il divino: nella prima comunione di Lucia, nella comunione offerta dall'angelo, nelle apparizioni della Madonna, ecc.

In secondo luogo, la pace ha un aspetto profondamente messianico: i veggenti sanno che è Gesù Cristo a stabilire un nuovo rapporto con gli uomini Se "Lui è la nostra pace" (Eb 2,14), dove c'è Lui c'è la pace; là dove non è accettato, non può risiedere la vera pace. Da qui deriva il parallelismo perfetto tra l'offesa a Dio (cioè, il suo allontanamento dalla vita delle persone e dei popoli) e le guerre. Da qui l'appello fondamentale: "Non offendete più il Nostro Signore che già è molto offeso".

La pace acquista inoltre una configurazione etico – sociale, dato che si presenta come struttura in grado di coinvolgere tutti gli uomini e tutti gli aspetti della loro esistenza. Essa passa attraverso la caduta di muri divisori, affinché gli esseri umani abbiano fiducia negli altri e si sentano fratelli. Jacinta lo capisce talmente bene da fare della sua vita un sacrificio perenne per la conversione dei peccatori e per l'armonia sociale.

Finalmente la pace ha una configurazione escatologica per cui temporalmente non sarà mai completa e quindi evitare ogni illusione: si coniuga nel futuro la sua realizzazione totale e definitiva è compito sempre aperto. Dato che solo nella pienezza si può consumare il regno di Dio.  Deriva da qui l'insieme di riferimenti all'avvenire, quello che può o "deve" accadere: "La Russia si convertirà e avranno la pace […]; "La guerra (la prima guerra mondiale e per il Portogallo finirà nel 1917 anziché nel 1918) finirà, ma se non la smetterete di offendere Dio, […] ne comincerà un'altra peggiore […]"; "Alla fine, però, il mio Immacolato Cuore trionferà […]"; ecc.


  1. Pace e piano di Dio


In questa prospettiva teologale risulta evidente un altro dato: la pace fa parte del piano di Dio per il mondo. Non nel senso determinista come un automatismo cieco, ma come una categoria tanto essenziale da poter stabilire questo rapporto di causa ed effetto tra Dio e il nostro libero arbitrio: conoscere Dio suppone conoscere e liberamente accettare il suo piano di pace per il mondo; non accettare questo piano di pace è come ignorare o disprezzare Dio, che per il libero arbitrio non può impedire. Tale "ignoranza", tradotta con il secolarismo nichilista nell'allontanamento dalla religione, afferma soltanto il piano umano di fraternità nell'uguaglianza di tutte le religioni, che non è "redentore" né "salvatore" nonostante lo invochi. Da qui la necessità della conversione personale al progetto di pace e di vita da parte di coloro che si sono allontanati da Dio, rappresentati, in modo esemplare, a livello individuale, nella nozione generica di "peccatore" e, a livello di gruppo o nazione nella figura concreta della Russia.

Si noti, però, che il riferimento alla Russia non è dovuto a motivi politico-partitici, ma solo all'ateismo fondatore della "rivoluzione d'Ottobre" che, logicamente, la escludeva dal piano divino per il mondo, e quindi, ne avrebbe fatto una minaccia mortale. D'altronde, proprio nella linea dei sistemi politici oggi egemoni a livello mondiale, non troveremo mai nelle parole di Lucia o dei suoi cugini alcun lamento contro il repubblicanesimo antireligioso, rappresentato dalle autorità di Vita Nuova de Ourém, pur sapendo quanta sofferenza abbiano provocato loro.


  1. Pace e martirio


L'adesione profonda a questo piano di Dio suppone un'identificazione con Cristo sacramentalmente presente e operante, "nostra pace e riconciliazione" (Ef 2,14, Colui che attualizzando nell'Eucaristia ciò che è avvenuto sull'altare della Croce consuma la redenzione dell'umanità offrendo un "Regno di verità e di vita, Regno di santità e di Grazia, regno di giustizia, di amore e pace", come venne proclamato nel prologo  alla Messa del Cristo-Re. Il che naturalmente, può condurre a un proprio calvario del martirio: esattamente come Cristo, il martire è colui che si sente vittima di un'ingiustizia violenta, ma che sa mantenere la scelta radicale della pace e della non violenza nel pagare il male con il bene, manifestando il perdono agli uomini, anche ai carnefici, e la fedeltà assoluta a dio Padre.

È quanto possiamo verificare nei pastorelli. Dal punto di vista negativo, accettarono consapevolmente la sofferenza – autentico martirio – dovuta alle apparizioni: i dubbi dei famigliari in particolare la mamma di Lucia, lo scherno, le inchieste e i lunghi interrogatori, le pressioni psicologiche affinché negassero tutto, le marce, la prigione, perfino le minacce di morte il 13 agosto. Essi cercarono attivamente i sacrifici noti a tutti: dar da mangiare ai poveri e agli animali, non bere acqua, mangiare controvoglia durante la malattia, ecc. Da ciò derivava l'atmosfera di pace che aleggiava intorno a questi piccoli e che provocava in tutti, adulti e bambini, uno stato di benessere che spingeva a cercarli.


  1. Pace e giustizia


Essi d'altro canto si accorgono che, nonostante la benedizione di Dio e il suo dono, la pace passa attraverso l'impegno personale di realizzazione nella giustizia. Non si tratta di giustizia commutativa del creditore, del sovrano e dominatore, sottigliezze che non sarebbero passate nella mente di tre bambini analfabeti, bensì quella giustizia che i semplici, di cui parla il vangelo, sono in grado di scoprire: cos'è che implica, etimologicamente "essere giusti", "essere giustificati", essere immagine trasparente del supremo Giusto; o, nella lingua corrente, "essere santo". È che il Dio "tre volte santo" è giusto proprio perché è misericordia, perdono, bontà, gratuità, liberazione. Si avvicina ad ognuno comunque ridotto, soprattutto al povero – colui che non ha soldi, è vero, ma anche colui che è senza protezione o esposto all'oppressione -per compensargli la carenza che lo allontana dalla piena convivenza umana; e grazie a questa elevazione getta le basi per una sana convivenza nella società umana.

I pastorelli comprendono questa visione biblica dell'incontro tra giustizia e pace (Is2,4) e, per questo, sono sempre attenti a tutto, in particolar modo ai più bisognosi: si recano in visita dai malati, distribuiscono da mangiare ai poveri, offrendo loro quel poco che era nelle loro possibilità, occupavano il tempo libero degli altri bambini con giochi ed educazione religiosa, ecc. E se non potevano fare di più, pregavano e intercedevano per i bisogni altrui, molto più che per loro. Per questo la storia delle apparizioni è anche una continua storia di richieste, che sono ante e così diverse da finire per causare un problema di coscienza a Francesco: la paura che, una volta in cielo, dopo la sua morte, potesse dimenticare le richieste che le persone gli avevano rivolto in vita.

La sapienza che nasce dalla fede ha fatto loro capire una delle verità più importanti del messaggio di Fatima: come sottolinea il Vangelo, coloro che hanno fame e sete di giustizia – si legga di santità – sono i veri costruttori di pace, ed è questa che deve costruire la logica profonda della convivenza umana.


  1. Pace e rapporti sociali


L'odierna cultura dominante stabilisce il primato dell'individualità e dissocia la socialità dalla solidarietà, e perfino dalla antropologia stessa: i rapporti con gli altri vengono stabiliti per lo più in funzione degli interessi del soggetto. Questo fa sì che frequentemente, pur abitando uno spazio di vicinanza geografica, si mantenga una notevole distanza affettiva e di rapporti.

A partire da ciò che accadeva nelle loro famiglie, i protagonisti di Fatima erano abituati a fare esperienza di una solidarietà compromessa e di una vicinanza dei cuori che genera i rapporti di buon vicinato e di pace. Questo ambiente d'armonia è causa ed effetto di alcune abitudini: i genitori che lasciavano i bambini a casa di Lucia; la socievolezza di Lucia che amava accompagnare i fratelli ai balli, così come l'attitudine alla danza di Jacinta; la facilità con cui Francesco stringeva amicizie e la sua capacità di accettare le sconfitte nel giocare con gli altri; le ragazze che imparavano a tessere e a cucire a casa dei genitori di Lucia restavano sempre legate alla famiglia; la familiarità con le condizioni di parenti e amici; ecc.

È questa "pace del cuore" (CA 51) che può essere elevate a prototipo e motore della vera pace e si esprime, spesso, in quel buon umore cristiano rivelato da Lucia. Nella certezza che la pace del cuore possa attraversare la capacità di dialogo, di comunicare e condividere valori sociali. In un momento storico di forte individualismo liberale, che logicamente non favorisce la causa della pace, bisogna insieme insistere sulla riumanizzazione del sociale condotto alla intera soggettività.


  1. Pace e dignità delle persone e dei popoli


È evidente che la nozione di dignità umana, così come intesa dalle attuali antropologie, non fa parte dell'universo culturale in cui si muovono i pastorelli e le loro famiglie. Eppure, la certezza che tutti gli uomini hanno valore di fronte a Dio non era estranea alla loro visione del mondo, proprio perché la loro formazione umana e religiosa puntava lì. Sapevano che Gesù parla del Padre come Colui che tutti accoglie: una specie di capofamiglia che invita a tavola tutti coloro che i messaggeri del padrone delle nozze trovano per strada o sui sentieri del mondo (Lc 14,22-24). Loro sapevano che tutti sono chiamati a prendere parte al banchetto del regno, senza discriminazioni o stati di inferiorità.

Sono questo valore e questa uguaglianza fondamentale di fronte a Dio a spingere i pastorelli a non stabilire mai differenze tra le persone. Soprattutto dopo la diffusione della notizia delle apparizioni, viene sottolineato il modo paziente con cui rispondevano a tutti: ai devoti, ai curiosi e persino a coloro che li avvicinavano per secondi fini. Se è vero che molte volte si nascondevano – persino ai sacerdoti! - Era, per la necessità di conservare un nucleo di interiorità e per evitare il mero populismo. Ma mai per disprezzo.

Allo stesso modo, la loro formazione li indusse a intuire che la pace tra le nazioni è frutto di un mutuo rispetto, di un riconoscimento della sovranità, qualunque sia la dimensione delle nazioni e della libertà di pensiero e di religione. Questi diritti dei popoli si affermano, in senso alto, come espressione della dignità e dei diritti delle persone. È su questa linea che deve essere inteso il riferimento all'annientamento degli altri popoli da parte della Russia.


  1. Pace e salvaguardia del Creato

Si tratta di un altro tema la cui percezione proviene dalla fede. Recitando il Credo, i pastorelli si abituarono a professare che Dio è "il creatore del cielo e della terra". Il che significa che tutte le creature hanno valore intrinseco, proprio perché sono doni buoni di un Dio buono. E se questo Dio, come Padre Provvidente, veglia su di loro e le custodisce, l'uomo, incaricato dal Creatore di organizzare il mondo, non può non essere, nelle parole di Sant'Agostino, il "co-provvidente della Creazione".  

È questa prospettiva a indurre i pastorelli a un rapporto armonioso con la natura: il rapporto idilliaco e quasi d'incanto che intraprendevano con i fiori, gli alberi, i monti, la luce, il sole e la luna, le pecore e gli agnellini, le sementi, l'acqua, ecc. Eventualmente, e proprio per questo, in tutte le apparizioni – tranne quelle successive manifestatesi a Lucia – si verificano nella natura e ne integrano gli elementi.

Fatima quindi, anche in assenza di una specifica formazione teologica o culturale, ci insegna che non può esserci pace in mancanza di una relazione pacifica e non violenta con le creature e, indirettamente che la crisi di rapporto con la natura, contiene, di per sé, un potenziale conflitto che mette a repentaglio la convivenza umana. La natura "creatio ex amore" presuppone un rapporto d'amore, come base solida su cui gli uomini devono incontrarsi amorosamente tra loro e con l'Autore della vita.


  1. Conclusione


Se gli eventi di Fatima ci presentassero una teoria elaborata della pace, sarebbe opportuno diffidare della loro autenticità; ma manca di alcuna teoria. Esiste semmai una specie di apparato circolatorio che irriga con nuovo sangue di pienezza del Vangelo, come è tipico delle Rivelazioni private, tutte le tematiche e concede una tale vitalità da tradursi in visione unitaria e di perenne attualità. Per questo, in particolare per la pace, concepita come essenza propria del messaggio evangelico, Fatima mantiene oggi la stessa freschezza del primo ventennio del Novecento o della Seconda guerra mondiale. E lo stesso si dica per il futuro.

 Alla base di questa comprensione c'è il dato cristologico, ovviamente più intuito dalla sensibilità religiosa che frutto di una riflessione teologica dei tre bambini: con la sua morte violenta, Gesù scongiura tutto l'odio e tutta la violenza, obbliga a rimettere la spada nel fodero e offre a tutti gli uomini, redenti dalla sua morte e risurrezione, la grazia di trasformarsi in uomini nuovi e di scrivere una storia di perdono, di non violenza attiva e di pace, indicandoci che solo le beatitudini possono sconfiggere lo stile di vita della "nuova creatura": "homo homini frater et socius", l'uomo effettivamente legato ad altri uomini in senso sincronico e diacronico dai vincoli di giustizia e carità.

La pace passa dal Credo alla vita. Per questo come per la fede, suppone vita, promozione, difesa, diffusione. In un certo senso la sorte dell'una è legata alla sorte dell'altra. Esse posseggono un effetto comune: trasformano la storia dell'uomo in storia di salvezza. È grazie a questo orizzonte di significato, per questa "abitazione di pace" che risalta il messaggio di Fatima e la sua peculiare maniera di offrire il Vangelo alla contemporaneità. Con il conseguente invito materno a far sì che in quella direzione si riorientino le vite delle persone e dei popoli.

 

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