Tra le ultime realtà legate al libero arbitrio la più grande, il Paradiso, la più rischiosa, l'Inferno

La verità escatologica cioè le ultime realtà oltre la morte conseguenti il libero arbitrio di fede, speranza, carità cioè il Giudizio, il Paradiso con il pre-paradiso del Purgatorio, l'Inferno, il Giudizio universale, pubblico, sono il cuore del vissuto cristiano personale, ecclesiale e sociale

Attingo dall'Introduzione "Inferno e dintorni" di Stefano M. Lanzetta È possibile un'eterna dannazione?

Partendo dalle fonti della Rivelazione (S. Scrittura e Tradizione: primariamente il Magistero, poi i Padri e la Liturgia), si è giunti alla ragione teologica e a riflettere criticamente su alcuni teologi dello scorso secolo, in cui si assiste, purtroppo, ad un esasperato cambiamento di rotta, per una volontà decisa a "restaurare" ad ogni costo il cantiere escatologico cioè le ultime realtà, ultime da raggiungere ma le prime nell'orizzonte cristiano da tenere presenti. Ne è seguito per molti versi un illanguidimento della verità dell'inferno col rischio che tutto – finanche la grazia e la salvezza -, si dissolva nell'ideale utopico del sol volersi bene in questa vita temporale.

Di fronte al quasi non parlarne più della possibile eterna dannazione, collegata al libero arbitrio, di un'eterna dannazione in questo nostro tempo senza mettere in discussione quanto le Scritture insegnano chiaramente, i Padri unanimemente ritengono e il Magistero autorevolmente ha definito, quanto piuttosto per riaffermare proprio nel nostro tempo di silenzio una verità certo raccapricciante ma basilare per non rischiare di annacquare lo stesso contenuto responsabile della "vita eterna". Non si tratta di un voler angosciare le creature umane, di terrorizzarle perché non pecchino o di turbarle ulteriormente dopo tante sofferenze ed ingiustizie a cui si è esposti già in questa vita, ma di dire, di rendere coscienti nella formazione cristiana delle priorità collegate al libero arbitrio: la possibilità meravigliosa di amare e quindi del Paradiso, potendo non amare e quindi l'Inferno cui si è esposti in questa vita dopo tante sofferenze ed ingiustizie, rendendo coscienti dell'importanza della vita eterna di ogni bene senza più alcun male per guadagnare la quale può accadere anche la necessità di vendere tutto. La vita eterna, per guadagnare la quale bisogna veramente maturare progressivamente, anche dopo tante volte perdonati, richiede la disponibilità felice a entrare per la "porta stretta" dell'amore, per la responsabilità del bene alla luce dei Comandamenti e delle Beatitudini, del dono di Dio, del giungere alla libertà attraverso il libero arbitrio nella verità. Ogni creatura umana, con il distacco dell'anima dal copro nel momento della morte e del giudizio particolare davanti a Dio, anticipo del giudizio universale, riconsegna la propria vita al Creatore e al Signore in attesa della ricreazione del corpo, dell'unità definitiva anima e corpo nella risurrezione.

Certo, oggi disorientati come siamo da un'egemonia culturale secolare, da una evangelizzazione liquida che arranca tra le difficoltà di affermare la verità cioè la realtà e di dire ciò che può essere condiviso da tutti nella Chiesa, non è facile una catechesi completa sulle ultime realtà conseguenti al libero arbitrio cioè la meravigliosa possibilità di amare con lo stesso amore divino, con il rischio di odiare come il demonio. Se in un contesto culturale debole sembra che la verità in ogni ambito debba cedere il posto a una libertà senza il fondamento della verità, relativizzando tutto come apparenza in ogni singolo atto si vive nel nulla temporale ed eterno. L'inferno, è per così dire, la realtà capovolta di ogni bene senza più alcun male, di Dio cui tutti aspiriamo personalmente, tendiamo socialmente. Mentre Dio, l'Amante, il Padre, l'Amato, il Figlio, l'Amore, lo Spirito Santo, è l'unica realtà, la verità che crea ogni uomo chiamandolo alla verità e all'amore, chi con il libero arbitrio che rende possibile credere liberamente e amare nel rischio di non credere, sperare e amare, non restandogli altro che la sua negazione, l'eternità della menzogna, l'eternità dell'odio e dell'egoismo, appunto l'inferno, in cui il "verme non muore e il fuoco non consuma" (Is 66,24). Dio, creati a Sua immagine per la felicità dell'amore eterno, non ci può trattare da fanciulli incapaci di decidere personalmente e socialmente, ma dal momento che ci ha amato e ha dato sé stesso per ricrearci, per perdonarci filo all'ultimo momento di questa vita perché ci vuole eternamente con Sé liberamente, ci ha salvato nella speranza, nella possibilità di raggiungere l'eterna beatitudine nel Suo Regno. Ma la salvezza definitivamente compiuta al momento del distacco dell'anima dal corpo con il giudizio particolare è conseguenza della collaborazione personale, ecclesiale, sociale di ogni creatura libera, il non-rifiuto di Dio, il tentare e ritentare di vivere personalmente nella sua amicizia ed ecclesialmente, socialmente nella fraternità. Siccome l'anima non muore con la morte del corpo in attesa del ricongiungimento nella risurrezione, può necessitare di una purificazione ultraterrena o pre-paradiso del Purgatorio.

La realtà escatologica della fede, della speranza e della carità è il cuore del vissuto cristiano consapevole e responsabile, il cuore della continua evangelizzazione.



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