L'inferno o distruzione irrimediabile della verità  e dell'amore (Benedetto XVI)

La Rivelazione divina è esplicita nell'affermare la dannazione eterna di chi si oppone, sino all'ultimo momento della propria vita terrena, alla grazia misericordiosa di Dio. Il Magistero della Chiesa è più volte intervenuto su questa dottrina di fede definita. Uno degli interventi recenti è quello del Catechismo della Chiesa Cattolica che qui proponiamo

Tratto dal capitolo di Settimio M. Manelli in "Inferno e d'intorni" Cantagalli

Dedica una sezione a spiegare il fatto della discesa di Cristo negli inferi e un'altra all'inferno in senso proprio.

Dopo aver affermato il senso e l'importanza dell'evento della discesa di Gesù agli inferi (nn. 631-632), il Catechismo continua spiegando meglio il significato della parola "inferi":

La Scrittura chiama inferi, Sheol o Ade il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti: il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel "seno di Abramo". "Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno". Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l'inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto (n. 633).

Come si vede, il Catechismo nega la possibilità di affermare che la discesa di Gesù agli inferi abbia provocato la liberazione degli empi dalla loro condizione di condanna, che abbia distrutto "l'inferno della dannazione". Afferma invece che Cristo liberò dagli "inferi" i giusti, ma non i "dannati". Dunque qui viene implicitamente ribadita l'esistenza dell'inferno e la presenza effettiva di dannati all'inferno.

Il Catechismo dedica un altro articolo alle verità ultime, ai novissimi. Tratta dell'inferno dal numero 1033 al numero 1936 e ribadisce la dottrina tradizionale e dogmatica della Chiesa sull'esistenza, la natura e l'eternità di questo luogo di "auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati" da parte di chi decide liberamente di non amare Dio e il prossimo. Il numero 1034 fa esplicito riferimento all'insegnamento del Nuovo Testamento:

Gesù parla ripetutamente della "geenna", del "fuoco inestinguibile" (Mt 5,22.29; 13,42.50; Mc 9,43-48), che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sua l'anima che il corpo (Mt 10,28). Gesù annunzia con parole severe: "Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente" (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: "Via, lontano da me, maledetti nel fuoco eterno!" (Mt 25,41).

La dottrina escatologica che qui è affermata è presente abbondantemente in tutto il testo del Catechismo, ad esempio quando parla del peccato mortale, o ancora della dannazione eterna, del giudizio finale, dell'attrizione, della necessità della preghiera e della pena principale dell'inferno consistente nella separazione eterna da Dio.

Il CCC cita l'inferno anche quando ribadisce la dottrina sul peccato mortale: "Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se noi possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo, però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio" (n. 1861). Si citano gli "inferi" anche nel n. 2854, dove si dice che Dio "ha potere sopra la Morte e sopra gli Inferi" (Ap 1,18)". Parla anche di "dannazione eterna" nel n. 679, parlando di Cristo che verrà come Giudice alla fine del mondo: "È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso, (Gv 318); 12,48) riceve secondo le sue opere (1 Cor 3,12-15) e può anche condannarsi per l'eternità rifiutando lo Spirito d'amore ( Mt 12,32; Eb 6,4-6; 10,26-1). Anche al n. 1453, parlando dell'attrizione: "La contrizione detta "imperfetta" (o "attrizione") è, anch'essa un dono di Dio, un impulso dello Spirito santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore)". Nel n. 2744 a proposito della necessità della preghiera viene citata la nota farse di sant'Alfonso M. De Liguori: "Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna [Del gran mezzo della preghiera]". Al n. 1031 distingue tra Purgatorio e dannazione: "La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati". Nel n. 1038 parlando del Giudizio finale, cita diversi passi del NT che parlano della dannazione: "La risurrezione di tutti i morti, "dei giusti e degli ingiusti" (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà "l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna" (Gv 5,28-29). Allora Cristo "verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli […]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra […]. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" (Mt 25,31.32.46)". Ai nn. 1056-1058 ribadisce la stessa verità: "Seguendo l'esempio di Cristo, la Chiesa avverte i fedeli della "triste e penosa realtà della morte eterna",[Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 69] chiamata anche "inferno" (1056). La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio; in Dio soltanto 'uomo può avere a vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira (1057). La Chiesa prega perché nessuno si perda: "Signore, non permettere che sia mai separato da te" (1058). 


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