Un messaggio di vero e vertiginoso cristianesimo da un film

Franz-Jagerstatter non fu un teorico e neppure un intellettuale. In lui si recupera tutto intero il valore della parola, come strumento di significati personali, profondi, vitali. Riporto parole-chiave desunte dai suoi scritti, il cui valore e la cui importanza se si pone mente al terribile contesto di violenza, di sopraffazione, di morte in cui sono state scritte

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LIBERTÀ

Per quale motivo preghiamo Dio e i sette doni dello Spirito santo, se dobbiamo comunque prestare in ogni caso cieca obbedienza? A che pro Dio ha fornito agli uomini un intelletto e una libera volontà se non ci è neppure concesso, come alcuni dicono, di giudicare se questa guerra che la Germania sta conducendo sia giusta o ingiusta? A cosa serve allora saper distinguere tra bene e male? (ultima lettera [3]).

RESPONSABILITÀ

Io non sono del parere dei molti che ritengono che il singolo soldato non sia responsabile di tutto ciò che succede e addossano la responsabilità ad uno solo. (par. 6.6, Fogli sparsi 1941-1943[4]).

IMPEGNO

Essere cristiani è l'impegno più importante che ci sia a questo mondo. Chi è pasticcione o pressappochista sul lavoro è così perché vuole esserlo. La maggior parte delle persone desidera migliorarsi sempre più. Dovremmo forse nella nostra vocazione di cristiani comportarci diversamente? Se consideriamo questa vocazione come qualcosa di cui possiamo e dobbiamo andare giustamente fieri, certamente non dovremmo restare per tutta la vita dei pressappochisti nella fede. (par. 4.8: Riflessioni 1941-42[5]).

FEDE

Dio è nostro Padre e noi siamo i suoi figli; sia che siamo piccini sia adulti, giovani o vecchi: davanti a Dio dobbiamo sentirci sempre come bambini. La nostra vita deve essere una continua preghiera e un ringraziamento, perché non possiamo nulla senza di lui. Anche se ogni tanto crediamo di aver ottenuto questo o quello con le nostre sole forze, e perciò non sentiamo bisogno di ringraziare nessuno, se Dio non ci avesse dato la forza, la salute e il talento necessari, non avremmo potuto fare niente. (par. 4.12: Riflessioni 1941-42[6]).

PERDONO

Dovremmo pensare che ogni ora che noi viviamo nell'inimicizia è perduta per la felicità eterna, poiché chi vive nell'odio verso i suoi simili non può essere in amicizia con Dio. Cristo ha detto: "Va', riconciliati con il tuo fratello, poi torna e fai la tua offerta" [7] [8]) ... (par. 4.12: Riflessioni 1941-42

AMORE

Ora consideriamo il nostro amore per il prossimo, in confronto all'amore di Dio per noi. Non dovremmo noi cristiani essere sempre più simili a Cristo? Anche se non potremmo venire offesi da altri uomini così gravemente come noi offendiamo Dio, rispetto a lui nel perdono siamo molto più restii. Non potremmo mai dire qualcosa di male del prossimo, se lo amassimo veramente; perciò amare il prossimo sarebbe davvero il segno più grande della riconoscenza che dobbiamo a Dio per il suo amore, poiché l'amore è la prima cosa che egli vuole da noi, e chi vive nell'amore rimane in Dio, e Dio in lui! (par. 6.12, fogli sparsi 1941-1943[9]).

Torniamo al vero amore. Esso è il solo che dà felicità, viene dal cielo e al cielo riconduce. Non è geloso, non si vanta, tutto sopporta, tutto perdona, a tutto crede, tutto supera. Come possiamo arrivare al vero amore? Solo attraverso la grazia di Dio che noi otteniamo principalmente con la preghiera e per mezzo di una fede profonda. L'amore deve crescere in noi al punto da farci amare i nostri nemici, e solo allora potremmo e dovremmo chiamarci cristiani, perché ad amare solo i propri amici sono capaci anche i pagani. (par. 4.13: Riflessioni 1941-42[10]).

INCONCILIABILITÀ

Si può essere nello stesso tempo soldato di Cristo e soldato per il nazionalsocialismo, si può combattere per la vittoria di Cristo e della sua Chiesa e contemporaneamente perché vinca il nazionalsocialismo? (11° domanda al Vescovo, inverno 1942-43[11]).

OBBEDIENZA

I comandamenti di Dio ci insegnano che dobbiamo prestare obbedienza ai nostri superiori, anche se non sono cristiani, ma solo finché non ci ordinano qualcosa di sbagliato, poiché dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini. E chi può servire due padroni contemporaneamente? (par. 5.2, pag. 152[12]).

MENZOGNA

Non bisogna poi pensare male di coloro che si comportano in modo diverso da me. È molto meglio pregare per tutti che giudicare gli altri, perché Dio vuole che tutti si salvino. Molti credono semplicemente che le cose debbano essere così e si sentono autorizzati anche a commettere ingiustizie perché la responsabilità è di altri. E per chi la pensa in questo modo ed è pronto ad obbedire a tutto, il giuramento non costituisce una menzogna. Ma se si sa già in precedenza di non potere e non volere seguire tutto ciò che il giuramento implica, allora si incorre in menzogna. Sono dell'idea che sia meglio dire subito la verità, cioè che non posso obbedire a tutto, anche se ciò mi costerà la vita. In nessun insegnamento di Dio e neanche della Chiesa si trova infatti che si possa essere obbligati a peccare a causa di un giuramento incondizionato all'autorità terrena. Perciò non amareggiatevi se mi accuseranno di un simile peccato, come qualcuno già fa. Se qualcuno tira in ballo la famiglia, siate comunque sereni, perché non posso mentire neanche per amore della famiglia, anche se avessi 10 figli. (par. 2.2: lettera non spedita, luglio-agosto 1943[13]).

COERENZA

Poiché fino ad oggi Roma non ha dato indicazioni diverse, credo che sia impossibile dire che è un reato o un peccato rifiutare, come cattolici, di prestare oggi il servizio militare. Anche se ciò comporta la morte, non è forse più cristiano offrire sé stessi in sacrificio, piuttosto che, per salvarsi la vita, dover uccidere altri, che hanno comunque diritto di vivere? (par. 5.8: quaderno 3, periodo 1941-42[14]).

NAZISMO

Non è nostro compito giudicare i nazionalsocialisti, ma le loro idee devono essere giudicate e rigettate. Se c'è chi è convinto di non riuscire ad essere felice in questo mondo seguendo gli insegnamenti di Cristo, questa è una prova sicura che li conosce troppo poco, perché la nostra fede ci offre così tanto che noi non solo saremo beati per l'eternità, ma possiamo essere felici già qui in questo mondo grazie ad essa. Perciò noi cattolici non abbiamo il minimo motivo di mescolare la nostra fede con un altro insegnamento. Anche se la Chiesa cattolica non ha ancora denunciato il partito nazionalsocialista come nemico della religione proibendone l'adesione ai cattolici se non commettendo peccato grave, anche se la Chiesa cattolica adesso tace, sappiamo benissimo cosa sia questo partito e cosa pensi della Chiesa. Alcuni austriaci potranno sicuramente ricordare le parole del Santo Padre, che abbiamo trovato in un suo scritto quando in Austria dovevano ancora succedere fatti simili: tra l'altro si diceva che il nazionalsocialismo era ancor più pericoloso del comunismo o qualcosa del genere, non lo so citare con esattezza non avendolo allora segnato [15]. Anche se oggi si dice sbrigativamente: "Sarebbero meglio i comunisti?". (par. 6.7: fogli sparsi 1941-1943[16]).

Note

[2] Scrivo con le mani legate. Lettere dal carcere e altri scritti dell'obiettore-contadino che si oppose ad Adolf Hitler" di Franz Jägerstätter, a cura di Giampiero Girardi, traduzione di Lucia Togni, prefazione di Luigi Bettazzi, premessa di Erna Putz, Berti, Piacenza, 2005.


[3] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 49.


[4] Scrivo con le mani legate, cit., pagg. 176-177.


[5] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 129.


[6] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 135.


[7] Mt 5,24.


[8] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 136.


[9] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 184.


[10] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 137.


[11] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 189.


[12] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 152.


[13] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 140.


[14] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 165.


[15] Il riferimento è certamente all'enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge ("Con ardente preoccupazione"), pubblicata il 14 marzo 1937, che contiene forti critiche alla visione panteista del nazionalsocialismo tedesco. Mentre i documenti pontifici sono solitamente scritti in latino, quell'enciclica vide la luce direttamente in tedesco, probabilmente per evitare mistificazioni nella traduzione e per permetterne una più facile diffusione presso il popolo.


[16] Scrivo con le mani legate, cit., pag. 178.


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