A proposito dell'8 per 1000

Di fronte all’andamento dell’8/1000 c’è chi rileva che esiste nella Chiesa, una tendenza culturale e teologica in base alla quale la Chiesa deve uscire dalla pretesa di essere necessaria per il mondo, stringere un patto con altre fedi in nome della fraternità tra i popoli e culture tratteggiando l’immaginario di una possibile religione che verrà. Facciamo di tutto per convertire da questa tendenza mortale per la fede in Cristo cioè per la Verità

Enrico Roccagiachini in “MiL” 13 agosto 2020
Non è necessario essere un esperto di statistica per concludere che sia in corso un massiccio fenomeno di “abbandono” della Chiesa da parte di moltissimi contribuenti, e che la situazione vada peggiorando ormai almeno da un quindicennio. 
In questo quadro complessivamente negativo, la performance migliore sembra ancora quella di Benedetto XVI; mentre il crollo più significativo si è indubbiamente verificato nel pontificato di Francesco, il quale – a differenza del predecessore – rispetto al primo anno di regno registra, in numeri assoluti, un calo dei contribuenti che hanno optato per la chiesa Cattolica di oltre due milioni (- 2.070.135; in percentuale, - 13,6%; Benedetto XVI, alla fine del pontificato, aveva segnato un + 331.998, pari al + 2,23%).
A fronte di ciò, peraltro, per effetto del meccanismo elaborato onde liquidare il contributo dovuto alla CEI, gli importi si sono mantenuti stabili, o addirittura sono cresciuti: come emerge dalla seguente tabella (cliccare sull'immagine per ingrandirla),
considerando che le erogazioni annuali si riferiscono ai redditi di quattro anni prima (così nel 2020 vengono erogati gli importi raccolti con la dichiarazione dei redditi del 2016, e liquidati in base alle scelte effettuate dai contribuenti in quell’anno) si passa dagli € 967.538.542 erogati nel 2009 con riferimento ai redditi dichiarati nel 2005, agli € 1.139.218.217 erogati nel 2020 con riferimento ai redditi dichiarati nel 2016. L’anno migliore va ascritto al regno di Benedetto XVI: nel 2012, quando sono stati erogati i contributi relativi ai redditi e alle scelte del 2008, l’importo rimesso alla CEI è stato € 1.148.076.594 (ci piace notare – anche se si tratta di una coincidenza probabilmente casuale – che quella del 2008 è stata la prima dichiarazione dei redditi successiva alla promulgazione, nel luglio 2007, ed all’entrata in vigore, nel settembre dello stesso anno, del Motu Proprio Summorum Pontificum!).
Tutti questi dati sono stati oggetto di autorevoli e condivisibili valutazioni apparse su molteplici testate ed in diversi blog. Mi paiono meritevoli di particolare menzione i commenti di Giuliano Guzzo, su Campari & deMaistre, e alcune considerazioni di Stefano Fontana, su La nuova bussola quotidiana; quest'ultime, pur non concernendo direttamente la questione dell’otto per mille, sono ugualmente illuminanti in proposito.
Pur avendo sottolineato in termini negativi la performance di Papa Francesco, condivido con Giuliano Guzzo l’idea che accostare tout-court «la contrazione dell’8×1000 al malcontento, tra i battezzati, rispetto al pontificato di papa Francesco, giudicato troppo sensibile a temi come l’immigrazione (...) sarebbe una spiegazione semplicistica: anche le congregazioni protestanti americane, rispetto agli anni passati, registrano cali nelle donazioni. In più c’è da considerare la secolarizzazione, con le chiese sempre più vuote. In effetti, sarebbe paradossale se, in un Paese dove le messe sono disertate, le donazioni alla Chiesa restassero costanti».
E Stefano Fontana ha rilevato che esiste, nella Chiesa, una tendenza culturale e teologica in base alla quale «la Chiesa deve uscire dal “paradigma della necessità” ossia dalla pretesa di essere necessaria per il mondo; e deve accogliere la sua “non immunità alle vicende umane”, ossia non ritenersi al di sopra della storia, perché “è ormai da secoli che essa non è più necessaria all’uomo, che ha imparato a fare e a vivere senza di lei”». Secondo questa linea di pensiero, quindi, «la religione deve trasformarsi accettando di essere “prossimità religiosa dell’umano”, ossia ad essere umanamente a fianco dell’uomo senza più parlargli della salvezza di Cristo; e deve “stringere un patto con altre fedi in nome della fraternità tra i popoli e le culture, che ha tratteggiato l’immaginario di una possibile religione che verrà”. La Chiesa non deve più “costruire mondi paralleli” (c’è un unico mondo, quello della storia profana) né far valere “propri diritti esclusivi alla salvezza” (la salvezza è ovunque nel mondo)».
Dunque la contrazione dell’otto per mille non sarebbe – non è – nient’altro che un sintomo e un effetto, nemmeno circoscritto all’Italia, del crollo del senso religioso, tipico della nostra epoca e sempre più diffuso, nonché dell’uscita della Chiesa dal «paradigma della necessità», ciò che la renderebbe in qualche modo superflua e, così, di fatto immeritevole del sostegno economico pubblico. Effettivamente, se si trasmette e se viene recepita l’idea – per dirla con le efficaci parole di Fontana – di «un Dio inutile» e di «una Chiesa autoesiliata», perché mai i contribuenti dovrebbero barrare in suo favore la casella dell’otto per mille?
Tuttavia, non si può escludere, come rileva Guzzo, che «forse c’è una nostalgia di soprannaturale non corrisposta»; e che «la picchiata dell’8×1000 sembra suggerire, nella Chiesa, una difficoltà ad interpretare tale bisogno». E che questa difficoltà sia reale, lo si è potuto percepire chiaramente negli ultimi mesi, quelli del lockdown e dell’assordante silenzio liturgico che la Chiesa italiana si è autoimposta ed al quale ci ha condannato. Da questo punto di vista, abbiamo tutti toccato con mano il senso di abbandono sofferto dai fedeli, lo sconcerto provato nei confronti dei pastori, la disarmante constatazione della riduzione della liturgia e dell’amministrazione dei sacramenti, a iniziare dalla stessa Eucarestia, a questioncelle tecnico-sanitarie da risolversi a furia di mascherine e guanti di lattice.
Ebbene, se è vero che il crollo dell’otto per mille dipende da un fenomeno ampio che trascende la mera questione del finanziamento della Chiesa italiana; se è vero che esso non può nemmeno spiegarsi invocando, troppo semplicisticamente, il malcontento dei fedeli per l’eccessiva attenzione di Papa Francesco all’immigrazione o all’ambiente; se tutto ciò è vero, è anche vero che, nell’attuale clima ecclesiale davvero sconfortante, è emersa e sta emergendo una particolare forma di rifiuto dell’otto per mille: un rifiuto che non matura tra chi si sia progressivamente allontanato dalla fede o dalla pratica religiosa, ma proprio tra i cattolici più consapevoli e più preoccupati del bene della Chiesa. Cattolici che, smettendo di indirizzare alla Chiesa la loro scelta, cercano di elevare una forte protesta nei confronti dei pastori, e di indurli a correggere la rotta per uscire dall’autoesilio e per riaffermare l’utilità, anzi l’indispensabilità, di Dio. Da questo punto di vista, sarà interessante verificare quali saranno i numeri dell’otto per mille nelle dichiarazioni dei redditi presentate quest’anno, quando sulla scelta dei fedeli non può non aver pesato la valutazione del comportamento della Chiesa italiana durante la pandemia.
Questa protesta, tutta interna alla Chiesa, è però condannata a risultare ben poco efficace, se – a fronte della sostanziale stabilità, anzi dell’incremento, degli importi liquidati alla CEI – non riuscirà a tradursi in un’effettiva contrazione di quanto le viene annualmente erogato: i Vescovi, purtroppo, sembrano talora più attenti al benessere economico delle diocesi ed al mantenimento di buoni rapporti con le autorità governative (è sempre irrisolto il problema dell’ICI...), che all’ascolto del disagio dei fedeli. I quali, se davvero intenderanno avvalersi dello “sciopero dell’otto per mille” per far sentire la loro voce, saranno forse costretti a porsi il problema di esplicitare la protesta e di organizzarne lo svolgimento (anche per assicurare comunque ad ogni sacerdote il giusto sostentamento), affinché essa risulti concretamente percepibile da tutti i singoli Vescovi e, passando per il portafoglio, ne possa scuotere utilmente le coscienze.
Enrico Roccagiachini

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