MES strangola

Mercoledì 9 dicembre il Parlamento italiano ha approvato il Trattato UE del MES, il così detto meccanismo economico salva-Stati

Luca della Torre in "Corrispondenza Romana" 9 Dicembre 2020


In un quadro pericolosamente precario degli equilibri politici, economici, militari nelle relazioni internazionali a causa della grave crisi planetaria generata dalla pandemia del Covid di origine cinese, il confronto sul MES è una mina deflagrante che rischia di attentare ulteriormente ai caposaldi giuridici della sovranità politica delle nazioni d'Europa, sempre meno in grado di sviluppare una strategia internazionale come global player portatrice di valori identitari culturali condivisi antitetici alle minacce del pensiero unico liberal-globalista e dell'aggressivo progetto totalitario comunista di Pechino. Il Presidente del Consiglio Conte cerca di ottenere dal Parlamento l'approvazione politica del Trattato su cui lunedì scorso hanno trovato un accordo i ministri delle Finanze europei, in modo da condurre l'Italia all'approvazione al Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 10 e dell'11 dicembre e dimostrare all'Unione europea che il suo governo PD-Cinque Stelle rappresenti politicamente un affidabile partner europeista, progressista ed antisovranista. Il "Meccanismo Europeo di Stabilità" è un trattato che crea un'istituzione intergovernativa che avrebbe lo scopo (in verità il condizionale è d'obbligo, e vedremo perché) di aiutare i paesi dell'Eurozona, che si trovano in difficoltà economiche sia per ragioni politiche strutturali interne sia a causa degli effetti della pandemia. L'obiettivo della UE, dei Paesi appartenenti all'Eurozona – ovvero di quegli Stati della UE che sono entrati a pieno regime da anni nell'utilizzo dell'Euro quale moneta comune nelle attività economiche e finanziarie – è di giungere nel gennaio del prossimo 2021 alla sottoscrizione del nuovo trattato che lo regola, a cui dovrà seguirà la ratifica ufficiale da parte dei 19 parlamenti dell'Eurozona.


In realtà il Trattato del MES è perversamente congeniato in modo tale da permettere alle istituzioni UE di imporsi direttamente e pesantemente su quegli Stati che siano in difficoltà economica, intervenendo nei processi decisionali legislativi nazionali, cioè sostituendosi ai parlamenti e governi nazionali, appropriandosi addirittura direttamente e legalmente dei risparmi dei privati cittadini sui loro conti correnti.


L'imposizione di una "dittatura sovranazionale" de facto sulla sovranità politica degli Stati passa attraverso il potere della cosidetta Troika – Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione UE – l'autorità ad hoc che secondo il Trattato del MES ha il potere di imporre norme esterne automaticamente vincolanti per gli Stati in difficoltà economica finanziaria con il fine della cosiddetta "ristrutturazione del debito pubblico". In sostanza ciò si traduce per l'Italia in un aumento esponenziale del rischio di una crisi politica e finanziaria che ci costringa ad adeguarci alla cosidetta "ristrutturazione del debito", ovvero ad una serie di riforme strutturali politiche istituzionali potenzialmente ad ampio raggio in tutti i settori legislativi, dall'economia all'ordine pubblico ed alla difesa, dalla scuola alla sanità, ai temi etici in materia di nuovi diritti, non deliberate dal Parlamento nazionale, ma dalla Troika, che de facto e de jure vanno ad erodere ulteriormente la sovranità politica del popolo italiano. Al netto dell'opera di dis-informazione e de-formazione che i massmedia di area liberal, di sinistra riformista o radicale – attraverso la vulgata arruffata e facilona dei superficiali intellettuali europeisti o "antisovranisti" – operano sull'opinione pubblica, la chiave di lettura che presentiamo non è certamente liquidabile con affrettata sufficienza analitica come "complottista" o "cospirazionista". Prova provata ne sia che uno dei più accreditati sociologi e politologi italiani, il prof. Luca Ricolfi, studioso liberal, di area progressista, esprima nel dettaglio tutta la sua preoccupazione sull'eventuale approvazione del Trattato del MES. Dice testualmente il prof. Ricolfi sulle pagine del quotidiano Il Messaggero: «Prima di leggere il testo del MES non ero eccessivamente preoccupato, dopo averlo letto attentamente lo sono moltissimo. Il trattato è pericoloso per l'Italia, e aumenta il rischio di una crisi finanziaria che ci costringa a una pesante "ristrutturazione del debito" (eufemismo per non dover dire: perdite patrimoniali e relativa catena di conseguenze)».

I punti dirimenti del Trattato MES che si vorrebbe imporre ai Paesi membri, sotto il profilo squisitamente giuridico di diritto UE sono due: l'eccesso di potere del Mese della Troika – a scapito del potere costituzionale legislativo ed esecutivo dei Paesi membri – e la pericolosità delle cosidette Clausole di Azione Collettiva (Cacs) che renderanno ex lege molto più facile costringere gli Stati a ristrutturare il debito, ovvero a rinunciare allo loro sovranità politica cedendo quote di potere decisionale interno a favore delle macrostrutture politiche UE. La testa d'ariete di questo perverso progetto sovranazionale è tutto contenuto nell'art.12 B del Trattato MES: «In casi eccezionali, una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato, in linea con la prassi del FMI, è presa in considerazione nei casi in cui il sostegno alla stabilità sia fornito in base a condizioni che assumono la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico». Questo è il mezzo normativo legale col quale i poteri forti sovranazionali della Ue e del Fondo Monetario Internazionale possono concretamente mettere le mani nelle tasche dei risparmiatori italiani, dei cittadini, indipendentemente dalla volontà del governo di Roma.


Il Trattato MES parla di «partecipazione del settore privato» al risanamento del debito pubblico: ciò significa in sostanza il diritto per il potere sovranazionale di attingere direttamente al risparmio, ai beni, alle imprese ed alle proprietà dei singoli privati cittadini italiani per operazioni di risanamento del debito pubblico. Poiché l'Italia – per quanto abbia un debito pubblico enorme pari al 150% del Pil – è lo stato membro dell'Ue col più alto risparmio privato in Europa, è del tutto lecito considerare che le istituzioni sovranazionali UE e del Fondo Monetario Internazionale mirino ad attentare alle libertà dei cittadini italiani impossessandosi di uno dei diritti costituzionali garantiti e tutelati anche dal Catechismo della Chiesa come forma di libera espressione della persona umana: la proprietà privata.


Si consideri che l'aumento del debito pubblico italiano – certamente fuori controllo e smisurato rispetto ai parametri UE – coincide tuttavia col maggior acquisto da parte degli italiani di titoli di Stato (Bot e Cct) per cui gli stessi cittadini italiani sono ora i primi creditori dello Stato. Si calcola che siamo titolari del 60% del debito pubblico: una situazione del tutto analoga alla terza potenza economica mondiale, il Giappone, che ha il 250% di debito pubblico rispetto al Pil, ma che essendo detenuto in toto dagli stessi cittadini giapponesi che mostrano fiducia nel proprio sistema-Paese, non espone l'Impero del Sol Levante a minaccia finanziaria alcuna da parte della speculazione internazionale e soprattutto delle organizzazioni politiche sovranazionali. Questo interessa al Trattato MES, ed è questo che, con ogni probabilità, ha permesso l'introduzione dell'articolo 12, il quale prevede quindi che la Ue possa impossessarsi del risparmio privato per abbattere il debito dello Stato. In sostanza due modelli culturali e politici si scontrano sullo sfondo della disfida sul Trattato MES: la logica istituzionale volgarmente svilita come "sovranista", che in realtà mira a garantire un patto organico, comunitario, identitario tra la società civile e le istituzioni politiche garantendo che sovranità e valori identitari culturali condivisi restino il perno della amministrazione della Res Publica, e la logica globalista sovranazionale, che attraverso l'utopica quanto capziosa chimera della democrazia universale de facto lima, erode, livella ed azzera quel complesso fattore di coesione sociale dato dai sistemi politici comunitari identitari. Giappone docet. Il risultato di questa battaglia ha già procurato le sue vittime: Polonia ed Ungheria, Stati sovrani, la cui struttura politica culturale ha un solido impianto comunitario identitario nazionale, religioso cristiano, etico, culturale che non è mai venuto meno anche nei cinquant'anni di criminale dittatura di regimi comunisti sotto il tallone sovietico, ora sono sotto il fuoco diplomatico e massmediatico del fronte europeista. Di fronte alla ferrea volontà di non assoggettarsi alle logiche sovranazionali che usurpano identità culturale religiosa e sovranità politica nazionale, Polonia ed Ungheria sono stati accusati con retorica becera di stampo staliniano di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle istituzioni UE e della vulgata massmediatica liberal e di sinistra.

La battaglia è aperta, la distruzione degli Stati europei all'orizzonte, proprio mentre nel diritto internazionale e nelle relazioni internazionali è il ritorno degli Stati, della Cina e degli USA, dell'India e del Regno Unito, a mettere in discussione il primato scellerato della democrazia globale.


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