II Domenica di Avvento

L'Incarnazione del Figlio di Dio nella giovane sposa vergine ha inaugurato il passaggio dal regno del male al regno di Dio, dal dominio del peccato al perdono con la Confessione natalizia, dal regno della morte a quello dell'amore e della vita con la Comunione di Natale. Si tratta di una umanità nuova che viene "da Dio", ma allo stesso tempo germoglia in questa nostra terra nella misura che attraverso la presenza sacramentale di Cristo nella buona volontà si lascia fecondare dallo Spirito del Signore


L'odierna domenica segna la seconda tappa del tempo di Avvento. Questo periodo dell'anno liturgico mette in risalto le due figure che hanno avuto un ruolo preminente nella preparazione della venuta storica del Signore Gesù cioè nell'Incarnazione che attualizzeremo nella Confessione e Comunione natalizia: san Giovanni Battista e la Vergine Maria, che martedì celebreremo Immacolata.

Proprio su san Giovanni Battista si concentra il testo odierno del Vangelo di Marco. Descrive infatti la personalità e la missione del Precursore di Cristo (Mc 1,2-8). Incominciando dall'aspetto esterno, Giovanni viene presentato come una figura molto ascetica: vestito di pelle di cammello, si nutre di cavallette e miele selvatico, che trova nel deserto della Giudea (Mc 1,6). Gesù stesso, una volta, lo contrappose a coloro che "stanno nei palazzi dei re" e che "vestono con abiti di lusso" (Mc 11,8). Lo stile, la modalità di Giovanni Battista dovrebbe richiamare tutti i cristiani, soprattutto in Avvento, a scegliere la sobrietà come stile di vita costretti anche dalla pandemia, specialmente in preparazione alla festa del Natale, in cui il Signore – come direbbe san Paolo –"da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8,9). Per quanto riguarda la missione di Giovanni Battista, essa fu un appello straordinario alla conversione: il suo battesimo "è legato a un ardente invito a un nuovo modo di pensare e di agire, è legato soprattutto all'annuncio del giudizio di Dio, quando con la morte l'anima si separa da questo corpo e della imminente comparsa del Messia che avvia l'Incarnazione nella carne umana, definito come "colui che è più forte di me" e che "battezzerà in Spirito Santo" (Mc 1,7.8) facendoci diventare figli del Padre in Lui Figlio e quindi fratelli. L'appello di Giovanni Battista va dunque oltre e più in profondità rispetto alla sobrietà dello stile di vita: chiama a un cambiamento interiore, a partire dal riconoscimento e dalla confessione del proprio peccato. Mentre ci prepariamo al Natale, è importante programmare momenti in cui rientriamo in noi stessi e facciamo una verifica sincera della nostra vita e del rapporto fraterno. Lasciamoci illuminare da un raggio della luce che proviene da Betlemme, la luce di Colui che è "il più Grande" nella Sua Persona divina e si è fatto piccolo, "il più Forte" e si è fatto debole bambino e oggi risorto ancora più debole presente negli accidenti di pane e vino, così poco onorati: nella Messa di Natale, soprattutto a Mezzanotte, cerchiamo di fare una comunione adorando e ringraziando della sua venuta dentro di noi.

Tutti e quattro gli Evangelisti descrivono la predicazione di Giovanni Battista facendo riferimento a un passo del profeta Isaia: "Una voce grida: 'Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio" (Is 4,3). Marco inserisce anche una citazione di un altro profeta, Malachia, che dice: "Ecco, dinnanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via' (Mc1,2; Mal 3,1). Questi richiami alle Scritture dell'Antico testamento parlano dell'intervento soprannaturale di Dio, che esce dalla sua imperscrutabilità per giudicare e salvare; a lui bisogna aprire la porta, preparare la strada. È questa la fede giudaico-cristiana: non è certo il deismo gnostico di un Dio Creatore ma che non entra nella storia, il Grande Architetto come lo chiama la massoneria.

L'altra figura di tutto l'Avvento Maria, che martedì celebriamo Immacolata Concezione, che ci ricorda due verità fondamentali della nostra fede nell'Incarnazione: il peccato originale innanzitutto, e poi la vittoria su di esso della grazia di Cristo, vittoria che risplende in modo sublime in Maria Santissima. L'esistenza di quello che la Chiesa chiama "peccato originale" è purtroppo di un'evidenza schiacciante, se solo guardiamo intorno a noi e prima di tutto con sincerità dentro di noi. L'esperienza del male è infatti così consistente, da imporsi da sé e da suscitare in noi la domanda: da dove proviene? Specialmente per un credente, l'interrogativo è ancora più profondo: se Dio, che è Bontà assoluta, ha creato tutto, da dove viene il male? Le prime pagine della Bibbia (Gn 1-3) rispondono proprio a questa domanda fondamentale, che interpella ogni generazione umana, con il racconto della creazione e della caduta dei progenitori: Dio ha creato tutto  per l'esistenza buona, in particolare ha creato l'essere umano maschio-femmina a propria immagine di amore molto buona; non ha creato la morte, ma questa è entrata nel mondo per invidia del diavolo (Sap 1,13-14; 2,23-24) il quale, ribellatosi a Dio volendo diventare Dio senza Dio, ha attirato nell'inganno anche gli uomini, inducendoli alla ribellione. È il dramma della libertà che dà la grande, divina possibilità di amare come ama Dio con il rischio, però, della ribellione, che Dio non può non accettare fino in fondo perché creati a Sua immagine che è Amore, promettendo però che ci sarà un figlio di donna, la giovane sposa vergine che schiaccerà la testa all'antico serpente (Gn 3,15). La Donna predestinata a diventare, Madre del Redentore madre di Colui che si è umiliato fino all'estremo per condurre noi alla nostra originaria dignità. Questa giovane sposa vergine nella natura, agli occhi di Dio, ha da sempre un volto e un nome per l'Incarnazione soprannaturale del Verbo: "piena di grazia" (Lc 1,28), cioè Immacolata come la chiamò l'Angelo visitandola a Nazareth e rendendola, destinata a sposa di Giuseppe, verginalmente madre del Verbo Incarnato. È la nuova Eva, sposa del nuovo Adamo, destinata ad essere madre di tutti redenti anche nel prossimo Natale con la Confessione e la Comunione: la Theotòkos Maria Immacolata, il comune rifugio di tutti i cristiani, è stata la prima ad essere liberata dalla primitiva caduta dei nostri progenitori. E la liturgia dell'Immacolata che celebreremo martedì afferma che Dio ha "preparato una degna dimora per il suo Figlio e, in previsione della morte di Lui, l'ha preservata con il suo libero contributo da ogni macchia di peccato. È la bellezza che salva il mondo: la bellezza di ciò che risplende sul volto di Cristo. In Maria, la nostra regina dell'Amore, questa bellezza è totalmente pura, umile, libera da ogni superbia e presunzione. Alla materna intercessione della Vergine dell'attesa, affidiamo il nostro cammino di Avvento per preparare nel nostro cuore e nella nostra vita privata e pubblica la venuta dell'Emmanuele, il Dio con noi.   


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