Bocciati certi virologi

Inattendibili e incoerenti i virologi che passano ore e ore al giorno a disquisire di virus in tv, ma senza curare i malati di Covid. Reputation Science ha analizzato l'esposizione mediatica e la coerenza di virologi, immunologi e medici

Ruben Razzante, "La Nuova Bussola" 2 Dicembre 2020

Inattendibili e incoerenti: bocciati i virologi da salotto

Virologi, epidemiologi, infettivologi, immunologi e perfino veterinari. Il festival degli specialisti in Tv non conosce soste dall'inizio della pandemia. Prima del Covid nessuno li conosceva, ora assurgono agli onori della cronaca facendo concretamente dubitare il pubblico del fatto che lavorino davvero o invece indossino il camice solo per collegarsi con i salotti televisivi. Trascorrono infatti ore e ore al giorno a disquisire di virus, ma senza in realtà curare davvero i malati di Covid, che invece sono assistiti generosamente da medici che si occupano di loro sia a domicilio (medici di base che visitano e prescrivono farmaci efficaci) che negli ospedali (clinici che sul campo combattono ogni giorno i casi più gravi di Covid).


La gente, però, conosce solo quelli che dominano i programmi televisivi e che trovano perfino il tempo di scrivere libri sulla pandemia. Ormai è difficile trovare un virologo che in questi mesi non abbia sfornato un volume per raccontare la prima ondata e pontificare sul "nemico invisibile".


Eppure basterebbe fare una rapida ricerca in Rete per smascherare le contraddizioni che molti virologi ed esperti di discipline affini alla virologia hanno evidenziato parlando del virus in questi mesi. Hanno fatto leva sulla paura della stragrande maggioranza della popolazione per veicolare legittime opinioni, spacciate però per verità oggettive. L'effetto saturazione delle informazioni sul virus ha consentito a molti di loro di farla franca, cioè di far dimenticare agli italiani cose completamente opposte dette soltanto qualche settimana prima.


C'era chi tra loro, a maggio, profetizzava 150.000 ricoveri in terapia intensiva per colpa degli studenti e lavoratori meridionali trapiantati al nord che, rientrando in massa per le consuete vacanze nei luoghi di origine, avrebbero infettato i genitori e i nonni. Ma per fortuna a giugno e luglio nulla di tutto ciò si è verificato. C'era chi, sempre tra i virologi e gli infettivologi, asseriva l'inutilità della mascherina, salvo poi cambiare idea radicalmente. E l'elenco degli annunci a effetto ma privi di fondamento potrebbe allungarsi all'infinito.


Ora però che hanno realizzato di dover trascorrere in clausura anche le vacanze natalizie, gli italiani sembrano più che mai disincantati nei confronti della scienza e iniziano a diffidare dei punti di vista esternati in modo martellante e ossessivo dai virologi.


Uno studio di Reputation Science (società italiana che analizza dati usando modelli matematici per implementare strategie di comunicazione) ha analizzato l'esposizione mediatica, la coerenza e l'orientamento di virologi, immunologi e medici negli ultimi dieci mesi. Un gruppo di 80 esperti ha passato al setaccio le loro dichiarazioni e concluso che solo sul web gli utenti sono entrati ogni giorno in contatto con oltre 230 contenuti generati dagli esperti di virologia, per un totale di oltre 70.000 contenuti.  Ma questo non ha diminuito il senso di incertezza, anzi.


Troppe informazioni, spesso in contrasto l'una con l'altra, pur se provenienti da fonti autorevoli ed accreditate, hanno generato disorientamento nell'opinione pubblica, alternando la percezione generale della pandemia. «Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte -ha spiegato Auro Palomba, presidente di Reputation Science- ha sortito l'effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire».


Lo studio ha evidenziato l'incoerenza di molte dichiarazioni rilasciate dai virologi; questi ultimi hanno cambiato approccio nei vari mesi e le loro opinioni riguardo alla pandemia e all'affidabilità delle misure di contenimento sono apparse a tratti schizofreniche. «Dalle analisi – ha aggiunto Palomba - emerge in modo molto chiaro come il flusso di comunicazione innescato dagli esperti sia stato eccessivo e incoerente; è ora più che mai necessario comprendere in modo chiaro i meccanismi della comunicazione, il peso che singole parole e messaggi più articolati possono avere sulla percezione e sui livelli di ansia delle persone, già sottoposte a forti pressioni dal contesto attuale. Purtroppo, stiamo assistendo a molti singoli professionisti che stanno utilizzato la ribalta mediatica per promozione personale e ad un gruppo di esperti che sta progressivamente perdendo la propria capacità di svolgere un ruolo di guida. Una deriva acuita dai casi di reciproche accuse a cui abbiamo assistito».


Se, dunque, esiste una infodemia come circolazione virale di informazioni non vagliate e non verificate, essa passa anche dall'affastellarsi caotico di dichiarazioni di virologi ed esperti, che alimentano un circuito perverso di incertezza tra i cittadini. La spettacolarizzazione delle informazioni medico-scientifiche, alimentata anche dai media tradizionali, sta provocando danni enormi alla collettività e sta destabilizzando la società, minandone nel profondo le basi. E se il lockdown iniziassero a farlo i virologi?


Ruben Razzante

 

 


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