V Domenica

 

Domenica 20 marzo il messaggio della presunta apparizione della Madre del Lungo Cammino (Verona – www.madredellungocammino.com) ci ha ricordato che solo la fede nel perdono divino che viene prima della speranza ci danno la forza di "non peccare più" e che la speranza nella felicità eterna viene prima della carità, dell'amore. La speranza non si fonda pertanto su qualcosa di nostra proprietà, sul ritenersi innocenti condannando altri peccatori, ma sulla divina onnipotenza e sulla divina misericordia per tutti. La certezza sta in Dio che può e vuole salvare ogni uomo che si riconosce peccatore. Ed è questa certezza che ci rende liberi non fondando la libertà sul proprio io, come l'attuale egemonia liberale impone in occidente.  Ed è questo il messaggio del brano evangelico che narra l'episodio della donna adultera in due suggestive scene: nella prima assistiamo a una disputa tra Gesù e gli scribi e i farisei riguardo a una donna sorpresa in fragrante adulterio e, secondo la prescrizione contenuta nel Libro del Levitico (20,10), condannata alla lapidazione. Nella seconda scena si snoda un breve e commovente dialogo tra Gesù e la peccatrice. Gli spietati accusatori della donna, citando la legge di Mosè provocano Gesù – lo chiamano "maestro" – chiedendogli se sia giusto lapidarla. Conoscono la sua misericordia e il suo amore per i peccatori e sono curiosi di vedere se la caverà in un caso del genere, che secondo la legge non presentava dubbi. Ma Gesù, che come Dio è l'unico a conoscere la coscienza della donna, si mette subito dalla parte della donna; in primo luogo scrivendo per terra parole misteriose, che l'evangelista non rivela, e poi pronunciando quella frase diventata famosa: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei" (Gv 8,7). Uno dopo l'altro, dunque, gli accusatori che avevano voluto provocare Gesù, se ne vanno "cominciando dai più anziani fino agli ultimi". Quando tutti sono partiti il divino Maestro resta solo con la donna. Fermiamoci a contemplare questa scena dove si trovano a confronto la miseria dell'uomo e la misericordia divina, una donna accusata di un grande peccato e Colui, che unico con la mamma pur essendo senza peccato, si è addossato i peccati dell'intera storia. Egli, che era rimasto chinato a scrivere nella polvere, ora alza gli occhi ed incontra quelli della donna. Non chiede spiegazioni, non esige scuse. Non è ironico quando le domanda: "Donna, dove sono? Nessuno, ritenendosi innocente, ti ha condannata?" (8,10). Ed è sconvolgente nella sua replica: "Neanch'io ti condanno; ma va' e d'ora in poi non peccare più" (8,11). Gesù non intavola con i suoi interlocutori una discussione teorica: non gli interessa vincere una disputa a proposito di un'interpretazione della legge mosaica che non esclude, ma il suo obiettivo è salvare un'anima caduta e pentita e rivelare che la salvezza si trova solo nell'amore di Dio che perdona il pentito. Per questo è venuto sula terra, per questo morirà in croce ed il Padre lo risusciterà il terzo giorno anche per tutti noi che lo abbiamo vivo, presente sacramentalmente. È venuto Gesù e risorto, vivo viene per dirci che da parte di Dio non c'è nessuna esclusione, anche se noi possiamo auto escluderci, che ci vuole tutti in Paradiso e che l'inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore, alla sua generosità. Anche in questo episodio, dunque, comprendiamo che il vero nostro nemico è l'attaccamento al peccato, soprattutto contro la fede, l'adorazione, la speranza, la carità, che può condurci schiavi al fallimento della nostra esistenza. Gesù congeda la donna adultera con questa consegna: "Va ed ora in poi tenta di non peccare più". Le concede il perdono affinché "d'ora in poi" tenti e ritenti di non peccare più. In un episodio analogo, quello della peccatrice pentita che troviamo nel Vangelo di Luca (7,36-50) Egli accoglie e rimanda in pace una donna che si è pentita. Qui, invece, l'adultera riceve il perdono liberamente in modo incondizionato. In entrambi i casi – per la peccatrice pentita e per l'adultera – il messaggio è unico. In un caso si sottolinea che non c'è perdono senza pentimento; qui si pone in evidenza che solo il perdono divino e il suo amore nel libero arbitrio con cuore aperto e sincero ci danno la forza di resistere al male e di "non peccare più". L'atteggiamento di Gesù diviene in tal modo un modello da seguire sempre per ogni comunità, chiamata a fare dell'amore e del perdono il cuore pulsante della vita per la felicità eterna. E in questo La Regina della pace, dell'Amore, la Madre del lungo cammino è il rifugio dei peccatori.

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