I Domenica di Quaresima

 

La Quaresima è un tempo in cui la Chiesa attraversa il deserto per raggiungere la terra promessa della risurrezione di Gesù. Per questo il Vangelo di oggi ci parla del deserto, di Gesù che nell'umanità di Figlio di Dio è indotto in tentazione dal Padre attraverso il diavolo che sottopone Gesù alla fine del suo soggiorno lì. Le risposte di Gesù sono nette, chiare, mostrano che egli è veramente il Figlio di Dio, docile al Padre nello Spirito Santo.

Le tentazioni non furono un incidente di percorso, ma la conseguenza della scelta di Gesù di seguire la missione affidatagli dal Padre, di vivere, anche indotto in tentazione, fino in fondo la sua realtà di Figlio amato, che confida totalmente in Lui. Cristo è venuto nel mondo per liberarci dal peccato e dal fascino ambiguo di progettare la nostra vita, indotti in tentazione, a prescindere da Dio. Egli l'ha fatto non con proclami altisonanti, ma lottando, pregando e con penitenze, in prima persona contro il Tentatore, fino alla Croce. Questo esempio nel cammino quaresimale vale per tutti: il mondo si migliora incominciando da sé stessi, cambiando con la grazia di Dio, ciò che non va nella propria vita.

 Delle tre tentazioni cui Satana sottopone Gesù, la prima prende origine dalla fame, cioè indotti dall'assolutizzare il bisogno materiale: "Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane". Ma Gesù risponde con la Sacra Scrittura cioè con Dio che parla: "Non di solo pane vivrà l'uomo" (Lc 4,3-4; Dt 8,3).

Poi, il diavolo mostra a Gesù tutti i regni della terra e dice: tutto sarà tuo se, prostrandoti, mi adorerai. È l'inganno del potere idolatrato, e Gesù smaschera questo tentativo e lo respinge: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto" (Lc 4,5-8; Dt 6,13) e sarai libero, capace di amare. Non adorazione del potere, ma solo di Dio Padre, l'Amante, di Dio Figlio, l'Amato, di Dio Spirito santo, l'Amore, della Verità che rende liberi capaci di amare, felici già in questo mondo.

Infine, il tentatore propone a Gesù di compiere un miracolo spettacolare per attirare: gettarsi dalle mura del Tempio e farsi salvare dagli angeli, così che tutti avrebbero creduto in Lui. Ma Gesù, indotto in questa tentazione, risponde che Dio non va mai messo alla prova (Dt 6,16). Non possiamo "fare un esperimento" nel quale Dio deve rispondere e mostrarsi Dio: dobbiamo credere in Lui! Non dobbiamo mai fare di Dio "materiale" del "nostro esperimento"! Riferendosi sempre alla Sacra Scrittura cioè a Dio che parla, Gesù antepone ai criteri umani l'unico criterio creaturale autentico: l'obbedienza, la conformità con la volontà di Dio fino alla Croce attualizzata sacramentalmente in ogni celebrazione eucaristica: se tutto questo, accentuato nel cammino quaresimale, entra nella nostra vita, se puntiamo a una totale fiducia in Dio, possiamo respingere ogni induzione nella tentazione, ogni genere di inganno del Tentatore trasformando la tentazione in una via all'amore.

Inoltre, da tutto il racconto emerge chiaramente l'immagine di Cristo come nuovo Adamo, Figlio di Dio umile e obbediente al Padre, a differenza di Adamo ed Eva, che nel giardino dell'Eden avevano ceduto alle seduzioni dello spirito del male, di essere immortali, di amare senza Dio. Dio che è amore ci ha creati a sua immagine e somiglianza con il libero arbitrio, cioè la possibilità di amare. Il libero arbitrio fin dall'inizio è caduto nel rischio di non amare. Con Gesù, la realtà umana del Figlio, dotata di libero arbitrio, indotto in tentazione, ha realizzato il progetto del Padre per sé stesso e per tutti gli uomini.

La Quaresima, sia personalmente per se stessi e sia comunitariamente nella propria famiglia e nella propria parrocchia, è come un lungo "ritiro" di quaranta giorni, durante il quale rientrare in se stessi con il digiuno, la penitenza e con la correzione fraterna, e ascoltare la voce di Dio attraverso la Scrittura, il Sacramento della Confessione e dell'Eucarestia, la Carità, per vincere le tentazioni del Maligno e trovare sempre più la verità del nostro essere, della nostra anima che non muore con la morte del corpo, anzi si trova faccia a faccia con Cristo nel giudizio particolare con l'unica ricchezza dell'amore che va oltre questa vita.

Un tempo, possiamo dire, di "agonismo" spirituale da vivere con Maria insieme a Gesù risorto, vivo, non con orgoglio e presunzione, ma usando le armi della fede, cioè la preghiera, l'ascolto della Parola di Dio spesso nella Messa e la penitenza del venerdì con la Via Crucis. In questo modo potremo giungere a celebrare nella Veglia di Pasqua in verità, pronti a rinnovare le promesse del nostro Battesimo, per me celebrato il 25 agosto del 1934.

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