Politica

Antonio Socci, in "Libero" – 27 Marzo 2022

Il Parlamento, quasi all'unanimità, ha deciso di inviare armi in Ucraina, con il sostegno del sistema mediatico. Angelo Panebianco, in un editoriale sul Corriere della sera, ha rilevato che su questo invio di armi c'è "l'opposizione di alcuni, pochi ma forse non del tutto isolati nella pubblica opinione".

 

In realtà l'acuto analista non vede l'elefante, perché, con buona pace sua e del Corriere, la gran maggioranza dell'opinione pubblica ha espresso un clamoroso e sorprendente "no". È incredibile che sia stata snobbata sia dalla politica che dai media.

 

Il primo sondaggio, uscito su "Domani" all'inizio di marzo, ha svelato che per il 76 per cento degli italiani non si deve dare "nessun sostegno militare alla guerra".

 

A metà del mese EMG per Agorà ha chiesto "lei è d'accordo con l'invio all'Ucraina di armi da parte dell'Italia?". Il 33 per cento ha detto sì, il 12 per cento non risponde e il 55 per cento ha risposto no.

 

Sono risultati impressionanti perché contrapposti alla sostanziale unanimità del Parlamento sull'invio di armi. Ancor più straordinari se si considera il "bombardamento" mediatico molto emotivo di queste settimane.

 

Cosa significa questo orientamento degli italiani? Certamente tutti condannano Putin e sono solidali con le sofferenze degli ucraini (a cui va dato ogni aiuto umanitario possibile).

 

Ma la nostra gente intuisce, istintivamente, che la guerra sta portando devastazioni anche qua (dopo due anni di pandemia) e che bisognerebbe attivarsi per spegnere l'incendio (la politica e la diplomazia esistono per questo) anziché alimentarlo con secchi di benzina.

 

Lo conferma un altro sondaggio, stavolta di Ipsos per DiMartedì, in cui si chiedeva: "Nelle relazioni con la Russia, quale sarebbe la posizione più giusta per l'Italia?". Ecco l'esito: il 10 per cento non sa rispondere, il 21 per cento risponde "l'Italia deve opporsi alla Russia" e ben il 69 per cento risponde: "l'Italia deve negoziare con la Russia".

 

Evidentemente gli italiani non sono travolti dall'emotività e hanno le idee chiare su qual è il bene dell'Ucraina, sui compiti della politica e sui propri interessi nazionali. Sono più saggi e lungimiranti di intellettuali e politici.

 

Tutto questo li porta a ritenere che inviare armi non sia la risposta giusta. Come ha spiegato il professor Alessandro Orsini, mandando armi "Biden ambisce a 'sirianizzare' la guerra in Ucraina, prolungarla indefinitamente. Il fine è impantanare la Russia per dissanguarla", ma ciò "comporta anche il dissanguamento dell'Europa… E' questo che vuole l'Europa?".

 

In effetti la vera domanda da porsi è: quale scopo perseguiamo? Gli italiani hanno capito che, in questa vicenda, gli interessi e gli scopi degli americani (sono loro a spingere per l'invio di armi) sono del tutto divergenti dai nostri.

 

L'Occidente non si divide, ovviamente, sulla condanna della scellerata invasione russa, che è unanime, ma sul "che fare?". Le risposte sono diverse in base allo scopo che si persegue e in base all'interesse che si intende tutelare.

 

L'amministrazione Biden persegue lo scopo di abbattere Putin (sebbene questo comporti un prezzo durissimo per l'Ucraina e per gli europei).

 

Mentre l'interesse dell'Europa e dell'Italia (oltreché degli ucraini), che pagano più salatamente il conflitto, è la pace: giungere quanto prima ad un cessate il fuoco e alla trattativa che metta fine alla guerra.

 

Questi due obiettivi non sono soltanto diversi: sono opposti. Oggi l'uno esclude l'altro.

 

Per questo non si può parlare dell'Occidente come se fosse una cosa sola. Biden è venuto in Europa in questi giorni per serrare le fila e cercare di tenere legati ai suoi voleri – com'è stato finora – i governi europei.

 

Ma nelle cancellerie europee si comincia a rendersi conto che continuare ad appiattirsi sull'obiettivo dell'attuale amministrazione americana, invece di difendere gli interessi dell'Europa, è già ora devastante e, per il prossimo futuro, si annuncia quasi apocalittico.

 

Infatti ieri curiosamente uno dei cantori più entusiasti della UE, Federico Fubini, ha firmato un editoriale sul "Corriere della sera" dove, incredibilmente, si scaglia proprio sull'Europa e la Germania, non disposta a scatenare la guerra totale dell'economia contro la Russia: "l'Europa esita, prende tempo", lamenta Fubini, "la Germania frena su tutto".

 

Fubini vorrebbe "sanzioni durissime al più presto che puntino a sgretolare il regime del Cremlino", anche se – lo riconosce a mezza bocca – il costo enorme di questa "guerra" lo pagheremmo noi: "ci sarà qualche costo anche per le persone comuni e i leader europei dovranno saper spiegare perché va affrontato".

 

Come vedete pare che tutto debba essere deciso sulla testa della gente, a cui, al massimo, si spiegherà perché dovranno sopportare lacrime e sangue.

 

Ma su queste cose fondamentali non deve decidere il popolo. La sovranità da difendere (almeno in apparenza, a parole) è quella degli ucraini, non è certo quella degli italiani e degli altri popoli europei.

 

Del resto Biden si è già portato avanti col lavoro spiegando che "il prezzo delle sanzioni" sarà anche "la scarsità di cibo in molti Paesi, incluso i paesi europei".

 

Macron prevede "una carestia ineluttabile tra 12-18 mesi". Carlo De Benedetti dice che la prosecuzione della guerra comporta choc energetico, recessione, crollo delle Borse e fame.

 

Bisognerebbe chiedere agli italiani se sono disposti a pagare questo prezzo per permettere a Biden di abbattere Putin e magari far precipitare la Russia in un caos libico. Oltretutto con la prospettiva di una nuova guerra mondiale, magari atomica come venerdì ha ipotizzato Biden.

Antonio Socci

Da "Libero", 27 marzo 2022

 

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