Un Sacro Manto per l'Italia e la pace

Ermes Dovico, in "La Nuova Bussola – 1 Marzo 2022

È sotto gli occhi di tutti il grave periodo che sta attraversando l'Italia. Comunque la si pensi, è pacifico che negli ultimi due anni lo spazio delle libertà è stato notevolmente ridotto e, in particolare, da quasi un anno a questa parte le restrizioni legate alla gestione governativa del Covid-19 si sono aggravate a tal punto da colpire perfino il diritto al lavoro di milioni di persone, compresi padri e madri di famiglia. Nemmeno l'oggettivo miglioramento di tutti gli indicatori sanitari ha condotto l'esecutivo a cambiare linea sulle misure più controverse - da ultimo il DL sull'obbligo vaccinale per gli over 50, sulla cui relativa conversione in legge è stata posta la fiducia mercoledì scorso malgrado appunto un quadro decisamente mutato rispetto a un mese e mezzo prima. E la fine dello «stato di emergenza» sanitaria non coinciderà con la fine del green pass, strumento che prescinde dai dichiarati fini sanitari.

 

A ciò si aggiunge il dramma legato all'invasione russa dell'Ucraina, che oltre alle ricadute per i due popoli direttamente coinvolti nella guerra rischia di destabilizzare l'intero quadro internazionale, anche perché i principali leader della nostra Europa post-cristiana e in generale della scena mondiale non rassicurano sul piano della pace. Senza contare le altre guerre dimenticate.

 

In un tempo così carico di angosce rimane un solo sguardo possibile: quello al Cielo. L'unico sguardo che non delude. Con il mese di marzo alle porte, accogliendo volentieri l'invito di alcuni lettori devoti, vogliamo allora rivolgerci all'aiuto potentissimo di san Giuseppe perché soccorra la nostra Italia, sostenga con la sua grazia i lavoratori - di cui è celeste patrono - e interceda per il mondo intero insieme alla sua Sposa, Regina della Pace.

 

L'idea è quella di onorare san Giuseppe per l'intero mese di marzo con la devozione del Sacro Manto. Si tratta, come la Bussola ha già scritto in passato, di un insieme di orazioni da recitare per 30 giorni consecutivi (o anche più) in ricordo dei circa 30 anni che il santo trascorse in terra come padre di Gesù. La devozione prende il nome dall'omonima reliquia portata a Roma da san Girolamo, di ritorno dalla Terrasanta, e custodita nella basilica di Sant'Anastasia al Palatino: come quel manto fu di conforto per san Giuseppe in terra, così la recita del Sacro Manto esprime la ferma volontà di mettersi sotto la speciale protezione di colui che protesse, nutrì e aiutò - per così tanti anni - Gesù e Maria. Allo stesso tempo è un modo molto efficace per esprimere il proprio affetto a san Giuseppe e meditare su alcuni dei principali misteri della sua vita nascosta come capo della Sacra Famiglia.

 

La preghiera potrà avere ancora più frutti se accompagnata da digiuni e altri sacrifici. Ce lo insegnano le Sacre Scritture e la Chiesa. E ce lo ricorda il messaggio consegnato dalla Regina della Pace proprio venerdì scorso, 25 febbraio, alla veggente Marija di Medjugorje, nel quale si sottolinea tanto la gravità dell'attuale periodo storico (perché Satana con «il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra») quanto la sola via per uscirne («figlioli, ritornate a Dio, alla preghiera, al digiuno e alla rinuncia per tutti coloro che sono calpestati, poveri e non hanno voce in questo mondo senza Dio. Figlioli, se non ritornate a Dio e ai Suoi comandamenti, non avete futuro. Perciò ha mandato me a voi per guidarvi»).

 

Si intensifichi allora la preghiera, elevando una supplica corale a san Giuseppe, unendovi digiuni e rinunce, tanto più che giorno 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. Il testo del Sacro Manto è presente in tanti libri di preghiere e si trova facilmente anche su Internet. Si inizi dunque, sapendo di unirsi spiritualmente a tanti che lo stanno già pregando e tenendo sempre a mente la verità contenuta nelle parole di santa Teresa d'Ávila: «Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada…».

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