Le presidenziali Usa ratificano la fine della democrazia

Quel che sta accadendo per le presidenziali statunitensi ha dell'incredibile: dato che Trump è il cattivo per antonomasia e ogni mezzo è lecito per togloerlo di mezzo cco moltiplicarsi le "stranezze" nello scrutinio die voti: ed ecco soprattutto la convergenza della stampa e dei grandi poteri nel coprirle e legittimarle. In realt si stabrealizzando la profesia di san Giovanni Paolo II, rilanciata poù recentemente da Benedetto XVI: "Una democrazia senza valori cioè una libertà senza verità si converte facilmente in un totalitarismo apertoo subdolo, come dimostra la storia".

Riccardo Cascioli in "La Nuova Bussola" 8 Novembre 2020

Donald Trump è il cattivo per antonomasia, quindi è lecito sconfiggerlo, qualsiasi mezzo sia necessario usare, lecito o meno. Sono quattro anni che questa tesi viene ripetuta e declinata in ogni modo possibile, a tutti i livelli. All'indomani della netta vittoria del 2016 su Hillary Clinton ci fu anche chi difese su una rivista prestigiosa come Foreign Affairs la legittimità di ricorrere all'esercito, una vera e propria invocazione al golpe.


Allora la vittoria di Trump colse di sorpresa e non c'era molto da fare concretamente, ma iniziò una campagna denigratoria sistematica, inchieste giudiziarie farlocche (come quella dei servizi russi al servizio di Donald), costante amplificazione e deformazione delle battute del presidente, sistematica sottovalutazione e sordina ai successi politici e diplomatici.

Fino ad arrivare alla preparazione di questa campagna elettorale che non doveva riservare più sorprese, al punto che solo pochi giorni fa la presidentessa della Camera, Nancy Pelosi, in un tweet non ha avuto alcuna remora nel dichiarare esplicitamente che qualsiasi sia il risultato delle elezioni Joe Biden sarà presidente.


Detto fatto, quello a cui stiamo assistendo in questi giorni ha dell'incredibile: non solo per le "stranezze" dello scrutinio dei voti, ma soprattutto per la convergenza della stampa e dei grandi poteri nel coprirle e legittimarle. Apparizione improvvisa di centinaia di migliaia di schede elettorali che rovesciano il risultato, giornalisti che censurano in diretta il presidente Trump, governi e grande finanza che già si proiettano nell'era Biden… Trump doveva essere rovesciato, non importa se la maggioranza dell'elettorato era con lui, non importa il come. Scene da elezioni presidenziali in Africa.  


Quello che era giusto accadesse è stato fatto accadere: lo ha deciso una oligarchia contro il popolo. Ciò a cui stiamo assistendo non è soltanto un brutto episodio che non mette però in discussione il sistema democratico degli Stati Uniti; è invece la fine della democrazia, così come dovrebbe essere. Anche negli Stati Uniti si è ormai affermato un totalitarismo culturale e politico che non ammette repliche e voci fuori dal coro.


In Europa in fondo non è una novità, lo stiamo sperimentando già da tempo: abbiamo visto cosa è successo quando alcuni paesi hanno votato contro la ratifica dei trattati dell'Unione Europea o ora la guerra di Bruxelles contro quei paesi (vedi Polonia e Ungheria) che si ostinano a rivendicare la propria identità cristiana; e abbiamo visto da almeno dieci anni a questa parte come in Italia i risultati delle urne vengono rovesciati se a vincere non è la sinistra con al governo personaggi che nessuno ha eletto.


Eppure finora si guardava agli Stati Uniti, pur con tutti i loro limiti, come punto di riferimento per la libertà e la democrazia, come bastione contro le derive socialisteggianti europee. Non più, evidentemente. Quell'ideologia nefasta che abbiamo visto all'opera nei mesi scorsi dietro al movimento che vuole cancellare la storia del Paese – con la rimozione e distruzione di statue rappresentative -, dietro al movimento violento dei Black Lives Matter (Blm), dietro ai gruppi ecologisti che dettano l'agenda di governo, è ora saldamente al comando degli Stati Uniti e impone un nuovo totalitarismo.

È l'ironia della storia: quel totalitarismo comunista crollato con l'Unione Sovietica e che sembrava definitivamente sconfitto, riprende una nuova vita sotto mutate forme proprio in quel Paese che aveva sconfitto l'Unione Sovietica.


In realtà non è altro che l'avverarsi della profezia di san Giovanni Paolo II, ripresa successivamente da Benedetto XVI. «All'alba del Terzo Millennio – scriveva Giovanni Paolo II nel messaggio alla VI Sessione Plenaria della Pontificia Accademia per le Scienze sociali (23 febbraio 2000) con riferimento all'enciclica Centesimus Annus - la democrazia deve affrontare una grave questione. Esiste infatti la tendenza a considerare il relativismo intellettuale come il corollario necessario di forme democratiche di vita politica. Da tale punto di vista, la verità è determinata dalla maggioranza e varia secondo transitorie tendenze culturali e politiche. Quanti sono convinti che certe verità siano assolute e immutabili vengono considerati irragionevoli e inaffidabili. D'altro canto, in quanto cristiani crediamo fermamente che "se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l'azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia" (Centesimus annus, n. 46)».


Stesso concetto aveva espresso nell'enciclica Veritatis Splendor (1993), ancora sottolineando il rischio dell'«alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità».


E Benedetto XVI, nell'Udienza generale del 14 novembre 2012, gli faceva eco affermando che «l'uomo, separato da Dio, è ridotto a una sola dimensione, quella orizzontale, e proprio questo riduzionismo è una delle cause fondamentali dei totalitarismi che hanno avuto conseguenze tragiche nel secolo scorso, come pure della crisi di valori che vediamo nella realtà attuale».


Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia. È quello che si sta realizzando sotto i nostri occhi nell'Occidente che ha rinnegato Dio, nell'Occidente dell'uomo che si è fatto egli stesso Dio. Stiamo vivendo sotto la cappa totalitaria di una serie di ideologie raggruppate sotto l'ombrello del politicamente corretto, e quando qualcuno oppone resistenza, il Potere si scatena con tutta la violenza possibile, ovviamente in nome della democrazia (ma forse che i regimi comunisti non si sono sempre chiamati democrazie popolari?). Le attuali elezioni presidenziali negli Stati Uniti lo stanno dimostrando in modo inequivocabile.


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