Anche nelle cure intensive Dio non ci abbandona mai

Tutti oggi dobbiamo essere preparati al ricovero nelle cure intensive in solitudine e privi del conforto della S. Messa e nella condizione di non poterci più confessare, religiosamente completamente abbandonati. Dio però non ci abbandona. Mai. Egli è il Padre Nostro Misericordioso che con il dolore perfetto anche di peccati gravi ci perdona 


Nella presente universale, terribile pandemia dobbiamo prepararci al ricovero in cure intensive privati della S. Messa e nella condizione di non poterci più confessare, anche se aggrediti dal morbo e in pericolo di vita con l'emergere nella coscienza dei peccati commessi.

Il dolore, la contrizione imperfetta cioè derivante dalla reazione alla colpa commessa e dalla paura dell'inferno il perdono avviene solo nel sacramento della confessione. Ma recitando individualmente e sinceramente l'atto di dolore, di contrizione perfetta ("quando proviene dall'amore di Dio, voluto amare sopra ogni cosa", unito al fermo proposito di confessarsi appena possibile) già otteniamo il perdono per i nostri peccati, anche mortali, nella solitudine delle cure intensive. Preparati all'eventuale ricovero, non bisogna lasciarsi prendere dallo smarrimento o addirittura dalla disperazione. Ricordare la dottrina della Chiesa su questo vitale argomento è urgente soprattutto da molti che forse non lo conoscono.

Da anni si constata che il Sacramento della Riconciliazione ossia la Confessione Sacramentale è caduta ampiamente in desuetudine, mentre si è diffusa la falsa coscienza secondo la quale la salvezza sarebbe comunque garantita a tutti, potendo fare sempre la Comunione, perché, come si sente assurdamente ripetere contro la lettera e lo spirito delle Scritture e l'insegnamento tradizionale della Chiesa, "un Dio buono e misericordioso non può condannare nessuno all'eterna dannazione "? E quando uno muore, non si sente quasi sempre dire che "è andato nemmeno nel pre -paradiso cioè in purgatorio bisognoso di suffragio ma alla Casa del Padre", cioè in Paradiso? E   come lo sappiamo che è andato alla Casa del Padre, ci siamo forse avocati il giudizio particolare cui l'anima di ciascuno che non muore staccandosi dal corpo che muore si scopre davanti al Signore per quello che veramente è? Del Giudizio pubblico finale così richiamato da tanti artisti chi ne parla?

Papa Francesco, in un'omelia a Santa Marta, il 20 marzo scorso, ha esortato i fedeli a recitare con contrizione perfetta l'Atto di Dolore, che il salva, quando non possono accedere ad un sacerdote, come purtroppo nella solitudine delle cure intensive accade: "Parla con Dio direttamente, è tuo Padre, digli la verità, chiedigli perdono con l'atto di dolore, promettigli che se uscirai dalla cure intensive ti confesserai con un sacerdote. Si può aver subito il perdono di Dio…l'anima diventerà bianca come la neve".

Il Papa parlava a braccio, si è limitato a ricordare che l'atto di dolore deve essere ovviamente "ben fatto" per essere gradito a Dio. Che nella situazione specifica, debba esprimere una contrizione perfetta, l'ha comunque ribadito una Nota della Penitenzieria Apostolica circa il Sacramento della Riconciliazione nell'attuale situazione di pandemia, pure il 20 marzo scorso, in un paragrafo applicante l'art. 1452 del catechismo della Chiesa Cattolica: "Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l'assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da un sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata al votum confessionis vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali" (CCC, n. 152).

Ora, nella formula dell'atto di dolore comunemente in uso, la contrizione per l'offesa da noi recata a Dio Padre con il nostro peccato, è chiaramente espressa e in posizione concettualmente dominante. "Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i vostri castighi e molto più perché ho offeso Voi, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il vostro aiuto di non offendervi mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato, Signore, misericordia, perdonatemi".

Abbiamo pubblicato un lungo articolo di Paolo Pasqualucci "L'atto di dolore perfetto nel tempo della pandemia". È un articolo lungo, un po' non molto graficamente perfetto, ma c'è tutta la dottrina della Chiesa.


Commenti

Post popolari in questo blog

Intervista a Don Gino Oliosi

Intervista a Padre Flavio Uboldi, teologo cappuccino, per il 103 anniversario dell'inizio delle apparizioni di Fatima

Prete da sessanta anni!