1985, nuova linea culturale del Toniolo

Nel 1985 il successore di Mons. Carraro, Mons. Amari, ha dato un nuovo indirizzo al Centro culturale diocesano Giuseppe Toniolo di Verona con un nuovo Direttore, Mons. Zeffirino Furri


Un altro avvenimento nei miei sessant'anni di ministero sacerdotale è avvenuto nel 1985 con la destinazione a Parroco di Torri del Benaco. L'ingresso il 28 giugno, vigilia di san Pietro e Paolo, 25° di ordinazione sacerdotale. Il 24 giugno programmai un incontro con il Vescovo perché da aprile dopo il Convegno della Chiesa italiana a Loreto con il discorso di Giovanni Paolo II l'11 aprile 1985 sui media cittadini erano usciti articoli critici sui cambiamenti al Toniolo che mi coinvolgevano. E all'incontro mi vidi il Vescovo con un plico di articoli di giornali, in mano: "Tu li hai ispirati". Risposi che non era vero, ritenendo però di non intervenire più né al Toniolo e né a Radio Tele Pace e chiedendo la benedizione per la missione parrocchiale di Torri.

Ma perché questo fatto?

Dopo la riuscita a Verona del referendum sull'aborto ma non a livello italiano alcune esperienze mi hanno tolto il consenso di tante persone.

Innanzitutto l'uso del referendum per valori non negoziabili come la famiglia e la vita per i quali non è accettabile lo strumento maggioritario della democrazia. Nel 1970 era stato approvato il divorzio con il governo democristiano. Nel 1972 un movimento di cattolici hanno chiesto un referendum abrogativo della legge, referendum approvato dai vescovi. Fanfani, segretario della DC, faceva notare la non accettabilità sia della legge e sia del referendum abrogativo, perché il valore della famiglia è un valore costituzionale non negoziabile e quindi non va sottoposto a scelte maggioritarie, democratiche: se avviamo questo metodo sul divorzio avremo anche la richiesta per l'aborto. Il suo motivo era la previsione, diversa dei vescovi, che non sarebbe riuscito indebolendo la DC, come di fatto è avvenuto con la diminuzione di due milioni di voti. Il movimento di cattolici rispondevano che un referendum sul divorzio è diverso dalla legge e dal referendum sull'aborto che non avverrà mai come legge e quindi come referendum. E invece è avvenuto e il Toniolo, sulla linea di Mons. Carraro, vi ha partecipato in pieno. Nello sviluppo della Dottrina sociale della Chiesa era nata un'ipotesi: nella situazione italiana era ancora opportuno gestire da parte dei cattolici una maggioranza con il rischio di dover democraticamente cedere sui valori non negoziabili oppure divenire una minoranza mantenendo ed offrendo la propria identità a servizio della verità per tutti? E qui si è avviato quel processo di collasso della teologia morale ridotta a morale biblica con l'abbandono della metafisica e il rifiuto di un'etica essenzialista sostituita da una esistenzialista secondo la quale non esistono valori non negoziabili a livello politico. E quindi la maggioranza democratica è veicolo globale. La Veritatis splendor è stata pubblicata contro questi processi ma con la Vertitatis laetitia oggi i vertici della Chiesa sembrano avvalorarla. Papa Francesco: "Non capisco cosa si intende con valori non negoziabili". Nella Dottrina sociale io avevo avvallato l'ipotesi di una DC minoranza con la propria identità data la situazione culturale del paese. Ma questo non immediatamente. Solo che alcuni, soprattutto giovani, hanno messo in discussione nel dibattito interno della DC e i responsabili si sono messi contro di me. L'avvocato Righetti: "Don Gino, ti stanno facendo fuori".

Il modernismo è una negazione o un indebolimento del soprannaturale, nella misura in cui dichiara che la pura ragione e la pura storia sono il criterio ultimo della verità. Tutto questo si è insinuato, con la scelta religiosa dell'AC, nel mondo cattolico con una finalità di dialogo con tutte le religioni e perfino con gli atei. "Esiste una cultura cristiana…" è divisivo e quindi l'urgenza di un cambiamento per me impossibile spingendomi a chiedere una parrocchia. Ma nell'aprile del 1985 il Convegno della Chiesa italiana e l'11 aprile il discorso di Giovanni Paolo II: "Vorrei dire qui agli uomini e alle donne di questa grande nazione: non abbiate paura di Cristo cioè del soprannaturale nel naturale, non temete il ruolo anche pubblico che il cristianesimo può svolgere per la promozione dell'uomo e per il bene dell'Italia, nel pieno rispetto anzi della convinta promozione della libertà religiosa e civile di tutti e di ciascuno, senza confondere in alcun modo la Chiesa con la comunità politica (Gaudium et spes, 76).

Proprio la forma di governo democratica, che l'Italia ha conseguito e che come cittadino è impegnato a salvaguardare e a rafforzare, offre lo spazio e postula la presenza di tutti i credenti con la propria identità. I cristiani mancherebbero ai loro compiti se non si impegnassero a far sì che le strutture sociali siano o tornino ad essere sempre più rispettose di quei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull'uomo.

A questo riguardo mi piace ricordare l'antica e significativa tradizione di impegno sociale e politico dei cattolici italiani. La storia del movimento cattolico, fin dalle origini, è storia di impegno ecclesiale e di iniziative sociali che hanno gettato le basi per un'azione di ispirazione cristiana, anche nel campo propriamente culturale e politico, sotto la diretta responsabilità dei laici in quanto cittadini, tenendola ben distinta dall'impegna di apostolato proprio delle associazioni cattoliche. Essa ricorda che nello svolgersi degli avvenimenti non sono mancate tensioni e divisioni, ma è sempre prevalsa la tendenza verso un impegno che, nella libera maturazione delle coscienze cristiane non poteva non manifestarsi unitario nei momenti in cui lo ha richiesto il bene supremo della nazione. Questo insegnamento della storia circa la presenza e l'impegno dei cattolici da cattolici non va dimenticato anzi, nella dell'Italia di oggi, va tenuto presente nei momenti delle responsabili e coerenti scelte che il cittadino cristiano è chiamato a compiere".

Dopo l'intervento, nell'incontro di gruppo dei cattolici veronesi, il prof Giuseppe Gaburro, mio inseparabile collaboratore fin dall'inizio del Toniolo, è così intervenuto": "Ma il vescovo non può cambiare la linea del Toniolo e il Direttore don Gino perché totalmente in linea con l'intervento del papa". IL cardinale Ruini, che aveva posizioni diverse, si è subito dichiarato come Presidente della Cei in totale comunione con il Papa. A Verona è avvenuto un diluvio di interventi pro o contro ed ecco il perché del plico di articoli di giornali nelle mani del Vescovo. Come sempre nella storia anche le tensioni sono un'occasione della Provvidenza per qualche bene, in questo caso il rapporto tra Vangelo e cultura, tra cultura cristiana e cultura in generale. 


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