Domenica XXXIV Gesù Cristo Re dell'Universo

Il regno di Cristo si manifesterà anche con la Sua vittoria definitiva sulla morte. Afferma Paolo: "L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte". La vittoria sulla morte cioè la regalità di Cristo si è già realizzata con la sua risurrezione personale. Ma la risurrezione di Cristo è, come dice Paolo (1 Cor 15,20), soltanto la primizia, il primo passo del suo regno, che apre la via alla risurrezione universale. Questa rivelerà la piena vittoria di Cristo sulla morte cioè la Sua piena regalità. 


Celebriamo oggi, ultima domenica dell'anno liturgico, la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo. Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re quando esso era inteso in senso politico, alla strategia dei "capi delle nazioni" (Mt 20,24). Invece durante la sua passione, egli rivendicò una singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò esplicitamente: "Tu sei re?", e Gesù rispose: "Tu lo dici, io sono re" (Gv 18,37); poco prima però aveva dichiarato: "il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36). La regalità di Cristo, infatti, è la rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre, il quale governa tutte le cose attraverso il libero-arbitrio di ogni persona umana cioè con amore e con giustizia accettando il rischio del rifiuto. Il Padre ha affidato al Figlio che ha assunto un volto umano la missione di dare agli uomini la vita veramente vita, la vita eterna amandoli fino al supremo sacrificio e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio dell'uomo, in tutto simile a noi (GV 5,21-22.26-27). Chi ha colto la verità del suo Regno di misericordia è il Buon Ladrona sulla croce, accanto a Gesù. Uno dei due criminali messigli accanto forse per sfregio, lo insulta; l'altro invece attento alla realtà di quello che sta avvenendo, riesce a dire, rimproverando il primo: "Non temi Iddio, tu che soffri la stessa condanna? Per noi, è giustizia, perché riceviamo degna pena dei nostri delitti, ma lui non ha fatto niente di male". Poi soggiunse cogliendo la vera regalità di Gesù: "Gesù, ricordati di me, quando ritornerai nel tuo Regno!". E Gesù, commosso da questa fede più profonda anche di quella di Pietro: "In verità ti dico: oggi sarai in Paradiso con me". Nel cuore di quell'uomo non si era evidentemente spento il senso naturale della giustizia, risvegliato dalle ingiuste offese profferte dal suo ex compare. Di fronte all'evidente innocenza di Gesù offerta, riconosce la propria colpa e la giustizia della condanna inflittagli. Che Gesù fosse esposto alla folla come Re illegittimo, risultava dal cartiglio trilingue infisso in alto sulla croce, ma risultava anche evidente dai dileggi che egli aveva subito durante l'ascesa al Calvario: i due criminali dovevano averli sentiti, visto che erano stati condotti al supplizio insieme a lui (Lc 23,32): conducevano infatti con lui due altri criminali, per giustiziali. E subito dopo, riconoscendo in tal modo la natura divina di Cristo, gli chiese umilmente di "ricordarsi di lui" una volta "tornato nel suo Regno celeste: "ricordati di me", vile uomo peccatore, che sconta giustamente ora le sue gravi colpe, morendo nell'infamia. L'assoluzione immediata con addirittura il premio immediato del Paradiso, può forse sembrare eccessiva? E 'la regalità misericordiosa che assolve un peccatore sinceramente pentito delle sue gravi colpe, che in punto di morte si rimetta all'Amore regale di Dio per essere da Lui ricordato nella vita eterna.

Il Vangelo odierno insiste proprio sulla regalità universale di giudice, con la stupenda parabola del giudizio finale per suscitare in noi i sentimenti del Buon Ladrone, parabola che San Matteo ha collocato immediatamente prima del racconto della Passione (25,31-46). Le immagini sono semplici, il linguaggio è popolare, ma il messaggio è estremamente importante soprattutto in questo tempo di epidemia: è la verità sul nostro destino ultimo di tutti e sul criterio con cui saremo valutati. "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto" (Mt25,35) e così via. Chi non conosce questa pagina regale? Fa parte della nostara civiltà. Ha segnato la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia dei valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali. In effetti, il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell'uomo e nella storia pur con tanto male. Se mettiamo in Pratica l'amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio, evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno di misericordia si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina e lui con il mondo.

Cari amici, il regno di Dio non è una questioni di onore e apparenze, ma come scrive san Paolo, è "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17) che nella vita trinitaria del Padre, l'Amante, del Figlio, l'Amato, lo Spirito Santo, è l'Amore regale. Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti. Perciò non sa che farsene di quello forme ipocrite di chi dice "Signore, Signore" e poi trascura i suoi comandamenti (Mt 7,21). Nel suo regno eterno, Dio accoglie quanti si sforzano, tentano e ritentano pur con tante debolezze giorno per giorno di mettere in pratica la sua parola. Per questo la Vergine Maria, la più umile di tutte le creature, è la più grande ai suoi occhi e siede Regina alla destra di Cristo re. Alla sua celeste intercessione vogliamo affidarci ancora una volta con fiducia figliale, per poter realizzare la nostra missione cristiana, regale nel mondo.


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