Gli inizi del Centro culturale GiuseppeToniolo

Anche nella diocesi di Verona la cultura cristiana si vedeva insidiata da elementi non cristiani e anticristiani con un celere e progressivo estraniamento dai suoi fondamenti di fede e di ragione. Era già stata approvata nel 1970 la legge sul divorzio con un presidente del governo democristiano e nel 1978 ci apprestava con l'aborto al più tremendo attacco   alla vita umana e alla sua dignità


Il rapporto tra Vangelo e cultura non va considerato in astratto, solo con lezioni teoriche bensì, nel rapporto Vangelo cultura, in concreto con uno degli elementi culturali del 1978. C'erano divisioni anche tra i cattolici. Chi fondando tutti i valori sulla democrazia, sulla maggioranza affermava che ormai non si poteva più opporsi totalmente all'aborto ma occorreva puntare ad una legge moderata senza della quale si è messi fuori dal consenso di base della società. Nella democrazia cristiana dopo il divorzio una maggioranza puntava a questo. Nella stessa Azione Cattolica, con la scelta religiosa, non si era contrari e la legge fu approvata con la prospettiva di un referendum. E anche su questo c'era divisione tra cattolici e l'Azione Cattolica contraria. Ma a Verona Mons. Carraro scelse la linea di totale contrarietà e con lui anche la maggioranza dell'Azione Cattolica e della Democrazia Cristiana di Verona. IL Centro di cultura cristiana si vedeva impegnato con tutte le aggregazioni laicali a salvaguardare localmente la cultura della vita configurata dal cristianesimo ravvivando l'incidenza della fede cattolica intimamente efficace più che altrove anche se stava crescendo il taglio dell'immediato post-concilio, al seguito di una frenesia innovativa. Radio Tele pace e Verona Fedele si muovevano nella linea teologico pastorale di Carraro e quindi il Toniolo aveva strumenti efficaci. Non era maggioritaria la riduzione della fede a realtà soggettiva, non culturale e la conseguente secolarizzazione della coscienza pubblica, come pure la frammentazione e la relativizzazione dell'ethos. Ma il dono più grande fu l'elezione di San Giovanni Paolo II e il continuo rapporto con lui. La Polthaska è venuta 10 volte sia al Toniolo sia a Telepace.

Un momento difficile si è mostrato nel costituire il Comitato di tutte le aggregazioni per il referendum. Carraro si era ritirato ed era succeduto Mons. Amari. L'Azione Cattolica, in maggioranza per la scelta religiosa, pur partecipando non ha accettato di presiederlo come avrebbe dovuto. Vi ha accettato uno di Comunione e Liberazione con la partecipazione di tutti presso il Toniolo. E dal 1979 al 1981 a Verona gli elementi durevoli della cultura cristiana non sono stati sottovalutati e tanto meno accantonati pur con la crescita di ideologie umanistiche con il divisivo di cultura cristiana. E io ricordo quel periodo per il persistere di forme cristiane strutturanti la nostra vita comunitaria veronese non solo a livello di parrocchie, con l'impegno conciliare di rinfrescarle e purificarle; in ogni caso consolidarle e difenderle. Un grande numero di medici, insegnanti, ostetriche, genitori, giovani hanno partecipato a tanti incontri. Giovanni Paolo II era informato con la Polthaska e volle Telepace con il Direttore don Guido Todeschini al suo servizio. E anzi alcuni giorni prima del referendum li accolse in udienza nella sua stanza. Avevo raccomandato all'avvocato Dante Spiazzi, uomo di punta, di non fare certe domande. Ma non fu possibile evitare la richiesta del perché la Chiesa attraverso la Segreteria di Stato sia per il divorzio e sia per l'aborto non era intervenuta per non essere socialmente scomunicata. Terribile la risposta del Papa intravvedendo l'azione demoniaca. Per non rischiare quello che sta succedendo a Padre Livio con l'attuale psicopolizia non l'abbiamo trasmessa. Comunque il risultato è stato sorprendente: di fronte al 32 nazionale per la vita, a Verona il 78.

La sera dopo, il martedì, ci si è incontrati nella sede del Toniolo a San Pietro Incarnario con tutti quelli che avevano lavorato per una continuità anche politica. Venni chiamato da Mons. Amari al telefono. "Sciogli subito l'assemblea per ordine del card. Cé. Non si doveva, come cattolici, correre il rischio dell'esclusione del consenso con il referendum. Politicamente il 32 non offre prospettive politiche". Feci notare che lo scopo non era politico ma culturale. Devi obbedire. Cosa dico ai convenuti più di duecento? E fui ispirato: guardate che per impegnarsi responsabilmente da cattolici occorre conoscere l'umanesimo cristiano attraverso la Dottrina sociale della Chiesa. Vogliamo per tre anni impegnarci in questo.

Ma fu una delusione quando il Cardinale Cé propose di sostenere nella Democrazia Cristiana qui nel Veneto la Burro, di scelta religiosa nell'Azione Cattolica di Monticone. Ai corsi di Dottrina Sociale parteciparono in molti ma non più con la comunicazione del Vangelo attraverso la cultura ma cedendo sempre più al Nuovo Ordine Mondiale attraverso la dittatura di ideologie umanistiche della rivoluzione francese, contraddire le quali comporta, soprattutto oggi, l'esclusione dal consenso della società. Cento anni fa chiunque avrebbe ritenuto assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi coloro che vi si oppongono sono socialmente scomunicati. Lo stesso vale per l'aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio.  La società moderna intende formulare un credo anticristiano: chi lo contesta viene punito con la scomunica sociale. Mi ha scandalizzato l'affermazione del cardinale Suenens: IL Concilio Vaticano II è il 1789 della Chiesa!  No, non può essere nonostante lo spirito del Concilio della scuola di Bologna. Senza Cristo che mi rivela sia chi è Dio e sia chi è l'uomo finisce l'umanesimo ed è questa la paura per vincere la quale occorre ravvivare la fede in Cristo nel suo Corpo che è la Chiesa di sempre.


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