Omelia sul vero San Francesco, santo oggi tra i p iù travisati. E preghiera al patrono d'Italia

 

Omelia tenuta in occasione della ricorrenza di san Francesco d'Assisi

Omelia di un anonimo sacerdote

Dalla Lettera di san Paolo Apostolo ai Galati (Gal 6, 14-18)

 

Fratelli, a me non avvenga mai che mi vanti se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante il quale il mondo è stato per me crocifisso, come io lo sono per il mondo. In Gesù Cristo, infatti, nessun valore ha il fatto di essere circoncisi o no, ma l'essere una nuova creatura. Su quanti seguiranno questa regola sia pace e misericordia, e sull'Israele di Dio. D'ora in poi nessuno mi dia più fastidio, poiché io, nel mio corpo, porto le stimmate del Signore Gesù. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11, 25-30)

 

In quel tempo, Gesù prese a dire: «Ti glorifico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli scaltri e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché questo è stato il beneplacito davanti a te. Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio, se non il Padre, e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e da me imparate che sono mite e umile di  cuore; così troverete riposo per le vostre anime. Infatti il mio giogo è soave e il mio carico leggero».

 

*

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

«Prendete su di voi il mio giogo e da me imparate che sono mite e umile di cuore». Oggi, nel celebrare la festa di san Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia, siamo ricondotti al cuore della vocazione cristiana. San Francesco è uno dei santi più amati e al tempo stesso più incompresi. Ciò che lo ha fatto grande è stata la volontà di seguire il Signore Gesù, a partire dal momento della sua conversione, fino a identificarsi totalmente con Lui, anche fisicamente, tanto è vero che due anni prima della morte il Signore concesse a lui per primo, nella storia, la grazia straordinaria di ricevere nel corpo i segni della Passione.

 

Ora, questa perfetta conformazione a Cristo è avvenuta, anche per san Francesco, attraverso stadi successivi. Prima c'è stata una conformazione esteriore nella forma di vita scelta, nella povertà assoluta e nel pieno abbandono alla divina Provvidenza; poi c'è stata la progressiva conformazione interiore, che è qualcosa di molto più profondo e impegnativo. Certamente si comincia dall'esterno, cioè dall'adeguare il proprio stile di vita a quello che Gesù ha seguito nella sua esistenza terrena, imitando attivamente quello che il Figlio di Dio ha voluto assumere qui sulla terra.

 

 

Evidentemente non tutti, nella Chiesa, sono chiamati a fare questo in modo manifesto. I religiosi sono coloro che hanno ricevuto la vocazione di riprodurre più da vicino il modo di vivere scelto dal Signore; tutti dobbiamo però compiere un passo analogo: il Signore si aspetta da noi quella sobrietà di vita, quella centralità della preghiera e dell'amore per Lui, quella dedizione amorosa alla sua volontà che i religiosi manifestano – o dovrebbero manifestare – visibilmente mediante l'osservanza della regola del rispettivo istituto. Di questo, san Francesco si è dimostrato un esempio insuperabile, poiché la sua povertà, castità e obbedienza si sono esplicate in forme peculiarissime, scevre da qualunque compromesso, sia pur piccolo.

 

 

Attraverso questo lungo tirocinio san Francesco è stato condotto a unirsi a Gesù sofferente e crocifisso, conformandosi totalmente a Lui. Proprio nel seguire il Signore in quella forma di vita così particolare e nell'associare a sé anche altri, egli andò incontro a grandi sofferenze. La sua radicalità non era compresa da tutti, nemmeno fra i suoi stessi compagni; perciò, nonostante la prodigiosa diffusione dell'Ordine, ebbe molto da patire interiormente, poiché non trovava nei suoi confratelli la medesima corrispondenza sua. Eppure proprio attraverso questa prova il Signore gli concesse grazie sempre più grandi e profonde per configurarlo a sé nella Passione.

 

 

San Francesco è così diventato, in modo eminente, uno di quei piccoli di cui parla Gesù nel Vangelo, quei piccoli ai quali sono rivelati i misteri del Regno di Dio, le realtà ineffabili dell'unione con Lui. Gesù dice: «Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Questa rivelazione non è semplicemente quella a cui tutti danno il loro assenso nella fede, ma una rivelazione intima: è l'essenza della vita mistica. Per giungere ad essa, bisogna abbracciare il giogo di Gesù: bisogna imparare da Lui che cosa significa essere miti e umili di cuore, proprio come fece san Francesco in modo così radicale.

 

 

Su questa via si trova il vero riposo dell'anima, perfino in mezzo alle prove; non è un riposo che esoneri dal soffrire, bensì il riposo di chi ha trovato in Dio, nel suo grembo, il proprio porto sicuro, nel quale nessuna tempesta può sconvolgere le profondità del cuore. Il giogo di Gesù è leggero e soave per due motivi. C'è una ragione oggettiva, ossia il fatto che il suo insegnamento mira al nostro bene, alla nostra felicità, al pieno sviluppo della nostra anima secondo i disegni di Dio. L'altra ragione è soggettiva e risiede nel fatto che chi osserva i Comandamenti con amore e per amore non li trova più pesanti, ma si sente sollevato proprio dalla loro osservanza.

 

Dobbiamo allora chiedere a san Francesco anzitutto la grazia spirituale di poter amare il Signore mediante l'adempimento della sua legge, crescendo sempre di più in questo amore che trasforma progressivamente il nostro essere all'interno e all'esterno, sia nelle disposizioni dell'anima, sia nei comportamenti. Poi chiediamo la grazia di poter trovare nella legge evangelica la via verso la nostra piena liberazione interiore e verso la nostra beatitudine: quella del cielo, se la avremo meritata, ma anche qui sulla terra, nella misura del possibile. Allora saremo partecipi, nel grado stabilito da Dio, di questa rivelazione intima: il Padre, in Gesù, si manifesterà ad ognuno di noi con la sua adorabile misericordia, con la sua impagabile tenerezza, con le delizie del suo amore.

 

 

Che san Francesco ci aiuti, con il suo esempio e la sua intercessione, ad avanzare in tale percorso e, in questa maniera, ci permetta di trasformare in combustibile per il fuoco dell'amore, che arde nel cuore, anche i motivi di sofferenza. Il Santo di Assisi, come accennavo all'inizio, è uno di quelli più travisati. Si soffre molto nel vedere come si faccia riferimento alla sua figura per promuovere le peggiori nefandezze contro la fede e contro la Chiesa, soprattutto per sostenere progetti di sincretismo e indifferentismo religioso che spingono le persone a credere che tutte le religioni siano uguali.

 

Inoltre si soffre anche nel considerare il nostro Paese, di cui san Francesco è Patrono, osservando come le guide politiche, assoggettate a poteri stranieri, lo stiano conducendo verso il collasso. Questo è certamente anche un castigo per i peccati gravissimi del nostro popolo, che si è allontanato da Dio, rinnegandolo nei fatti e spesso anche nei princìpi. Tuttavia il riconoscimento del giusto agire di Dio non attenua il dolore di vedere tanti nostri connazionali precipitare nella rovina spirituale e materiale.

 

 

Che san Francesco ci insegni dunque a offrire tutto come un mezzo per unirci di più a Dio, per assomigliare di più a Gesù crocifisso e per ricevere in noi, se il Signore vuole, l'incommensurabile grazia della piena conformazione a Lui, così da poter concorrere alla salvezza di tante altre anime e all'autentica rinnovazione della Chiesa.

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