La potenza dell'Ave Maria nelle paerole dei santi

Ermes Dovico, in "La Nuova Bussola" – 7 ottobre 2022

Annunciazione del Signore (Beato Angelico)

Ave Maria, gratia plena,

Dominus tecum,

benedicta tu in mulieribus,

et benedictus fructus ventris tui, Iesus.

Sancta Maria, mater Dei,

ora pro nobis peccatoribus,

nunc et in hora mortis nostrae.

Amen

 

Ottobre è il mese consacrato, com'è noto, alla Madonna del Rosario, di cui oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica. Siamo quindi in un mese particolarmente propizio per rendere onore alla nostra Madre celeste con la recita di tante Ave Maria. Pioggia che bagna la terra arida, rugiada divina, freccia penetrante e infuocata: sono molte le metafore che i santi hanno adoperato per esprimere la grandezza della salutatio angelica. E molti gli insegnamenti e le devozioni che ci hanno trasmesso per esortarci a recitarla. Del resto, quale buon figlio non gioisce nel salutare la propria mamma e nel far sì che tutti la amino? E ciò non dovrebbe essere tanto più vero per Colei che ci ha donato il Salvatore del mondo e che tanto ha sofferto - con Lui e al servizio di Lui - per strapparci dal potere delle tenebre?

 

Il grande restauratore della devozione del Santo Rosario, il beato Alano della Rupe, esprimeva così alcuni dei mirabili effetti prodotti dal recitare devotamente il saluto angelico: «Il cielo è nell'esultanza, la terra nell'ammirazione ogni volta che io dico: Ave Maria; ho in orrore il mondo, l'amore di Dio regna nel mio cuore quando io dico: Ave Maria; i miei timori svaniscono, le mie passioni si spengono quando dico: Ave Maria; cresco nella devozione, trovo la compunzione quando dico: Ave Maria; si conferma la mia speranza, la mia consolazione aumenta quando dico: Ave Maria; si allieta il mio spirito, scompare la mia tristezza quando dico: Ave Maria». Lo stesso domenicano bretone si sentì rivelare dalla Santa Vergine che la negligenza e addirittura l'avversione verso l'Ave Maria sono segno probabile di dannazione eterna; al contrario, coloro che ne sono devoti hanno un grandissimo pegno di predestinazione (un concetto da intendere solo nel senso cattolico, come predestinazione alla grazia e alla gloria).

 

Perciò, san Luigi Maria Grignion di Montfort affermava che gli eretici «hanno in orrore l'Ave Maria. Imparano, magari, il Pater, ma l'Ave Maria no», mentre i fedeli amano naturalmente recitare sia l'una che l'altra preghiera, definite dal santo francese «le più eccellenti e più sublimi». Montfort denunciava quindi i pretesti che si usano per rigettare la recita del saluto angelico. E a motivo di svelare le illusioni del demonio, che trema di fronte alla Donna preannunciata da Dio nella Genesi (Gn 3, 15), aggiungeva che «la mia Ave Maria, il mio Rosario o la mia corona è la mia preghiera preferita, è la mia pietra di paragone sicura per distinguere quelli che sono condotti dallo spirito di Dio da quelli che sono nell'illusione dello spirito maligno».

 

Uno dei pretesti più diffusi per rifiutare l'Ave Maria è che essa, nella sua forma integrale, non è presente nelle Sacre Scritture. Tutta la prima parte, com'è risaputo, la si rintraccia facilmente nel capitolo 1 del Vangelo di San Luca: si compone del saluto che l'arcangelo Gabriele, inviato dalla Santissima Trinità, rivolge a Maria (Lc 1, 28); e della doppia benedizione, verso Maria e verso Gesù, che santa Elisabetta, «piena di Spirito Santo» esclama a gran voce al sopraggiungere proprio della Madre del Signore (Lc 1, 40-43). La seconda parte dell'Ave, invece, è stata aggiunta dalla Chiesa, come ricorda anche il Catechismo di San Pio X. L'invocazione che contiene (Santa Maria, Madre di Dio…) è del tutto coerente con il contenuto delle stesse Scritture e insegnarla rientra certamente nella missione che Dio ha affidato alla Chiesa di ammaestrare tutte le genti e guidarle, con l'assistenza dello Spirito Santo, «alla verità tutta intera» (Gv 16, 13).

 

Ma sorge, comunque, una curiosità: da quando si conosce la seconda parte dell'Ave Maria? Il Montfort ne fa risalire l'origine al Concilio di Efeso (431), quando i Padri conciliari condannarono l'eresia di Nestorio (che contrastava l'uso del titolo «Madre di Dio») e definirono solennemente il dogma della Divina Maternità di Maria. «Il Concilio stabilì che la Madonna venisse invocata sotto quel glorioso titolo con le parole: "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte"» (Il segreto ammirabile del Santo Rosario, 44). San Luigi Maria la riporta quindi come cosa certa. Ad ogni modo, la più antica attestazione scritta a noi nota, contenente l'Ave Maria nella sua formulazione completa, si trova nel libretto di preghiere che ebbe in uso il francescano Antonio da Stroncone (c. 1381 - 1461) e oggi conservato nella chiesa di San Damiano, ad Assisi.

 

A proposito di francescani, già sant'Antonio riferisce dell'abitudine dei predicatori di recitare un'Ave Maria all'inizio del discorso, per ottenere il favore divino. Del resto, la Santa Vergine in persona spiegò al beato Alano: «Come Dio scelse il saluto angelico per operare l'Incarnazione del suo Verbo e la Redenzione degli uomini, così coloro che desiderano riformare i costumi e rigenerare i popoli in Cristo Gesù mi devono onorare ed ossequiare con lo stesso saluto. Sono io la via scelta da Dio per venire agli uomini; perciò, dopo che a Gesù, a me devono essi ricorrere per avere la grazia e le virtù».

 

A santa Matilde di Hackeborn (†1298), che si chiedeva come poter salutare la Madonna nel modo più dolce possibile, la Madre celeste rivelò che nessuno potesse farle un saluto più dolce dell'Ave che Dio stesso le ha rivolto per primo, attraverso il Suo angelo. La stessa santa Matilde pregò la Vergine di assisterla con la sua presenza nell'ora della morte. La Madonna le promise che l'avrebbe fatto, «ma tu, a questo fine, reciterai ogni giorno tre Ave Maria». E aggiunse che la prima Ave doveva essere in ringraziamento al Padre celeste, per la potenza che le ha donato; la seconda in onore del Figlio, per il dono della sapienza; la terza in onore dello Spirito Santo, per l'abbondanza di amore con cui l'ha rivestita. Solo Dio conosce quanti comuni fedeli, papi e santi - da Alfonso Maria de' Liguori a Gemma Galgani, dal Curato d'Ars a Massimiliano Kolbe - hanno praticato nei secoli questa devozione. La quale ci ricorda, come per il Magnificat, che ogni lode a Maria si riverbera sulla Santissima Trinità ed è causa di salvezza.

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