Domenica XVIII°

Il progetto di Dio per tutta l'umanità a cominciare da ogni persona è un progetto generosissimo di amore fino al perdono nella comunione fraterna e viene espresso attraverso l'immagine e la realtà del banchetto eucaristico almeno di ogni domenica. È un'immagine usata spesso nelle Scritture proprio per indicare la gioia soprattutto nell'attualizzazione del sacrificio della Croce in ogni Messa


La liturgia ci propone oggi di nuovo una parabola: quella degli invitati a nozze almeno ogni domenica. La prima lettura, tratta dal libro di Isaia, prepara questo tema, perché parla del banchetto di Dio. Nella Lettera ai Filippesi Paolo ricorda l'intenzione di Dio di colmare ogni nostra necessità anche di fronte alla morte, secondo la ricchezza della memoria della morte e risurrezione di Cristo che ogni Messa attualizza per noi.

Isaia descrive così il progetto di Dio: "IL Signore preparerà su questo monte [= il monte Sion] un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli". L'invito del Signore è rivolto a tutti i popoli; non ci sono limitazioni, discriminazioni. È "un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati": non è possibile immaginare qualcosa di più meraviglioso di ogni Messa.

Poi il profeta esprime in un altro modo questo progetto generoso del Signore che si attualizza in ogni Messa della domenica, in questo momento. L'intenzione di Dio è di porre fine alla tristezza di tanti problemi, oggi soprattutto della pandemia senza fine: "Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti". Dio vede quando il mondo va male; vuole che tutti gli uomini vivano felici nell'amore verso di Lui nella fraternità reciproca; il suo progetto allora è di eliminare per tutti con la risurrezione la morte per sempre e intanto di asciugare nella speranza e nella fraternità le lacrime su ogni volto e di far scomparire le condizioni disonorevoli del suo popolo.

Tutto questo suscita un inno di gratitudine a Dio: "Ecco il nostro Dio; in Lui anche nella tribolazione abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato anche di fronte al dover passare attraverso la malattia, perfino la morte; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza". Questa è la conclusione di fiducia nel progetto di Dio.

La parabola di Gesù riprende il progetto di Dio attraverso la risposta del nostro personale libero arbitrio all'invito di Dio a partecipare al suo banchetto che ogni domenica attualizza nella Messa il suo sacrificio di morte e risurrezione." Il regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze". Gli invitati rappresentano il popolo ebraico. Il progetto di Dio riguarda innanzitutto questo popolo. Dio lo ha scelto non per le sue qualità o per il suo numero ma perché lo vuole colmare dei suoi benefici a servizio di tutti i popoli, luce delle genti; gli vuole offrire una situazione di abbondanza, di felicità e di comunione fraterna.

Ma gli invitati, dotati di libero-arbitrio per una risposta di amore, si rifiutano di partecipare al banchetto. Il re allora insiste, manda altri servi a dire: "Ecco ho preparato il mio pranzo: i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze". Questa insistenza di Dio anche di fronte al rifiuto rivela tutta l'altezza e la profondità del Suo amore di fronte ad ogni uomo e ad ogni donna che ama.

Gli invitati di nuovo disprezzano l'invito. È incredibile che prima della pandemia solo il 10° partecipavano alla Messa e dopo di quel 10° sono venuti meno il 30°! Dio ci propone tanti doni, tanta gioia, ma noi disprezziamo le sue offerte dicendo che non è Dio che manda l'epidemia e possiamo, autonomi, far a meno di Lui, del suo aiuto. Ciascuno va al proprio campo, ai propri affari, alla ricerca dei vaccini, invece di interessarsi del progetto di Dio della risurrezione, che è la cosa più bella di tutte. Ciascuno cerca la propria soddisfazione autonoma in cose secondarie, spesso indegne dell'uomo come aborto, disordine sessuale, ingiustizie, contrapposizioni. Ma il suo cuore invece è fatto per grandi cose e non si può limitare a interessi egoistici solo di questa vita relativa, mortale.

L'invito del re almeno alla Messa domenicale incontra addirittura reazioni ostili, aggressive negli invitati dominati, oggi, da una cultura secolarizzata di silenzio su Dio e con Dio e quindi sulla vita oltre questa vita e su chi la richiama: "Altri presero i suoi servi, li insultarono, addirittura li uccisero". Anche questo è incredibile: un invito generoso provoca l'aggressività bruciando, soprattutto in Francia, le Chiese! Gli invitati secolarizzati considerano questo invito proposto al libero-arbitrio una forma di intrusione nella propria vita.

A questo punto il re deve intervenire: manda le sue truppe perché bene o male non possono non avere il loro effetto. Nella parabola si dice che "diede alle fiamme la loro città". Qui abbiamo un accenno profetico alla rovina di Gerusalemme da parte dei Romani. Avendo rifiutato l'invito di Dio, queste persone ricevono un destino disastroso senza che Dio possa intervenire. Nel Vangelo Gesù dice a Gerusalemme: "Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali di fronte al pericolo, ma voi non avete voluto! Dio c'entra nel non poter proteggere! Ecco la vostra casa sta per essere lasciata deserta! (Lc 13,34-35; Mt 23,37).

Ma poi viene il secondo momento della parabola. IL re cioè Dio non vuole rinunciare, anche di fronte a tanti rifiuti, al suo progetto generoso in tutta la vita, fino al momento terminale di ogni persona e allora manda i suoi servi a invitare altre persone non previste inizialmente: "Il banchetto nuziale di ogni domenica è sempre pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade tra i più poveri materialmente e spiritualmente e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze, alla Messa domenicale". Qui si vede che il rifiuto dei primi invitati ha come effetto l'estensione dell'invito a tutti gli uomini, anche ai più poveri, ai più lontani. Questa è una prefigurazione, attraverso la parabola, della predicazione del Vangelo, dopo la morte e risurrezione di Gesù, non solo agli ebrei discendenti di Abramo ma ai pagani. Abramo già vide in anticipo e credette e così anche imita Abramo. Ma i rabbini talmudici, pur di razza ebraica e dal mille quelli della Cabala che rifiutano Gesù non sono i nostri fratelli ebrei maggiori. I musulmani pur considerando Gesù meno di Maometto lo considerano un grande profeta. Il re entra per vedere i commensali e ne scorge uno tra i pagani che non indossa l'abito nuziale. Per partecipare al banchetto nuziale della Messa con al comunione, occorre essere vestiti in modo adeguato con il perdono del battesimo e della confessione. E un invitato ha rifiutato il primo battesimo di acqua o quello di lacrime della confessione. Il re gli dice: "Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale, senza essere perdonato, in grazia di Dio?". Ma lui non risponde. Il re, aperto agli ebrei e ai pagani, ordina ai servi di legarlo e di gettarlo fuori.

Con questo racconto Gesù vuole dare a tutti, ebrei e pagani, un ammonimento. L'invito di Dio è generosissimo con tutti, senza distinzione di razza e fino al termine di ogni vita, noi non lo meritiamo affatto. Ma non possiamo fare ameno della grazia che ci rende degni. È la grazia che nel Battesimo e nella Confessione ci rende degni comunque ridotti, ci santifica, ci mette veramente nelle condizioni necessarie. In questa Messa che attualizza il Sacrificio redentore della Croce dobbiamo ammirare innanzitutto la generosità di Dio e la mediazione della Corredentrice, madre di misericordia.






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