Domenica XXIX


Ad ogni potere umano il Vangelo dice: non appropriarti dell'uomo. Non violarlo, non umiliarlo anche con le tasse: è cosa di Dio e gli appartiene, ogni creatura è prodigio grande che ha il Creatore nel sangue e nel respiro. Ma è doveroso "restituire" i servizi che riceviamo pagando le tasse? Prima avete avuto servizi, ora restituite


Il Vangelo di questa domenica ci fa rivivere una trappola ben congegnata: È lecito o no pagare il tributo a Roma? Stai con gli invasori o con la tua gente? Con qualsiasi risposta Gesù avrebbe rischiato la vita, o per la spada dei Romani, come istigatore alla rivolta, o per il pugnale degli Zeloti, come sostenitore degli occupanti.

Erodiani e farisei, due facce nel pantheon del potere, pur essendo nemici giurati tra loro, in questo caso si accordano contro il giovane rabbi di cui temono le parole di verità e vogliono stroncare la carriera.

Ma Gesù non cade nella trappola, anzi: ipocriti e capiremo perché, li chiama, cioè commedianti, la vostra esistenza è una recita. Rendere l'esistenza una recita è un rischio di sempre, oggi in modo particolare data l'importanza dell'opinione pubblica. Mostratemi la moneta del tributo. Siamo a Gerusalemme, nell'area sacra del tempio, dove, con in tutto l'Antico Testamento prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio era proibita qualsiasi figura umana, anche se coniata sulle monete. Per questo c'erano i cambiavalute all'ingresso. I farisei, i puri, con la loro religiosità ostentata, portano dentro il luogo più sacro della nazione, la moneta proibita con l'effige dell'imperatore Tiberio. I commedianti sono smascherati nella loro ipocrisia: sono loro, gli osservanti, a violare la norma, mostrando di seguire la legge del denaro e non quella di Mosè.

Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, il cui volto è sulla moneta che avete in mano nel Tempio dove è proibita. Ma c'è una domanda che è attuale anche per noi. È lecito, anzi doveroso pagare le tasse? Avevano chiesto. Gesù risponde impiegando un altro verbo, restituire, come per uno scambio: prima avete avuto, ora restituite. Lungo è l'elenco di ciò che dal pubblico ho ricevuto: ho ricevuto istruzione, assistenza sanitaria, giustizia, coesione sociale, servizi pubblici e per i più fragili, cultura, assistenza …ora restituisco qualcosa con le tasse.

Rendete a Cesare, vale a dire pagate tutti le imposte per i servizi che aggiungono tutti. Come non applicare questa chiarezza immediata di Gesù ai nostri giorni di faticose riflessioni su manovre finanziarie non sempre giuste, tasse, fisco: ai farisei di oggi e lo posiamo essere tutti più o meno, per quali evadere le imposte, cioè non restituire, trattenere, è normale?

E aggiunge: Restituire a Dio quello che è di Dio. Di Dio è la terra e quanto contiene da non inquinare o sperperare; ma ogni essere umano, uomo-donna è di Dio. Di Dio è la mia vita dal concepimento alla morte naturale, vita che "Lui ha fatto risplendere per mezzo del Vangelo" nella sua destinazione a figli nel Figlio e quindi Fratelli (2 Tm 1,10). Neppure essa mi appartiene.

Ogni uomo e ogni donna vengono al mondo come vite che risplendono, come talenti d'oro su cui è coniata l'immagine di Dio e l'iscrizione: tu appartieni alle sue cure provvidenziali, sei iscritto al suo Amore unico e irripetibile per ogni persona.

Restituisci a Dio ciò che è di Dio, cioè te stesso. A Cesare le cose, a Dio le persone. A Cesare oro e argento, a Dio ogni uomo e ogni donna.

A me e ad ogni persona, Gesù ripete: tu non appartieni a nessun potere, resta libero da tutti, ribelle ad ogni tentazione di lasciarti asservire.

Ad ogni potere umano il Vangelo dice: non appropriarti di ogni essere umano. Non violarlo mai, non umiliarlo mai: è cosa di Dio, ogni creatura è prodigio grande che ha il Creatore nel sangue e nel respiro.

Nella seconda lettura Paolo, rivolgendosi, assieme a Silvano e Timoteo, suoi compagni di apostolato, ai Tessalonicesi, che si sono convertiti e divenuti fratelli con il battesimo, ringrazia Dio perché li ha scelti.

Essere scelto da Dio era un privilegio del popolo ebreo. Ma con la passione e la risurrezione di Gesù questo privilegio ormai è esteso a tutte le nazioni attraverso la fede in Lui. Ormai tutti i pagani, già creature di Dio possono beneficiare dei privilegi del popolo di Israele chi liberamente ha accolto nella fraternità battesimale il Messia.

Si tratta innanzitutto di privilegi spirituali, perché Paolo parla dell'impegno dei Tessalonicesi nella fede, della loro operosità fraterna nella carità, della loro costanza nella speranza. In tutto questo si vede che essi sono stati scelti non solo come creature umane ma uniti fraternamente al popolo eletto.

Queste virtù teologali -fede, speranza, carità – sono frutto della predicazione degli apostoli: una predicazione che non è stato solo un discorso fatto di parole, ma un discorso accompagnato da potenza fraterna e da Spirito Santo.

Di nuovo osserviamo come Dio apra le prospettive degli uomini. Il suo progetto supera le nostre idee. Perciò dobbiamo sempre accogliere con gioia il suo disegno così sorprendente e così meraviglioso pur tra tutte le tribolazioni attuali, compresa la pandemia. Che Maria, nostra Madre che in questo mese invochiamo nel Rosario ci aiuti.



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