Russia Ucrania

Antonio Socci, in "Libero" – 25 Febbraio 2022

L'analisi più intelligente e realista, per capire la tragedia in corso fra Russia e Ucraina è uno straordinario articolo di Henry Kissinger, To settle the Ukraine crisis, start at the end, pubblicato sul Washington Post il 5 marzo del 2014 (eccolo QUI tradotto dal blog di Massimo Borghesi). Alla luce degli ultimi eventi questa analisi è ancora più attuale. E non a caso lo stesso Kissinger cita positivamente il pensiero di Solzenicyn, sulla vicenda Russia/Ucraina.

 

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Oggi tutti siamo sconcertati dalla drammatica scelta bellica della Russia e ci chiediamo cos'ha in mente Putin. Eppure, quando arrivò al potere, nel 1999, tese la mano all'Occidente, ipotizzando perfino l'adesione alla Nato. Ci fu l'accordo di Pratica di Mare con Bush, propiziato da Berlusconi, nel 2002, e l'ingresso della Russia nel G7.

 

Ma subito dopo gli Usa chiusero quella porta e capovolsero l'atteggiamento verso la Russia. Perché?

 

Anche una personalità di grande statura morale come il Premio Nobel Aleksandr Solzenicyn (1918-2008), provò a farci capire il tragico errore dell'Occidente. Basta leggere il suo libro "Ritorno in Russia. Discorsi e conversazioni 1994-2008" (Marsilio).

 

Nel 2006, a chi prospettava un futuro di collaborazione e fratellanza fra Usa, Ue e Russia, Solzenicyn rispondeva:

 

"Ahimè. Il processo politico globale non si muove affatto nella direzione da lei auspicata. Gli Stati Uniti dislocano le loro truppe di occupazione in un paese dopo l'altro. In Bosnia… già da nove anni, nel Kosovo e in Afghanistan da cinque, in Iraq…. Vedendo che l'attuale Russia non costituisce per essa alcuna minaccia, la Nato dispiega con metodo e tenacia il proprio apparato bellico in Europa orientale e nell'aggiramento continentale della Russia dal Sud. E in questo contesto si situa l'aperto sostegno materiale e ideologico alle rivoluzioni cosiddette 'colorate', nonché la paradossale intrusione degli interessi nordatlantici nell'Asia centrale… si sta apprestando un accerchiamento completo della Russia, premessa della perdita della sua sovranità".

 

Lo scrittore parlava di "un globalismo della peggior specie" con cui "hanno voluto costruire un futuro senza Dio", con il primato assoluto del Mercato. A proposito delle prime fratture con l'Ucraina, dichiarava:

 

"Quello che sta accadendo in Ucraina, già a partire dall'ingannevole formulazione del referendum del 1991 è per me fonte ininterrotta di amarezza e dolore. La fanatica repressione e persecuzione della lingua russa (che in precedenti sondaggi d'opinione era riconosciuta come propria principale da più del 60 per cento della popolazione dell'Ucraina) è una misura semplicemente folle, che contraddice anche quelle che sono le reali esigenze di un progresso culturale del paese. Enormi estensioni territoriali che non sono mai appartenute all'Ucraina storica, come Novorossija, la Crimea e tutto il territorio sudorientale sono stati cacciati a forza nella compagine dell'attuale Stato ucraino con la sua politica bramosamente desiderosa di associarsi alla Nato. Per tutta l'epoca di Eltsin non c'è stato un solo incontro con gli omologhi ucraini che si sia risolto senza registrare capitolazioni e concessioni da parte del presidente russo. L'allontanamento della Flotta del Mar Nero da Sebastopoli (che neanche Chruščëv aveva ceduto all'allora Repubblica sovietica ucraina) costituisce un deliberato oltraggio all'intera storia russa dei secoli XIX e XX. Con premesse del genere la Russia non deve permettersi di tradire come niente fosse la popolazione russa di molti milioni di persone in Ucraina rinnegando l'unità che ci lega".

 

In un'altra intervista del 2003, intitolata "Senza spiritualità un popolo è una massa di consumatori", Solzenicyn – dopo aver deprecato la frantumazione della Russia e l'"abbandono" di 25 milioni di russi "in balia dell'arbitrio e della repressione all'esterno dei nuovi confini della Russia" – spiega perché "caldeggia la riunificazione della Russia e dell'Ucraina con la Bielorussia".

 

Ecco le sue parole:

 

"Da sempre auspico l'unità tra Russia, Bielorussia e Ucraina a motivo della loro parentela storica, etnica, religiosa, culturale e linguistica, e dell'antico e inestirpabile intreccio rappresentato da milioni e milioni di legami familiari. Con profondo rammarico devo constatare che nei dodici anni trascorsi dalla separazione sono stati compiuti molti terribili errori e adottate artificiose misure ostili (anche influenzate dall'esterno) che vanno contro questa causa della riunificazione. E oggi essa appare se non del tutto disperata, impensabile almeno in un prevedibile futuro".

 

In un intervento del 2000 aveva tracciato un quadro tragico per la Russia: dopo aver perso "27 milioni di vite" per salvare il mondo dal nazismo, e ancor di più sono state le vittime del comunismo, "ci siamo ritrovati senza niente in mano, siamo allo sfacelo, e ci spingono nel Terzo Mondo. E stiamo estinguendoci, ecco la cosa più spaventosa".

 

Questo il grido di dolore del grande dissidente:

 

"Quando nel nostro paese c'è stato il crollo del comunismo noi, che da decenni stravedevamo per l'Occidente… ci siamo abbandonati all'euforia. Abbracciamoci, popoli tutti! Siamo aperti a tutto! Liberare l'Europa dell'Est – ma prego!… Disarmare? – ma certo, ci siamo disarmati per quanto abbiamo potuto e fatto in tempo. Eravamo pieni di fede e fiducia. E a un tratto c'è stata una svolta imprevista. I dirigenti degli Stati Uniti, comprendendo di aver vinto la Guerra fredda, non sono riusciti ad accontentarsi della vittoria riportata. Nella storia si sono già viste grandi potenze tentate dall'egemonia mondiale. E oggi gli Stati Uniti si sono lasciati tentare da questa prospettiva".

 

Non si tratta solo dell'egemonia economica e culturale. Lo scrittore spiega:

 

"Prendiamo la Nato – il Trattato nordatlantico e sottolineo: Nordatlantico. E dove lo troviamo invece? Nell'Asia centrale, nella Transcaucasia e attivissimo in Ucraina, la quale non vede l'ora di poter entrare nella sua compagine. E cosa deve pensare la Russia? Di fronte all'evidenza di una politica di accerchiamento, il più elementare accerchiamento strategico, grazie al quale in qualsiasi momento, se ce n'è necessità, in due o tre ore si possono, da postazioni avanzate, raggiungere i nostri principali centri di comando – come dovrebbe reagire la Russia? Ovviamente con timore e prendendo contromisure".

 

Fra l'altro, con l'allargamento a Est, la Nato venne meno alla parola data… Raymond Aron aveva definito Solzenicyn "l'homme du siècle", un profeta. Ma l'Occidente non l'ha mai ascoltato. Purtroppo.

Antonio Socci

Da "Libero", 25 febbraio 2022

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