Il Magistero

Luisella Scrosati, in "La Nuova Bussola" – 27 Febbraio 2022

In questa lezione affrontiamo una riflessione sul Magistero della Chiesa.

 

- Come si colloca il Magistero rispetto alla Rivelazione e alle due fonti della Rivelazione?

Innanzitutto occorre dire che il Magistero non deve essere considerato una terza fonte della Rivelazione, quindi non è allo stesso livello delle Sacre Scritture e della Divina Tradizione.

 

Quale sia la sua collocazione ce lo spiega un testo della Costituzione Dogmatica Dei Verbum, al paragrafo numero 10:

 

"L'ufficio poi d'interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso".

 

Dunque il Magistero della Chiesa non ha un ruolo costitutivo, non costituisce la Rivelazione, non è una delle fonti o delle modalità trasmissive della Rivelazione, ma ha invece un ruolo interpretativo ed in questo senso viene tradizionalmente anche chiamato regula fidei proxima, cioè la regola prossima della fede. La regola remota della fede è chiaramente il fondamento, cioè le Sacre Scritture e la Tradizione.

 

- Cosa significa Regola Prossima?

Significa che il Magistero ci dà l'interpretazione autentica di queste fonti, quindi si inserisce come elemento interpretativo.

 

- Quali sono le conseguenze del testo sopra riportato?

 

1- Parlando di Parola di Dio, non bisogna mai intenderla come un sinonimo della Bibbia. La Parola di Dio è la Rivelazione e quindi include sempre quella scritta e quella orale, le Scritture e la Tradizione. Bisogna ricordarlo sempre.

 

2- Se il Magistero si inserisce come elemento interpretativo e non costitutivo, che cosa significa? Significa chiaramente che esso non costituisce una nuova Rivelazione, non aggiunge materiale alla Rivelazione. È di Fede che la Rivelazione è compiuta e terminata con la morte degli apostoli.

 

La Rivelazione non è in corso, si è conclusa con la morte degli apostoli e con essa abbiamo un depositum definito e stabilito.

 

- Questo significa che la Rivelazione è lettera morta?

No, perché essendo Rivelazione Divina si tratta di un depositum sempre vivo, sempre attuale, sempre indagabile ed inesauribile nella sua forza di illuminazione e di vivificazione di colui che si accosta alla Rivelazione. Il fatto che essa sia conclusa non significa che appartenga al passato.

 

Significa invece che non è da attendersi nessuna nuova Rivelazione e nemmeno un superamento della Rivelazione. L'unica cosa che può "superare" la Rivelazione è la visione beatifica, che non è una nuova Rivelazione ma è il cadere del velo che abbiamo dinnanzi.

 

Non esiste dunque un Vangelo più perfetto che deve essere ancora rivelato, come molte correnti pensano e attendono.

Occorre fare un'importante differenza tra:

 

- Lo sviluppo del dogma, chiamato anche sviluppo organico

- L'idea del cambiamento, dell'evoluzione con discontinuità.

 

Questi sono due concetti opposti.

 

Nella Rivelazione, che in sé è compiuta, assistiamo ad uno sviluppo da parte nostra, non da parte della Rivelazione. Il dogma, la dottrina si sviluppa, si precisa, si esprime. È come un corpo che si sviluppa, è sempre lo stesso corpo, che mantiene le caratteristiche fisiche sue proprie, lo stesso ordine e rapporto tra le parti, ma da bambino cresce e si sviluppa in uomo.

 

- Lo sviluppo del dogma, che è una realtà di fatto, da cosa viene storicamente provocato?

 

- Da un approfondimento nella conoscenza e nell'espressione linguistica.

 

- Dallo sviluppo di eresie, errori, nuove ipotesi teologiche che spingono ad approfondire, precisare e distinguere.

 

Sempre nella Dei Verbum, paragrafo 10, si spiega che il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito Santo,

 

"(...) piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio".

 

Questo testo insiste sul fatto che il Magistero ha una dipendenza dalla Parola di Dio, intesa come Scrittura e Tradizione. Perciò ancora una volta, l'ambito del Magistero è quello di essere una interpretazione della Parola di Dio, sottoposta e fedele alla Rivelazione.

 

3. La terza considerazione che possiamo trarre dal testo di Dei Verbum riguarda il contenuto. Il contenuto del Magistero è soltanto ciò che è stato trasmesso, che in modo tradizionale si definisce res fidei et morum. Quanto al contenuto il Magistero non si occupa di tutto, ma soltanto di ciò che è stato trasmesso.

 

L'oggetto di fede classicamente si divide in un oggetto primario ed un oggetto secondario:

 

- L'oggetto primario è quello contenuto nel depositum fidei.

- L'oggetto secondario sono quei contenuti, sempre di fede e morale, che non sono direttamente contenuti nel depositum fidei, ma sono ad esso necessariamente connessi.

 

Non posso preservare, custodire, esporre correttamente il depositum fidei se non difendo anche questa verità in quanto gli è direttamente e necessariamente connessa. E viceversa non posso farvi rientrare ciò che non vi è contenuto e collegato.

 

Esempio. Se si deve spiegare il principio del rapporto dell'uomo con la Creazione - principio che rientra nella competenza del Magistero -, allora occorre esplicitare come questo principio è presente e viene presentato nella Rivelazione. Ma il Magistero non ha competenza per dire che una certa misura dibattuta in ambito scientifico (es.: emissione di Co2) è quella più adeguata per rispettare la Creazione. Non è di sua competenza.

 

Altro esempio. La questione attualissima delle vaccinazioni. Certamente è parte del Magistero il fatto che l'uomo prudenzialmente debba provvedere al mantenimento della propria salute e di quella altrui; non è invece competenza del Magistero in alcun modo definire esattamente quali siano le strategie per raggiungere la salute personale e pubblica. Rientra nel contenuto ed oggetto specifico del Magistero soltanto ciò che è stato trasmesso.

 

Se è vero che è stato trasmesso che l'uomo non può togliersi la vita ma la deve custodire, non può danneggiare la propria salute e quella altrui, con tutte le conseguenze di ciò, non è invece stato trasmesso che quello specifico siero o farmaco, etc. sia il più indicato per raggiungere tale scopo.

 

C'è attualmente la tendenza ad allargare molto la maglia dell'oggetto del Magistero per far rientrare delle indicazioni che hanno altra natura; d'altra parte si tenta invece di restringerlo per evitare insegnamenti chiari, che non si vogliono accogliere.

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