VIII Domenica

 

Il "prestare attenzione" al fratello comprende la premura per il suo bene spirituale. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, sull'importanza dei medici ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli, sull'aiuto di un Padre spirituale. Non così nella Chiesa dei primi tempi, nelle vite dei santi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo con l'aiuto di un Padre spirituale. Nella Sacra Scrittura leggiamo: "Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio: istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere" (Pr 9,8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (Mt 18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna – elenchein – è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge, come oggi, al male con la secolarizzazione (Ef 5,11). La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di "ammonire i peccatori". È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all'atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall'amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L'apostolo Paolo afferma: "Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito cioè l'amore divino correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu" (Gal 6,1). Iniziamo fiduciosi e gioiosi mercoledì prossimo l'itinerario quaresimale. Quaranta giorni ci separano dalla Confessione e Comunione pasquale; questo tempo "forte" dell'anno liturgico è un tempo propizio che ci è donato per attendere, con maggiore impegno, alla nostra conversione, per intensificare l'ascolto del Risorto attraverso la Parola di Dio, la preghiera e la penitenza con il digiuno, aprendo il cuore alla docile accoglienza della volontà divina, per una pratica più generosa della mortificazione e dell'aiuto fraterno, grazie al quale andare più largamente in aiuto del prossimo bisognoso: un itinerario spirituale che ci prepara a rivivere il Mistero Pasquale  nella Confessione, Comunione e Carità fraterna.

Nel nostro mondo secolarizzato, materialista, impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l'importanza della guida spirituale e della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità della nostra anima che con la morte non muore ma vive eternamente in attesa di riavere il proprio corpo risorto come quello di Gesù e di Maria. Persino "il giusto cade sette volte" (Pr 24,16), dice la Scrittura, e noi tutti, esaminandoci ogni sera, siamo deboli e manchevoli (1 Gv 1,8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore e poter essere guide, di aiuto agli altri.

E in questo cammino è importante scegliere bene il proprio maestro. Senza maestro, infatti non si apprende la sapienza, ci manca un'esperienza adeguata. Invece, dobbiamo approfittare dell'esperienza dei maestri. Gesù ci rende attenti a questo punto, dicendo: "Può forse un cieco guidare un altro cieco?  Non cadranno tutti e due in una buca?". Se scegliamo come maestro un cieco, cioè una persona ignorante, non cattolicamente credente, che non possiede la vera saggezza, allora incorreremo certamente in grandi pericoli e rovine personali.

Poi Gesù dice: "Il discepolo non è più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il maestro".

Queste due riflessioni ci spingono a scegliere la presenza sacramentale di Gesù come nostro maestro, perché Lui è l'unico maestro pieno di sapienza divina. Soltanto i Padri spirituali che imparano da Lui possono guidare bene i fedeli.

Poi Gesù rivolge una domanda, usando una immagine simbolica, paradossale: "Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo?" Gesù poi: "Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del fratello". Che la Regina della pace, dell'Amore, la Madre del lungo cammino ci aiuti a iniziare bene il cammino quaresimale personale e fraterno.

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