Cos'è la democrazia

Riccardo Zenobi, in "Cardinal Van Thuan" – 3 Febbraio 2022

Nel precedente articolo ho analizzato uno dei termini con il quale nell'agone politico viene identificata la democrazia, la partecipazione popolare, mostrando come al suo interno il bene comune che la politica persegue venga via via definito a seconda della maggioranza. Su questa dinamica si innesta il secondo termine del discorso, la sovranità popolare, consistente nella duplice funzione del popolo di avere l'ultima parola sulle decisioni governative e nel detenere la fonte della legittimazione politica.

 

Su ciò si impernia il democraticismo, il quale storicamente ha fatto nascere il suffragio universale e allargato il bacino degli elettori dai quali il potere viene delegato ad un insieme di rappresentanti che lo esercitano in base alle indicazioni del popolo; quest'ultimo non si limita a partecipare alla vita politica, ma la costituisce e ne definisce le deliberazioni e la forma che avranno di volta in volta. Ogni azione politica si costruisce intorno a questo perno, e non c'è un limite a priori che non possa essere varcato o tipo di delibera che non possa essere preso.

 

Mentre nel liberalismo grande spazio era dato alla vita prepolitica e a realtà esterne alla politica in senso stretto, nel democraticismo tutto ciò viene fagocitato all'interno degli equilibri politici per via della stessa vulnerabilità del liberalismo: se lo Stato è creato da una decisione, si innesta su una realtà che non può avere pretese nei suoi confronti in quanto per definizione non fornisce nessuna materia o dinamica preesistente che possa dare forma o limitare in qualche modo la nuova creatura; se a ciò si aggiunge la neutralità politica verso le idee nemmeno queste ultime possono delimitare un argine all'azione statale, perché lo Stato può assumere indifferentemente qualunque ideologia. Finché l'accento è posto sulla partecipazione popolare è ancora possibile avere una libertà dallo Stato; se però lo Stato fonda la sua legittimazione sulla sovranità popolare non sarà più possibile opporsi alla libertà dello Stato di legiferare e di definire quali idee devono essere assunte dall'azione del governo in base alla tornata elettorale.

 

Il liberalismo si fonda su una visione condivisa di cosa lo Stato può fare e cosa no, sottraendo in tal modo certe realtà umane (principalmente etiche e sociali) dall'influsso decisionale dello Stato. Storicamente questo equilibrio non è durato molto perché di volta in volta le varie classi sociali hanno assunto una propria visione della politica da perseguire – mercantilista, imperialista, protezionista, etc. – facendo venir meno la concordia alla base del non-intervento statale. Se su una cosa sono tutti d'accordo non è necessaria una delibera statale che metta ordine e costringa ad agire in un certo modo. Il democraticismo fa a meno di una visione condivisa, è sufficiente una qualunque maggioranza elettorale. E storicamente è appunto per questo motivo, sommato al fatto che ogni gruppo sociale tende a vedere il proprio interesse come azione politica da perseguire che è nato il discorso marxista della lotta di classe.

 

Vi può essere una versione liberaldemocratica in cui le decisioni del governo sono sottoposte al vaglio dei cittadini, e una versione più tendente al socialismo nella quale il popolo prende le sue decisioni e il governo si limita ad eseguirle. Comunque sia, nel democraticismo non esiste a priori alcun limite decisionale da parte del popolo, il quale può mettersi a legiferare indifferentemente su qualunque aspetto della realtà umana poiché non fa riferimento ad un'autorità superiore dalla quale le sue decisioni possano trarre legittimità. Né vi è un limite a priori alla forma che può prendere la delibera statale su qualsiasi materia. A differenza di quanto visto nel liberalismo, questo sistema politico non è in grado di fondare uno iato tra lo Stato e la società politica in quanto la legittimazione popolare è ciò che fonda almeno in linea di principio ogni aspetto della vita politica. A livello fattuale una tale identificazione è impossibile anche nel caso di una democrazia diretta nella quale ogni decisione è sottoposta al vaglio di ogni cittadino, poiché l'esistenza personale così come le relazioni umane non si riducono alla partecipazione politica/Statale. Ma mentre nel caso dello Stato liberale fondato sulla partecipazione popolare è necessario e positivo lasciare spazi non raggiunti dall'azione dello Stato in quanto non è quest'ultimo a creare le parti sociali, nello Stato democratico fondato sulla sovranità popolare la sola legittimità è data dal popolo, il quale è l'unico attore politico che crea lo Stato e si costituisce all'interno dello Stato. Queste considerazioni mostrano quanto il sistema democratico rappresenti solo un passaggio temporaneo verso una qualche ideologia socialista, nella quale la libertà e l'identità stessa del popolo viene costruita all'interno di un sistema teorico.

 

Il bene comune in questo sistema perde ogni legame con la realtà oggettiva perché può assumere qualsiasi forma decisa all'interno delle delibere popolari. La realtà è politicamente muta, non può fornire una linea d'azione al governo o marcare dei limiti alla sovranità popolare in quanto questa è una creatura completamente volontaristica, e solo a sé stessa rende ragione. Non avendo alcuna realtà concreta non si può parlare di "bene comune" come qualcosa che appartiene a tutti a prescindere dalle loro idee politiche, e a buona ragione le minoranze e gli individualisti protestano sul fatto di dover contribuire ad un progetto deciso da qualcun altro e da loro non condiviso.

 

È all'interno di questa visione democratica che il conflitto esplode a livelli che nel liberalismo non erano pensabili: se tutto è della politica, tutto è nella politica e da essa deriva, compresa la libertà e la verità. Lo vedremo nel prossimo post.

(2 – Contina)

 

PUNTATA PRECEDENTE: Cos'è la Democrazia: la versione liberale

 

 

1-Nel precedente post ho sottolineato il fatto che nel sistema liberale la libertà è l'unica cosa indiscutibile. Nel democraticismo essa può invece assumere qualunque forma si voglia discutere e allargarsi o restringersi a piacimento.

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