L'esercizio dell'autorità divina anche attraverso il Presidente

Stefano Fontana, in "La Nuova Bussola" – 24 Gennaio 2022

 

Non è possibile riflettere sull'elezione del Presidente della Repubblica, senza ammettere che gli ultimi due anni di Mattarella sono stati un disastro, sotto tutti i punti di vista. Sono stati gli anni della pandemia e della gestione Conte-Draghi, che hanno lasciato debiti e uno strascico di fallimenti economici, oltre ad una società divisa e demoralizzata. La risposta non può venire da una "figura istituzionale", i partiti devono anche pensare a non alienare definitivamente un terzo di italiani che considerano fallimentare l'azione governativa di questi ultimi due anni.

 

- NESSUNA MAGGIORANZA, VETI INCROCIATI di Ruben Razzante

 

Quirinale

Risulta impossibile separare l'elezione del Presidente della Repubblica dalla valutazione di due anni di politiche anti-pandemiche. Come al solito ci dicono che il problema è "istituzionale" e che serve una "figura di alto profilo", ma si tratta delle solite bugie della politica di palazzo. L'elezione del nuovo Presidente va vista alla luce di una valutazione (negativa) da dare all'epoca Napolitano-Mattarella [come è già stato osservato] ma anche alla luce di una valutazione (anche questa negativa) della politica italiana nel biennio Conte-Draghi.

 

Un italiano su tre o è contrario o è infastidito dalla politica di questo triste biennio, che considera un fallimento. Non si tratta solo del parere di chi non si è ancora vaccinato, ma anche dei tanti che sono stati costretti a vaccinarsi col ricatto del lavoro, dei tanti che hanno dovuto sopportare le mille cervellotiche e contraddittorie restrizioni, dei tanti che non hanno potuto visitare i familiari in fin di vita all'ospedale, che hanno dovuto chiudere il loro esercizio commerciale e che temono per i loro bambini nuovo obiettivo del vaccinismo e così via procedendo nelle varie tipologie degli scontenti. Alle prossime elezioni politiche [a meno che il Covid di Stato non sospenda anche questo appuntamento per motivi di "igiene pubblica"] questo terzo di italiani non starà a casa, come alle ultime elezioni amministrative, ma andrà a votare perché dopo questo lungo periodo di voluto blocco della democrazia vorrà dire la sua e la dirà in modo chiaro e antisistema. Tutte le forze politiche che avranno macchiato la propria immagine partecipando a questo fallimento della politica verranno penalizzate. Per molte di loro la votazione per il Presidente è l'ultimo appuntamento per non perdere la faccia e, poi, perdere le elezioni, lasciando il campo degli scontenti solo a Italexit di Paragone che farebbe il pieno.

 

In questi due anni la politica governativa non solo ha fallito, ma si è anche coperta di ridicolo. Le vaccinazioni non hanno prodotto risultati, i vaccinati hanno continuato a contagiare più dei non vaccinati e sono stati costretti a tamponarsi ugualmente, Paesi europei senza Green Pass sono nella stessa situazione dell'Italia che invece ha sposato come un dogma la causa della certificazione verde, non sono state preparate cure domiciliari e i medici di base consigliano ancora la tachipirina, è continuata la propaganda allarmista per impaurire e perfino la fiction RAI "Doc" si è incaricata di questa missione, si è continuato a fornire dati assoluti e non contestualizzati che non informano ma allarmano, ci si è abbassati a dare le multe di 100 euro e a segregare agli arresti domiciliari chi non si vaccina identificandoli come il "nemico assoluto". Quante risorse sono state spese per vaccini e tamponi? Quanti soldi ha pagato lo Stato italiano alle industrie farmaceutiche, scegliendo dogmaticamente per il vaccino e non per le cure? Di quanto ci siamo indebitati e quanti decenni serviranno per pagare questo debito? Quanti sono gli alberghi e i ristoranti acquistati a prezzo irrisorio da avvoltoi e avventurieri? Quale è stato il prezzo di aver parlato per due anni solo di Covid trascurando tutti gli altri aspetti della vita degli italiani? Per non parlare del costo umano e sanitario di aver trascurato tutti i reparti sanitari che non siano Covid. Per arrivare infine all'ultimo Dpcm: un vero e proprio arrogante accanimento sia contro le persone interessate sia contro il Paese, che langue e si impoverisce. Nel frattempo nessuna ripresa si vede all'orizzonte, l'inflazione, spinta dal rincaro delle materie prime, comincia a colpire le fasce deboli e medie e il governo interviene con ridicole calmierizzazioni delle mascherine FFP2.

 

Certamente, oltre al terzo di italiani profondamente scontenti, ci sono anche gli altri due terzi che sembrano condividere – almeno sulla carta – la falsa sicurezza garantita dai governi Conte e Draghi. Ciò nonostante un terzo di italiani con le idee chiare è, politicamente parlando, una mina pericolosa per il sistema. Fratelli d'Italia può vantare di non essere entrato in maggioranza e senz'altro farà fruttare questa sua scelta, anche se, in generale, si è comunque trattato di una opposizione molto debole e frammentaria. C'era una "piazza" da interpretare e Fratelli d'Italia non l'ha interpretata. La Lega si trova in una situazione molto difficile e ad essa spetta ora di smarcarsi con decisione per non essere completamente accusata di concordismo col governo Draghi. La votazione per il nuovo Presidente è per questo partito l'ultima possibilità di tirarsi fuori da un periodo politico ignominioso. E forse è già troppo tardi. Significativa ma anche tardiva, la polemica assenza del ministro Giorgetti alla riunione del governo che decretava la segregazione dei non vaccinati. Anche i 5stelle, e perfino il Partito democratico, non hanno interesse a continuare con il criterio politico della situazione di eccezione anche nella nuova Presidenza della Repubblica, ma qui siamo in un ambito politico che difficilmente può  rinnegare il proprio recente passato senza pagare prezzi troppo alti, anche se magari lo vorrebbe.

 

Se i partiti penseranno alle prossime elezioni politiche e non solo all'elezione del Presidente della Repubblica potremmo vederne delle belle, che non saranno né Draghi né Casini. Se no, no.

Stefano Fontana

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