Latinoamerica, l'inverno della Chiesa

Marinellys Tremamunno, in "La Nuova Bussola" – 21 Gennaio 2022

Dietro il calo di fedeli in America Latina non c'è - come nell'Occidente - il secolarismo. «Si allontanano dalla fede cattolica quando non trovano un'esperienza affettiva e comunitaria che cambi la propria vita». Parola di Rodrigo Guerra López, segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina. «Ma la pietà popolare mitiga il deterioramento tanto che in Messico, nonostante gli scandali, è grazie alla devozione per la Madonna di  Guadalupe se il calo è molto meno vertiginoso».

Perché la Chiesa cattolica perde fedeli in America Latina? È la domanda che il Wall Street Journal ha evidenziato l'11 gennaio, rispolverando i dati di un sondaggio del Pew Research Center pubblicato nel 2014. E, sebbene le stime su quanti latinoamericani rimangano cattolici oggi non siano precise, c'è consenso sul fatto che, col passare degli anni, la tendenza al ribasso continua, mentre cresce il numero dei credenti di altre religioni.

 

Ecco i dati evidenti nell'articolo del WSJ: secondo il Pew Research Center, il 69% dei latinoamericani era cattolico nel 2014, sebbene l'84% fosse cresciuto nella Chiesa. Tra il 1970 e il 2020, il numero di pentecostali in Brasile è cresciuto da 6,8 milioni a 46,7 milioni, secondo il World Christian Database. E in Guatemala, Paese di forte tradizione cattolica, i pentecostali sono cresciuti più di 10 volte, passando da 196mila persone a 2,9 milioni.

 

Il WSJ cita lo studio Latinobarómetro pubblicato nel 2018, poco prima della visita di papa Francesco in Cile e Perù: in sette paesi della regione, la religione cattolica è rappresentata da meno della metà della popolazione (Repubblica Dominicana 48%, Cile 45%, Guatemala 43%, Nicaragua 40%, El Salvador 39%, Uruguay 38% e Honduras 37%).

 

Allo stesso modo, "una pietra miliare simbolica, il Brasile, che ha il maggior numero di cattolici di qualsiasi Paese al mondo, dovrebbe diventare una minoranza cattolica quest'anno, secondo le stime degli accademici che tracciano l'affiliazione religiosa. A Rio è già successo: i cattolici costituiscono il 46% della popolazione, secondo l'ultimo censimento nazionale del 2010, e poco più di un terzo di alcune favelas o slum poveri", si legge nell'articolo.

 

Ma cosa sta realmente accadendo ai cattolici in America Latina? Per capirlo, la Bussola ha parlato con il professor Rodrigo Guerra López, teologo messicano e segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina della Santa Sede. «Anno dopo anno viene riportato che la Chiesa cattolica (in America Latina) è in un momento in cui ha una costante perdita di fedeli. Il fenomeno non è omogeneo», ha affermato.

 

Può spiegarci perché questo fenomeno non è omogeneo?

Ci sono Paesi con una perdita di fedeli molto rapida, come il Brasile o il caso cileno, dove se si analizza l'affiliazione alla Chiesa cattolica negli ultimi 15 anni, abbiamo un calo verticale. Non è un segreto per nessuno che i casi di abusi sessuali avvenuti in questo Paese abbiano indotto molte persone, anche se continuano a crederci, a ritirarsi dalla Chiesa cattolica come istituzione.

 

E negli altri Paesi, come si può interpretare questo fenomeno?

Non va interpretato alla luce delle teorie classiche della secolarizzazione, di carattere molto europeo, che affermano che l'educazione ci allontana dalle credenze religiose. Al contrario, proprio il clima postmoderno in cui ci troviamo ci mostra quello che i sociologi chiamano il re-incanto del mondo, cioè che l'essere umano è davvero un essere che tende a credere... Però dobbiamo riconoscere che molte persone sono disincantate e si allontanano dalla fede cattolica quando non trovano un'esperienza affettiva e comunitaria che le accolga, quando non trovano, ad esempio, uno stile di vita che combini due cose, la misericordia e allo stesso tempo una proposta chiara per la trasformazione della propria vita. Per questo oggi assistiamo a fughe, ad esempio, verso i Pentecostali, che da un lato sono molto chiari sul momento emotivo dell'esperienza cristiana e spesso lo usano come metodologia di proselitismo; d'altra parte, curiosamente, queste stesse affiliazioni di tipo pentecostale sono estremamente conservatrici su alcune questioni, anche di tipo morale, e politicamente sono iscritte in un ambiente di destra o di estrema destra, il che mostra che le persone stanno cercando di avere esperienze più profonde di vita affettiva e comunitaria, che possono consentire loro di abbandonare vecchie abitudini problematiche.

 

A quanto pare, la perdita di fedeli non ha nulla a che vedere con la necessità di cercare spazi più liberali come si potrebbe pensare...

Il cardinale Joseph Ratzinger, prima di essere eletto Benedetto XVI, ha tenuto un importante convegno qui a Roma, in occasione della presentazione di un libro su sant'Agostino e la politica, e ha affermato che il problema più grave che la Chiesa cattolica oggi deve affrontare non è l'aborto, non è il proselitismo delle sètte, ma è il moralismo. Cosa significa? Che ci sono tendenze all'interno della chiesa, che sono sempre esistite, che riducono il Vangelo, riducono la buona novella di Gesù Cristo, a solo un insieme di regole che possono essere molto corrette, ma senza un legame con la persona di Gesù Cristo. E quando affermiamo solo la moralità cristiana senza Cristo, tutto questo è schiacciante.

 

Perché in altri Paesi come il Messico non abbiamo una drastica perdita di fedeli come in Brasile o in Cile?

In Messico, secondo i risultati del recentissimo censimento del 2020, si registra anche una perdita di appartenenza alla Chiesa cattolica, ma di mezzo punto percentuale ogni anno. Ciò significa che c'è un deterioramento, ma non è pronunciato. E in Messico abbiamo avuto anche gravi casi di abusi sessuali, come quello di Marcial Maciel; quindi, avremmo potuto immaginare che si sarebbe verificato un fenomeno simile a quello cileno, ma non è successo. La risposta la si trova in uno studio presentato da due sociologi alla fine dello scorso anno sulla rivista Nexos, dove si può evidenziare che non sono le strategie pastorali dei Vescovi a mantenere l'appartenenza alla Chiesa cattolica, ma che il deterioramento è mitigato dalla pietà popolare, in questo caso dalla Madonna di Guadalupe.

 

Detto così il ruolo della Pastorale pare molto passivo, invece non si potrebbe pensare che si sia rotto il legame tra la fede del popolo e la Chiesa cattolica dell'America Latina?

La sua domanda è molto buona perché, proprio papa Francesco, consapevole che c'è qualcosa da fare anche da parte nostra, ha scritto l'Evangelii gaudium per affermare che occorre rinnovare la freschezza e la spiritualità dei nostri metodi di evangelizzazione. Molte volte abbiamo voluto sostituire la forza che ha in sé il Vangelo con il marketing, con la propaganda, con metodi di proselitismo estranei alla logica del Vangelo, che falliscono più e più volte.

 

E questo calo di fedeli avviene proprio quando per la prima volta nella storia abbiamo un pontefice di origine latino-americana...

Forse quello che dobbiamo guardare è che papa Francesco è provvidenzialmente latino-americano, conosce queste realtà personalmente, non le nasconde mai. Il pontefice è estremamente restio a nascondere i dati che la realtà ci offre, ne parla apertamente. Per questo l'Evangelii gaudium è la grande denuncia fatta dallo stesso papa Francesco, che dice che bisogna davvero tornare a un cristianesimo più autentico, più semplice, perché tante volte le cose che si sono aderite nel cammino della storia della Chiesa e che sembrano molto ortodosse, rendono spesso difficile proclamare con vigore il cristianesimo nel contesto attuale. Per questo insiste molto sul fatto che, invece di spaventarci, metterci in imbarazzo o nascondere tutto questo, dobbiamo accoglierlo come un forte campanello d'allarme, prendere la decisione una volta per tutte di abbandonare le forme d'ufficio che hanno generato così molti danni all'interno della Chiesa e hanno snaturato il vero volto del cristianesimo, che ha urgente bisogno di essere corretto.

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