Battesimo del Signore

 

Il battesimo di Gesù è stato un fatto sorprendente, inaspettato. Di per sé Gesù non doveva farsi battezzare. Il battesimo di Giovanni, infatti, era destinato ai peccatori.

Giovanni battezzava predicando un battesimo per la remissione dei peccati; e l'atto del battesimo esprimeva proprio questo: la purificazione.

Giovanni battezzava con acqua. L'acqua purifica, lava. Così simboleggia la purificazione che viene richiesta e desiderata nel battesimo.

Paolo dice che il battesimo cristiano ha un significato ancora più importante: significa la morte al peccato, per rivivere rinascendo da figli nel Figlio di Dio che è Padre per opera dello Spirito Santo. E agli inizi si veniva battezzati per immersione, cioè il peccatore immergeva tutto sé stesso nell'acqua, per indicare così che era come morto, sepolto nell'acqua. Poi riemergeva, per indicare il ritorno a una vita nuova da figli nel Figlio.

Gesù non aveva bisogno del battesimo per sé stesso, perché senza peccato e Figlio. Lo ha fatto per significare la sua missione: egli si è incarnato, è venuto a prendere su di sé i nostri peccati, a morire al peccato nostro, per farci risorgere a una vita nuova non solo di creature ma di figli.

Ricevuto anche Lui il battesimo, "stava, ci dice san Luca, in preghiera" (Lc 3,21). Gesù parla con il Padre suo. E siamo sicuri che Egli ha parlato non solo per sé, ma anche di noi e per noi; ha parlato anche di me don Gino che ho ricevuto il battesimo il 25 agosto del 1934, ha parlato di ognuno di noi e per ognuno di noi che non può rivivere in quel giorno il dono ricevuto senza la consapevolezza. E poi l'evangelista ci dice che sopra Gesù in preghiera si aprì il cielo. Gesù anche con la sua umanità entra in contatto col Padre, il cielo si è aperto su di Lui. Il cielo si apre sopra di noi nel Sacramento. Quanto più consapevolmente viviamo in contatto con Gesù nella memoria della realtà del nostro Battesimo facendoci il segno della Croce, tanto più il cielo si apre sopra di noi per tutti i doni di cui abbiamo bisogno. E dal cielo – ritorniamo al Vangelo – in quel giorno venne una voce che disse a Gesù e in Lui a tutti noi battezzati: "Tu sei mio figlio prediletto" (Lc 3,22). Nel Battesimo il Padre celeste ripete a Gesù e ai figli nel Figlio nella famiglia della Chiesa queste parole "Tu sei il mio figlio prediletto" (Lc 3,22). Nel Battesimo e in tutti conseguenti sacramenti, a cominciare dalla confessione, il Padre celeste ripete queste parole: "Tu sei mio figlio". Quanto è importante la consapevolezza che battezzati per sempre si è adottati nella famiglia di Dio, nella comunione con la Santissima Trinità, nella comunione con il Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Proprio per questo il Battesimo va amministrato nel nome della Santissima Trinità. Siamo salvati "per la misericordia di Dio mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo" (Tt 3,5). Un lavacro di rigenerazione indelebile. Il Battesimo non è soltanto una parola; non è solamente una cosa spirituale, ma implica anche la materia. Tutta la realtà della terra viene coinvolta. Il Battesimo non concerne solo l'anima. La spiritualità dell'uomo investe l'uomo nella sua totalità, corpo e anima. L'azione di Dio in Gesù Cristo è un'azione ad efficacia universale. Cristo assume la carne e questo continua nei sacramenti nei quali la materia viene assunta ed entra a far parte dell'azione divina. 

Nel Battesimo siamo adottati da Padre celeste, ma in questa famiglia che Egli costituisce c'è anche una madre, la madre Chiesa in famiglia, in diocesi e parrocchia, in comunità. L'uomo non può avere Dio come Padre, dicevano già gli antichi scrittori cristiani, se non ha anche la Chiesa come madre. In crisi la Chiesa va in crisi la paternità divina. Vediamo come il cristianesimo non sia solo una realtà spirituale, individuale, una semplice decisione soggettiva che io prendo, ma sia qualcosa di reale, di concreto, di quotidiano, potremo dire qualcosa anche di materiale. La famiglia di Dio si costruisce nella realtà concreta della diocesi, delle famiglie, della parrocchia, nella comunità. L'adozione a figli di Dio, nelle relazioni del Dio trinitario, è contemporaneamente assunzione nella famiglia della Chiesa, inserimento come fratelli e sorelle nella grande famiglia dei cristiani: "che fraternità il 3 luglio 1960 con 230 giovani alla mia prima Messa". E solo se, in quanto figli di Dio dal Battesimo, ci inseriamo come fratelli e sorelle nelle varie realtà della Chiesa, possiamo dire e sentire il Padre nostro come il nostro Padre celeste al di sopra di tutto e di tutti e quindi liberi, capaci di amare. "Io vi battezzo con l'acqua, ma dopo di me viene uno più forte di me che vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco" (Lc 3,16). In cosa consiste il fuoco a cui san Giovanni battista accenna? Per vedere questa realtà del fuoco, presente nel Battesimo con l'acqua, dobbiamo osservare che il battesimo di Giovanni era un gesto umano, un atto di penitenza, un protendersi dell'uomo verso Dio per chiedere perdono dei peccati e la possibilità di iniziare una nuova esistenza. Era solo un desiderio umano, un andare verso Dio con le proprie forze. Ora questo non è sufficiente. La distanza sarebbe troppo grande. In Gesù Cristo vediamo che Dio viene incontro continuamente nei sacramenti. Nel Battesimo cristiano, istituito da Cristo con il suo battesimo, non agiamo solo noi con il desiderio di essere lavati, con la preghiera di ottenere il perdono. Nel Battesimo agisce Dio stesso, agisce Gesù mediante lo Spirito Santo e la nostra madre Maria con le sue relazioni trinitarie. Nel Battesimo cristiano è presente il fuoco dello Spirito santo.

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