Scrittura e Tradizione della Chiesa le fonti

Luisella Scrosati, in "La Nuova Bussola" – 23 Gennaio 2022

 

Nelle ultime due puntate abbiamo trattato della Rivelazione. Abbiamo visto cos'è, quali sono le sue caratteristiche. Abbiamo accennato una risposta ad alcune deviazioni che riducono la Rivelazione sul piano storicistico, antropologico, e così via. Oggi vediamo di rispondere a una domanda che sarà sicuramente sorta a tutti: questa Rivelazione, di fatto, dove la troviamo? Dove è contenuta? Dove è trasmessa?

 

È questo il tema classico delle cosiddette fonti della Rivelazione

"Fonti della Rivelazione" è un termine tradizionale in teologia, ma è stato un po' messo tra parentesi, perché l'unica fonte della Rivelazione è Gesù Cristo. Quelle che vengono chiamate le due fonti della Rivelazione, cioè la Sacra Scrittura e la Tradizione, vengono più recentemente chiamate "canali della Rivelazione", o "modalità della Rivelazione". In qualsiasi modo le vogliamo chiamare, si tratta di questo semplice concetto: la Rivelazione è contenuta e trasmessa tramite la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa. A ognuna di queste dedicheremo degli incontri; oggi mi preme mostrare l'esistenza di questi due canali di trasmissione e la loro reciproca relazione. E ci serviamo come sempre dei testi del Magistero e della stessa Tradizione della Chiesa, dei Padri della Chiesa in questo caso.

 

Cito subito la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I, Dei Filius,

 

Questa Rivelazione soprannaturale, secondo la fede della Chiesa universale, proclamata anche dal santo Concilio di Trento, è contenuta "nei libri scritti e nella tradizione non scritta, che, ricevuta dagli Apostoli dalla bocca dello stesso Cristo o trasmessa quasi di mano in mano dagli stessi apostoli, per ispirazione dello Spirito Santo, è giunta fino a noi" (Denz 3006)

 

Questo è un testo fondamentale perché è una Costituzione dogmatica di un Concilio importante che riprende un altro Concilio importante come quello di Trento. Viene affermato esplicitamente che l'unica Rivelazione soprannaturale è contenuta nei libri scritti e nella tradizione non scritta e trasmessa quindi fino a noi.

 

Non penso ci siano discussioni nel mondo cattolico sul fatto che le Scritture contengano e trasmettano la Rivelazione. Un po' più svanita è invece l'idea che la Tradizione della Chiesa sia essa stessa un deposito della Rivelazione e una modalità di trasmissione della medesima Rivelazione. Eppure sono le stesse Scritture a rimandare a qualcosa oltre le Scritture. Cito due testi del Nuovo Testamento: il primo è tratto dalla Seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, capitolo secondo, verso 15:

 

State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera. 

 

Interessante, non solo perché parla di tradizioni, ma perché indica una duplice modalità di trasmissione. La lettera, che poi entra a far parte del canone delle Scritture ispirate, ma anche dalla "nostra parola". Per entrambe le ragioni, dice san Paolo, "state saldi e mantenete queste tradizioni".

 

Un altro testo è la conclusione del vangelo di San Giovanni, capitolo 21, versetti 24 e 25:

 

Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

 

Oltre a quello che è stato scritto, c'è una marea di altre cose che Gesù ha compiuto, che ha detto e trasmesso, e che non sono contenute nei libri. Quindi, se non sono contenute nei libri devono essere cercate altrove.

 

Due testi importanti delle Scritture, dunque, che ci dicono che oltre alle Scritture c'è un altro canale di trasmissione della Rivelazione, che è appunto la Tradizione della Chiesa.

C'è un testo che vorrei leggere che è una pietra miliare su questo tema; è tratto dall'opera di san Basilio di Cesarea dedicata allo Spirito Santo, un'opera che si colloca nelle controversie pneumatologiche, cioè sulla persona, sull'identità dello Spirito Santo.

 

In un passaggio di quest'opera, san Basilio si trova a dover giustificare perché oltre all'espressione "nello Spirito santo" lui abbia utilizzato anche l'espressione "con lo Spirito Santo". Pensate alla chiusura del Gloria in excelsis: cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Questa espressione veniva contestata, come non presente nelle Scritture. Ora in questa sede non interessa la controversia in sé, ma qui San Basilio dedica dei paragrafi di quest'opera alle dottrine non scritte trasmesse dalla Chiesa, e quindi il riferimento è alla Tradizione.

 

Cito dall'opera Lo Spirito Santo, cap. XXVII, paragrafi 65-67. Nel paragrafo 65 spiega la controversia, poi dice (§ 66):

 

Tra le dottrine e le proclamazioni custodite nella Chiesa, talune le deriviamo dall'insegnamento scritto, altre le abbiamo ricevute dalla tradizione apostolica, a noi trasmesse segretamente. Ma entrambe hanno lo stesso valore per la pietà. E questo non lo potrà negare nessuno che abbia una sia pur modesta esperienza delle istituzioni ecclesiastiche. Se infatti noi tentassimo di scartare i costumi non scritti che non hanno grande incidenza, a nostra insaputa danneggeremmo il Vangelo proprio nelle parti essenziali, anzi di più: ridurremmo la proclamazione a un nome vuoto.

 

Per esempio - per richiamare la prima diffusissima consuetudine - chi ci ha insegnato per iscritto a segnare con il segno di croce coloro che sperano nel nome del Signore nostro Gesù Cristo [qui probabilmente il riferimento è alla pratica pre-battesimale di segnare con la croce coloro che poi sono chiamati al Battesimo, ndr]. Quale scrittura ci ha insegnato a stare rivolti a oriente durante la preghiera? [L'orientamento a est è un contenuto costante della Tradizione della Chiesa, e solo negli ultimi secoli è diventato in certi casi facoltativo, e adesso sembra addirittura proibito; ma per San Basilio è un elemento fondante, che non può essere sacrificato, ndr]. Le parole dell'epiclesi, al momento della consacrazione del pane dell'Eucarestia e del calice della benedizione, chi è il santo che ce le ha lasciate per iscritto?

 

[…] Benediciamo anche l'acqua del battesimo e l'olio dell'unzione e inoltre lo stesso battezzato. Sull'autorità di quali scritti? Non è questo in virtù della tradizione custodita in silenzio e nella segretezza dagli iniziati? Che dire ancora: la stessa consacrazione dell'olio, quale testo scritto ce l'ha insegnata? Da dove deriva la triplice immersione battesimale? E tutti gli altri riti connessi col battesimo, la rinuncia a Satana e ai suoi angeli, da quale scrittura proviene? Non è da questo insegnamento privato e segreto, che i nostri padri custodirono in un silenzio scevro da agitazione e da curiosità, ben sapendo che nel silenzio si salva la sacralità del mistero? Delle cose che non è lecito contemplare ai non iniziati, come potrebbe essere ragionevole divulgare l'insegnamento per iscritto?

 

Qui San Basilio collega la trasmissione orale non scritta a una sorta di custodia del mistero del segreto che non può essere divulgato a tutti, cosa che avverrebbe con gli scritti. Poi dice: "Non mi basterebbe una giornata intera se volessi esporre i misteri della Chiesa non scritti" (§ 67).

 

Mi pare un testo molto ricco e significativo.

 

Di questo denso e importantissimo testo di san Basilio Magno sicuramente non vi sarà sfuggito l'inizio del paragrafo 66, laddove si diceva "Tra le dottrine e le proclamazioni custodite nella Chiesa". Perché è importante questa frase? Perché è dalla Chiesa che noi riceviamo parimenti le Scritture e la Tradizione. Cristo fonda la Chiesa, ma non scrive un libro. È la Chiesa anzitutto la destinataria della Rivelazione; la Rivelazione è affidata alla Chiesa perché la custodisca, la scruti e la trasmetta fedelmente. E dunque è alla Chiesa che vengono affidate le Scritture e la Tradizione, e parimenti è nella Chiesa che esse vanno valutate, vanno comprese. Questo è importantissimo, e lo vedremo quando parleremo in particolare delle Sacre Scritture.

 

Questo è sottolineato in particolare nei paragrafi 80-82 del Catechismo della Chiesa cattolica. Il Catechismo cita la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, Dei verbum, che riprende sostanzialmente la Dei Filius, e dice:

 

"La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine". L'una e l`altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo […]

"La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l`ispirazione dello Spirito divino". "La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori […]

Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l`interpretazione della Rivelazione, "attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l`una e l`altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto".

 

Questo testo è di nuovo della Dei Verbum, 9 e vedete che richiama quasi letteralmente il testo di san Basilio Magno che abbiamo letto. La sintesi, la chiusura del cerchio è data dalla Rivelazione con i suoi due canali e la Chiesa che è la custode della Rivelazione, la custode e l'interprete, e colei che poi la trasmette.

 

La Rivelazione dunque è contenuta sia nelle Scritture sia nella Tradizione – Concilio di Trento, Concilio Vaticano I e Concilio Vaticano II.

 

È interessante sottolineare che non si tratta di due fonti che si suddividono i contenuti. Come dire, se ho bisogno di cercare alcune cose le cerco nella Tradizione, se ne ho bisogno di altre altre le cerco nelle Scritture. Anzi, nella redazione del testo del Concilio tridentino è stata rifiutata la formulazione che la Rivelazione è contenuta partim.. partim..,, cioè una parte nelle Scritture, una parte nella Tradizione, proprio perché non c'è una suddivisione contenutistica.

 

La Scrittura e la Tradizione sono fortemente legate tra di loro. È comunque da notare che c'è un'anteriorità, sicuramente cronologica, della Tradizione rispetto alla Scrittura. Perché la Tradizione apostolica si crea con la predicazione degli apostoli e con le concrete norme della vita delle comunità cristiane - norme anche sacramentali, liturgiche - prima che qualcosa venga messo per iscritto. La Chiesa non nasce con la Scrittura dei testi sacri: la Chiesa già esiste, la Tradizione è già partita. Dunque c'è un'anteriorità sicuramente cronologica della Tradizione, un'anteriorità per certi versi anche costitutiva.

 

Un teologo, J.A. Möhler, sottolinea come la Scrittura sia una sorta di Tradizione scritta, una forma della più ampia Tradizione della Chiesa, e le stesse Scritture vivono poi nella tradizione orale che penetra il senso delle Scritture stesse. Ora, è vero che non si può dire che le Scritture siano semplicemente la Tradizione messa per iscritto; le Sacre Scritture, ogni libro della Sacra Scrittura ha infatti un suo perché, ha una sua forma, ha una sua struttura, che è una modalità con cui lo stesso contenuto viene trasmesso ed è importante quindi la specificità, mantenere e capire la specificità del testo. Ma è altrettanto vero che le Scritture non vivono da sole, nascono da un terreno precedente della Tradizione della Chiesa, vengono trasmesse e vivono all'interno della medesima Tradizione.

 

È interessante, sotto questo punto di vista, una sottolineatura: spesso accade che troviamo nelle Scritture in modo implicito quello che nella Tradizione viene invece presentato via via in modo esplicito. A volte nelle Scritture ci sono contenuti espliciti, non solo perché sono verbalizzati ma anche attraverso i rinvii che i testi si mandano tra di loro, attraverso riferimenti espliciti o impliciti, quando per esempio il Vangelo o gli scritti neotestamentari si rifanno all'Antico Testamento e viceversa.

 

Ma oltre a questo ci sono anche dei piccoli agganci, delle spie, che di per sé non ci appaiono ricche di tutto quel contenuto che poi la Tradizione è in grado di esplicitare. Pensiamo ad esempio il mistero di Maria Santissima, della sua Verginità perpetua, dell'Immacolata Concezione, ecc.: nelle Scritture troviamo in modo implicito e "limitato" quello che invece nella Tradizione si sviluppa in modo esplicito, organico e ampio.

 

Qual è uno dei terreni di scontro con il mondo evangelico protestante? Non è tanto una negazione assoluta della Tradizione da parte del mondo evangelico, quanto piuttosto il fatto che loro ammettono quella che viene chiamata traditio interpretativa – che in alcuni settori del mondo evangelico viene comunque riconosciuta – ma non la traditio autentica o autorativa. Cioè la Tradizione non è un'autorità, è una forma interpretativa delle Scritture, ma non ha una consistenza propria.

 

Il riferimento alla Tradizione come chiave per aprire elementi impliciti delle Sacre Scritture è chiamata anche tradizione dichiarativa, cioè che dichiara, che esplicita. Ma c'è anche una tradizione completiva. Cosa vuol dire? Che è complementare alle Scritture e veicola prassi e contenuti che non sono contenuti nelle Scritture.

 

Resta però anche il fatto che se è vero che la Tradizione ha un'anteriorità cronologica, d'altra parte è pur vero che la Tradizione è più "fluida". Cosa vuol dire? Una volta defintio, il canone delle Scritture, rimane quello, pur con delle nuove acquisizioni, o sfumature sulle traduzioni, pur importanti; la Tradizione invece è più difficile da circoscrivere, da identificare. Quindi bisogna saper distinguere quella che è la vera Tradizione della Chiesa da tradizioni, magari locali, importanti, ma non indispensabili; o addirittura da tradizioni che possono essere di uomini che poi scalzano la vera tradizione della Chiesa, la offuscano, la appesantiscono, o addirittura ne costituiscono una deviazione.

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