Congresso eucaristico internazinale

Veres: Congresso eucaristico un'intensa esperienza di unità


Si avvicina il momento in cui Papa Francesco sarà a Budapest per celebrare la conclusione del Congresso eucaristico internazionale. Intanto al Congresso che vede una forte partecipazione di fedeli, si respira un profondo clima di preghiera e di dialogo. Ai nostri microfoni il presidente dei vescovi ungheresi, monsignor András Veres descrive ciò che si sta vivendo in questi giorni e dice la sua speranza che questa celebrazione porti buoni frutti per l'Ungheria e per tutta la Chiesa

Agnes Gedo - Budapest


A pochi giorni dall'arrivo di Papa Francesco a Budapest che nella Piazza degli Eroi della capitale d'Ungheria presiederà la celebrazione conclusiva il Congresso eucaristico internazionale, il presidente della Conferenza episcopale ungherese, monsignor András Veres, vescovo di Győr, parla ai microfoni di Vatican News dei temi che stanno più a cuore alla sua Chiesa locale: la partecipazione molto sentita e i profondi momenti di spiritualità vissuti al Congresso eucaristico e l'attesa gioiosa dell'arrivo del Papa domenica. Il messaggio di pace e solidarietà che il Congresso vuol lanciare al mondo; l'importanza dell'evento per una conoscenza maggiore del suo Paese e ancora, l'impegno della Chiesa d'Ungheria a difesa dei valori cristiani, dei bambini, della famiglia e del matrimonio.


Ascolta l'intervista a monsignor András Veres

Monsignor Veres, può dirci qualcosa del Congresso eucaristico in corso?


Grazie a Dio ci troviamo radunati in un gran numero di persone. Non speravo che nei giorni feriali tanta gente potesse essere presente, ma grazie a Dio, siamo in molti. Abbiamo sentito -  come mi hanno riferito anche gli altri vescovi venuti da altri Paesi -  un clima di preghiera e silenzio. E' stata una bella cosa pregare insieme e sicuramente per un incontro come questo, cioè un Congresso Eucaristico, è più importante avere questi momenti di preghiera e non soltanto quelli delle conferenze o degli eventi culturali: allora è stata una bella esperienza subito all'inizio.


Si può parlare già quasi di un frutto spirituale del Congresso in questo senso?


Abbiamo speranze, non possiamo dire quale frutto avremo. Però, secondo me, sicuramente in questo momento dell'Europa e anche del mondo intero questo incontro può portare un buon messaggio di pace e di riconciliazione. L'Ungheria si trova al centro dell'Europa, qui c'è la possibilità incontrarsi tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa occidentale e di fatto si realizza questo perché qui sono presenti dal Medio Oriente molti vescovi e cardinali che danno testimonianza della sofferenza e persecuzione che soffrono nel loro Paese. La loro testimonianza fa commuovere, tutti hanno ricevuto grande applausi, le persone presenti volevano esprimere la loro solidarietà, la loro preghiera, la comunione di preghiera con loro.


Si può percepire la solidarietà e l'unità della Chiesa, cioè che ci sentiamo tutti fratelli indipendentemente dalle Nazioni, dai continenti?


Sì, è stata una bella cosa: proprio stamattina un giovane signore che non conoscevo mi ha avvicinato chiedendo un'intervista per Radio Maria e diceva che per lui stesso questa esperienza di unità è stata unica. Mai aveva pensato così alla Chiesa universale come può pensare adesso, vedendo tutti questi vescovi dall'Occidente e dall'Oriente, da Nord a Sud, dall'Africa e dall'Asia. Allora lui è stato entusiasta di sentire questa comunione della Chiesa universale e sicuramente per molti ungheresi questa sarà l'occasione forse la prima e l'unica della loro vita per sperimentarla, perché di solito non possiamo viaggiare per partecipare in un altro continente o in un Paese lontano ad un Congresso simile a questo.


Qual è l'importanza per la Chiesa ungherese sia del Congresso eucaristico che poi della presenza del Santo Padre?


Devo dire un mio desiderio. Sicuramente l'Ungheria, anche la Chiesa ungherese si trovano in un momento molto difficile vedendo la politica e la situazione sociale dell'Europa. Tante volte sentiamo critiche dure, non vere. Così quanti hanno avuto la possibilità di essere presenti, di sentire e di vedere cosa succede in Ungheria, nella Chiesa, nella città di Budapest, possono vedere personalmente che la verità è molto diversa. I mass media non danno un'informazione giusta, vera dell'Ungheria e della vita ecclesiale in Ungheria. Speriamo che la nostra testimonianza di tenere fortemente ai valori cristiani, ai bambini, alla famiglia, al matrimonio, nella concretezza e non soltanto nelle parole, faccia capire che noi difendiamo anche oggi la Chiesa, i valori cristiani evangelici, allora speriamo che tutti possono avere almeno un piccolo sentimento favorevole per la Chiesa e per il popolo ungherese. Con la nostra testimonianza che dopo tanti anni di ateismo e comunismo la Chiesa vive, anzi, sta crescendo anche con molte difficoltà - perché abbiamo molti problemi di secolarizzazione o altri problemi che sono presenti anche nei Paesi occidentali -, però c'è un seme, un nucleo della popolazione che vuol vivere il cristianesimo, la fede, speriamo che con questa testimonianzapossiamo far vedere questi nostri valori e il nostro desiderio.


Con quale spirito i fedeli stanno aspettando Papa Francesco a Budapest?


Nonostante questi giorni siano lavorativi, sono presenti in molti. Sappiamo dalle prenotazioni che per l'arrivo del Santo Padre per la Messa Stazio Orbis verranno ancora molti di più. E speriamo tanto che tutti avranno una buona esperienza nel celebrare insieme con il mondo intero, attraverso il Papa e questa Messa si vuole esprimere questo sentimento, questo pensiero. Speriamo che molti avranno una esperienza positiva dell'intero Congresso perché io ricordo bene che i miei nonni parlavano sempre del Congresso eucaristico del 1938. Allora, ci auguriamo che anche la gente, chi potrà essere presente a questa celebrazione, avrà la stessa possibilità di raccontare ai propri figli e nipoti di questa bella esperienza dell'incontro con il Santo Padre.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'atto di dolore perfetto nel tempo della pandemia

Nata per il paradiso. La straordinaria vita di Laura Degan giunta in cielo a sette anni dopo cinque di tumore

La Dad è un rischio. Per i ricoveri di adolescenti boom