Memorie di Rettore del Santuario della Corona, Madonna dei sette dolori, l'Addolorata

 

   L'otto dicembre del 1965 si è concluso il Concilio Vaticano II e l'allora Vescovo di Verona Giuseppe Carraro era già a casa. Alle 22 mi chiama in episcopio magnificando l'Avvenimento e anch'io alla facoltà teologica di Venegono, alla scuola di Monsignor Carlo Colombo, uno dei protagonisti prima con il Cardinal Montini poi con Paolo VI, ero allora entusiasta. Oggi, l'unico dei 21 Concili non dogmatico ma pastorale, ho le mie riserve. Carraro mi dice: "Domenica - era mercoledì – dobbiamo in cattedrale presentare tutti e sedici i documenti, soprattutto la Gaudim et spes approvata ieri con il cristocentrismo cioè con l'Incarnazione Cristo si è unito, in qualche modo, con ogni uomo. E tu mi farai due righe di presentazione di ogni documento". "Ma eccellenza, sono troppo giovane". "Va dal tuo don Carlo e fatti aiutare". Alla domenica la diocesi ha invaso cattedrale e vie d'intorni.

A Natale, alle dieci, mi chiama a Santa Maria in Organo, dov'ero curato: "Ti aspetto alle 13 per il pranzo". Sorpreso dell'invito vado. "Quello che hai fatto domenica – mi dice Carraro – per me è ottimo ma non per i canonici e oggi ti chiedo un'obbedienza difficile: questa sera su alla Madonna della Corona come Rettore". Il Rettore don Fantoni a fine settembre aveva fatto un infarto e quindi chiuso il Santuario e la Canonica. Per me è stata una prova alla sera trovarmi al freddo. Salii dall'interno alla Chiesa passando dal luogo di Pietro l'Eremita e due scheletri che mi hanno fatto molta impressione. Davanti all'immagine dell'Addolorata fui colpito come non mai dal dolore che emanava. Ancora adesso ricordo quella notte passata in bianco.

Il giorno dopo, però, con il marito e la moglie che abitavano lungo il sentiero che da Spiazzi scendeva al Santuario cominciai le pulizie e vedere quello che c'era o mancava. Così è iniziata un'esperienza e fin dal primo giorno sono cominciate le confessioni. E il primo: "Mi confesso per l'acquisto dell'indulgenza". Mi ha portato davanti alla porta parlandomi dell'indulgenza per chi pellegrina in Chiesa, indulgenza analoga per chi visita San Pietro a Roma, concessa da San Pio X che da cardinale di Venezia aveva pellegrinato facendo da Spiazzi gli ottocento gradini del sentiero. Ho celebrato la prima Messa, ho dato al Comunione e fatte le preghiere. Un inizio di ministero che nel mese di settembre, mese del 15 con la festa la domenica successiva con il Vescovo, mi impegnava dalle sette ore in confessionale. Coltivai l'amicizia con il parroco di Ferrara e di Spiazzi condividendo il servizio al Santuario. A giugno Carraro programmò il ritiro diocesano sacerdoti e un monsignore, salendo all'ospizio fece un infarto. Mi si fece l'urgenza di un pulmino da Spiazzi al Santuario. Bisognava sistemare la strada, un'opera non facile in tutti i sensi. Feci anche una "marachella". Nella curva della "Gabiola", una casa da dove con la "grù" facevano scendere il materiale al santuario, c'era in grosso pino che bisognava togliere ma il guardia boschi non permetteva. Con cinque uomini in una notte lo togliemmo senza lasciare segni. Nel settembre del 1967, in preparazione della festa nella terza domenica era programmato la benedizione e il servizio del pulmino, un contributo importantissimo ai pellegrinaggi. Occorreva il consenso della motorizzazione e il pulmino della Valpantena. Proprio in quella settimana, dalla Madonna di Montecastello, un pulmino fiat di otto posti precipitò con otto morti. A Verona si parlava di imprudenza di un pulmino alla Corona. E infatti il responsabile della motorizzazione: "C'è una curva dove occorre manovra e io non concedo". Alcuni mesi prima una ispirazione mi fece prendere la patente E per guidare la Corriera e di fronte al responsabile della Valpantena che di fronte al diniego della motorizzazione non permetteva la prova mi sono offerto io scendendo giù fino alla piazzola senza manovre. Ma alla domenica il segretario del Vescovo mi dice che non benedirà il pulmino per tutte le voci. È sta una giornata bellissima, con tanti pellegrini e i sindaci di Ferrara, Caprino e Brentino. Carraro fece un'omelia bellissima, commosso nel vedere chiesa ed esterno tutto pieno. E alla fine dell'omelia mi chiama: "Alla fine della Messa, cotta, stola, benedizionario e un fotografo. Domani sull'Arena". E anche oggi il pulmino resta un prezioso servizio.

Ma il dono più bello è stata la scelta del rettore del Seminario di inviare tre insegnanti al sabato e alla domenica per le confessioni. Durante la settimana eravamo in tre con il parroco di Ferrara e Spiazzi.

 Quante grazie, quanti avvenimenti. Poi nel settanta, date evidenti precarietà, con il Vicario Generale Mons. Veggio che ogni sabato da Brentino pellegrinava da Brentino facendo 1500 gradini e attraverso il ponte del tiglio e i capitelli dei sette dolori, giungeva con altri pellegrini, fu affrontato un grosso intervento.

Oggi con la presentazione del nuovo Rettore Don Signoretto e la Preghiera del Vescovo Monsignor Zenti è iniziato l'anno giubilare: cinquecento anni dal 1522 al 2022. Con la cappella della penitenza, con i meravigliosi confessionali, la scala santa, la cappella del Santissimo e tutti gli altri ambienti è un invito eccezionale. 

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