Domenica XXVI

 

Un tale, che non era dei seguaci di Gesù, aveva scacciato dei demoni nel suo nome. L'apostolo Giovanni, giovane e zelante come era, vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per rivelare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d'acqua ad un missionario. Sant'Agostino scrive a proposito: "Come nella Cattolica – cioè nella Chiesa – si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico". Perciò i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto. Anche all'esterno della Chiesa stessa può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali. Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e attraverso di essa nel mondo creato.

Gesù stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovrà separare gli uni dagli altri. Accanto c'è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un "nemico" di nascosto ha seminato in mezzo al buon grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all'occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo cioè la Chiesa resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c'è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura zizzania del diavolo e semina di Dio non è positivo, pur necessario il servizio alla verità.

In quest'ambito dello sguardo sulla Chiesa è oggi necessario rimandare a un importante testo della Apocalisse di San Giovanni. Qui il diavolo è chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12,10). In questo modo l'Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice al libro di Giobbe (Gb 1 e 2;42,7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l'integrità di Giobbe come puramente esteriori e superficiali. Si tratta proprio di quello di cui parla l'Apocalisse: il diavolo vuole di mostrare che non ci sono più uomini giusti; che tutta la giustizia degli uomini è solo una rappresentazione esteriore. Che se la si potesse saggiare di più, ben presto l'apparenza della giustizia svanirebbe. Il racconto inizia con una disputa fra Dio e il diavolo in cui Dio indicava in Giobbe un vero giusto. Ora sarà appunto lui il banco di prove per stabilire chi ha ragione. "Toglili quanto possiede – argomenta il diavolo – e vedrai che nulla resterà della sua devozione". Dio gli permette questo tentativo dal quale Giobbe esce in modo positivo. Ma il diavolo continua e dice: "pelle per pelle; tutto quanto ha, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco lamano e toccalo nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia" (Gb 2,4s). Così Dio concede al diavolo una seconda possibilità. Gli è permesso anche di stendere la mano sulla salute di Giobbe. Unicamente gli è precluso ucciderlo. Per i cristiani è chiaro che quel Giobbe che per tutta l'umanità esemplarmente sta di fronte a Dio è Gesù Cristo. Nell'Apocalisse, il dramma dell'uomo è rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo che scredita l'intera creazione e l'intera umanità. Egli si rivolge non solo a Dio ma soprattutto agli uomini dicendo: "Ma guardate cosa ha fatto Dio. Apparentemente una creazione buona. In realtà nel suo complesso è piena di miseria e di schifo". Il denigrare la creazione in realtà è un denigrare Dio. Il diavolo vuole dimostrare che Dio stesso non è buono e vuole allontanarci da lui.

L'attualità di quel che dice l'Apocalisse è lampante con tutti i mali del mondo. L'accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso anche in seguito degli abusi commessi da chierici su minori. Dall'aprile del 2019 si sono riuniti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa e come educare i seminaristi, i chierici alla vita sacerdotale con il celibato. Domenica scorsa Papa Francesco ha rivolto loro un messaggio. L'idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale allontanarci da Dio vivo che fattosi uomo, morto e risorto si fa continuamente presente nella sua Chiesa: si serve di una logica menzognera nella quale si può cascare facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania sempre in primo piano sui mezzi della comunicazione sociale. La Chiesa di Dio c'è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci libera dal peccato e ci salva. È importante, soprattutto nell'ascolto domenicale della Sua parola, contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo più pericolose tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c'è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche e con ognuno di noi che in questo momento ascolta la Sua Parola ci sono molti uomini, che i mezzi della comunicazione sociale non rivelano, che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero di Dio, il Dio che ama. Dio è divenuto uomo per noi. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si è unito ad essa, comunque ridotta, entrando e rimanendo nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi rispettando il nostro libero arbitrio e per noi ha preso su di sé la morte. Risorto viene sempre con noi nella celebrazione della Santa Eucarestia. E qui c'è molto da convertirsi proprio sul nostro rapporto con l'Eucaristia: non può che destare preoccupazione il modo con cui ci rapportiamo. Con ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell'esistenza della Chiesa questo sacramento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. E in parte questo è realmente avvenuto e in chi lo vive, tanti o pochi, c'è la Chiesa di sempre per tutti.

Purtroppo è largamente dominante un altro atteggiamento: non domina un nuovo e profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezione di Cristo, ma un modo di trattare con Lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell'Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale e della gravità di disattendere la partecipazione alla Messa della domenica. In troppi l'Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerale. L'ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sacramento senza i segni per pensare Chi riceviamo e il perdono, la grazia di Dio, la fraternità, gesti di carità che richiede. Se riflettiamo sul da farsi, sulle possibilità che sempre abbiamo, è chiaro che non abbiamo bisogno di un'altra Chiesa inventata da noi. Quello che Lui ha fatto con la creazione dotandoci del libero arbitrio con la possibilità di amare come Lui ama, pur con il rischio di ogni essere finito sia angelico che umano e con la redenzione Dio è veramente buono e ha fatto e fa tutto bene. Si tratta, come continuamente la Madonna nelle sue attuali apparizioni richiama, del rinnovamento della fede nella realtà ecclesiale di Gesù Cristo donata a noi nel sacramento attraverso il sacerdote con il quale Lui agisce per tutti quelli che vi partecipano. Non è il popolo che celebra ma il Sacerdote per il popolo che partecipa. Storicamente in altri momenti di crisi della fede e della vita ecclesiale eucarestia e vocazioni sacerdotali sono stati i doni di rinnovamento per cui tutti pregare. Occorre ravvivare la consapevolezza e pregare, agire soprattutto per le vocazioni sacerdotali, come ha richiamato il Vescovo alla madonna della Corona avviando l'anno giubilare. 

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