Il Natale è gioia

 

III Domenica di Avvento (Mt 11, 2-11) "…Ai poveri è annunciato il Vangelo", del Natale di gioia

 

   I testi biblici dell'Avvento, oggi della Novena, tutti orientati ad alimentare l'attesa dell'incarnazione del Figlio del Padre nello Spirito Santo ci inonda di gioia. Il tempo liturgico inizia la sera del 24 dicembre con la vigilia e si conclude con la celebrazione del Battesimo del Signore. L'arco dei giorni è breve, ma denso di celebrazioni intorno a due grandi solennità del Signore: Natale ed Epifania. In questa terza domenica di Avvento si accentua il Natale come gioia, laetare, rallegrati perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità e si abbassa fino all'uomo, per innalzarlo  fino a Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e toccare oggi nell'Eucarestia e questo annuncio, questo Vangelo predicato da Ireneo è quello che egli ha ricevuto da Policarpo, Vescovo Smirne, e il Vangelo di Policarpo risale all'apostolo Giovanni, di cui Policarpo era discepolo. E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Vangelo è quello impartito dai Vescovi, che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro che questa fede semplice, Dio in un bambino, oggi in una particola per unire fraternamente a Lui.

     Il Natale è pertanto la festa in cui Dio si fa così vicino all'uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità profonda nella fragilità della carne umana: quella di essere personalmente figlio di Dio e comunitariamente, ecclesialmente fratello. I testi della preghiera liturgica di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia; tutti i canti esprimono questa gioia. Natale è il punto in cui Cielo e terra si uniscono.

    Il Natale, se vissuto coscientemente e intimamente, è pertanto la festa in cui il Creatore, il Redentore si fa così vicino all'uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda: quella di essere figlio di Dio. E così il sogno dell'umanità cominciando in Paradiso – vorremmo essere come Dio – si realizza in modo inaspettato non per la grandezza dell'uomo che non può farsi Dio, ma per l'umiltà di Dio che scende e così entra nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere.

    La liturgia natalizia è pervasa non solo di gioia ma di luce. La venuta fisica di Cristo 2022 anni fa e quella sacramentale oggi dirada le tenebre del mondo, riempie la Notte santa di un fulgore celeste e diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio Padre. Anche oggi, avvolti dalla luce di Cristo, siamo invitati con insistenza dalla liturgia natalizia a farci illuminare la mente e il cuore dal Dio che ha mostrato il fulgore del suo Volto.

Il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo nell'umiltà e nella povertà, ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi quel Bambino attualizzato nella Messa di Natale, che è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti, si suoi pensieri, le sue azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni. Anche la regina dell'Amore verginale, la Madre del lungo cammino ci spinge a manifestare la gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi portatori della gioia, della vera novità, della luce di Dio agli altri. 

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