NATALE DEL SIGNORE

Con il Natale, con l'Incarnazione nell'orizzonte della Passione, Morte, Risurrezione, Ascensione, la novità storica, la lieta notizia, l'unico Vangelo di salvezza: con la conoscenza naturale possiamo arrivare alla certezza che il Creatore ci ama se lo amiamo, con la conoscenza soprannaturale che inizia con l'Incarnazione arriviamo al dono, alla grazia che noi possiamo giungere ad amare sapendo che Dio, che è amore, ci ama fino al perdono del peccato e alla liberazione dalla morte. Questa consapevolezza, questo dono di amore lo celebriamo con le quattro Messe di Natale o con l'Ottava. Nella Messa della Vigilia ci fa rivivere, secondo Matteo, la genealogia ebraica, la storia da Abramo fino a Giuseppe della discendenza di Davide di Betlemme, sposo di Maria, dalla quale il concepimento verginale per opera della Comunione del Figlio, l'Amato, con il Padre, l'Amante cioè lo Spirito Santo. 

Nella Messa di mezzanotte Luca, con la genealogia fino ad Adamo, "Oggi è nato per voi il Salvatore" dal peccato e dalla morte, nato verginalmente perché Maria senza l'ostetrica lo avvolge in fasce e lo depone nella Greppia, biblicamente anticipo di addolorata.

Nella Messa dell'aurora sempre Luca ci racconta la gioia degli Angeli e il loro annuncio ai pastori: il Messia, l'Incarnazione di Dio onnipotente e infinito, è nato bambino a Betlemme in una grotta con Maria e Giuseppe: vanno in fretta, festinanter, si inginocchiano in adorazione, pieni di fede.

Nella Messa del giorno Giovanni ci annuncia che il Verbo trinitario del Padre nello Spirito Santo si è fatto visibile, toccabile nella carne per liberarci dal peccato e dalla morte. 

 

Sempre di nuovo la bellezza dei Vangeli natalizi toccano il nostro cuore – una bellezza che è splendore della verità. Sempre di nuovo ci commuove il fatto che Dio, l'Onnipotente si fa bambino, oggi particola, affinché noi possiamo amarlo, affinché ricevendolo, sapendolo e pensandolo, osiamo amarlo e, come bambino, si mette fiduciosamente nelle mani del sacerdote. Dio dice quasi: So che il mio splendore ti spaventa, che di fronte alla mia grandezza tu cerchi di affermare te stesso. La redenzione dell'umanità avviene certo in un momento preciso e identificabile della storia, 2022 anni fa: nell'evento di Gesù di Nazareth; ma Gesù è il Figlio di Dio, è Dio stesso, che non solo ha parlato all'uomo, gli ha mostrato segni mirabili, lo ha guidato lungo tutta una storia di salvezza, ma si è fatto uomo, bambino e morto, risorto rimane uomo. L'Eterno è entrato nei limiti del tempo e dello spazio per rendere possibile "oggi" liturgicamente l'incontro con Lui con la possibilità di riconoscerlo e di accoglierlo nella Comunione, come fecero i pastori a Betlemme, perché Egli, anche in questo Natale, nasca in noi.

Sempre di nuovo mi tocca la parola dell'evangelista, detta quasi di sfuggita, che per loro non c'era posto nell'alloggio. Inevitabilmente sorge la domanda su come andrebbero le cose, se Maria e Giuseppe bussassero alla mia porta. Ci sarebbe posto per loro? E poi ci viene in mente che questa notizia, apparentemente casuale, della mancanza di posto nell'alloggio che spinge la Sacra Famiglia nella stalla, l'evangelista Giovanni l'ha approfondita e portata all'essenza scrivendo: "Venne fra i suoi, e i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). Abbiamo veramente posto per Dio, quando Egli nei fratelli cerca di entrare da Noi? Abbiamo tempo e spazio per Lui? Non è forse Dio stesso respinto da noi? Ciò comincia col fatto che Lui non sembra mai urgente. Il nostro tempo anche di domenica è già completamente riempito in modo feriale. Dio ha veramente posto nel nostro pensiero? Non c'è posto per Lui. Noi vogliamo noi stessi, il nostro sentire e volere, non c'è spazio per Lui. Noi vogliamo noi stessi, vogliamo le cose che si possono toccare, la felicità sperimentabile, il successo dei nostri progetti personali e delle nostre intenzioni. Siamo completamente "riempiti" di noi stessi, così che non rimane spazio per Dio. E per questo non c'è neppure spazio per gli altri, nel matrimonio per i figli, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri. A partire dalla semplice parola circa il posto mancante per l'alloggio possiamo renderci conto di quanto ci sia necessaria l'esortazione di san Paolo sapendo e pensando chi riceviamo nella Comunione natalizia: "Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare" (Rm 12,2). Paolo parla del modo in cui vediamo la vita, il mondo e noi stessi. Preghiamo il Signore affinché diventiamo vigili verso la sua presenza eucaristica, affinché sentiamo come Egli bussa in modo sommesso eppure insistente alla porta del nostro essere, sapendo e pensando chi riceviamo nella Comunione natalizia. Preghiamo affinché nel nostro intimo, con la Comunione natalizia, possiamo riconoscerlo anche in coloro mediante i quali si rivolge a noi: nei parenti, negli amici nei bambini, nei sofferenti e negli abbandonati, negli emarginati e nei poveri di questo mondo.

C'è ancora una seconda parola nel racconto di Natale sulla quale vorrei riflettere insieme a voi: l'inno di lode che gli angeli intonano dopo il messaggio circa il neonato Salvatore: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del suo compiacimento". Dio è glorioso. Dio è luce pura, splendore della verità e dell'amore. Egli è buono. È il vero bene, il bene per eccellenza. Gli angeli che lo circondano trasmettono in primo luogo semplicemente la gioia per la percezione della gloria di Dio. Il loro canto è un'irradiazione della gioia che li riempie. Da questa gioia vogliamo lasciarci toccare: esiste la verità. Esiste la pura bontà. Esiste la luce pura. Dio è buono. Di questo dovremmo semplicemente gioire in questo Natale, insieme agli angeli e ai pastori.

Nella Notte Santa, Dio stesso si è fatto uomo, come aveva annunciato il profeta Isaia: il bambino che qui è nato, è "Emmanuele", Dio con noi (Is 7,14). E nel corso di tutti questi secoli non ci sono stati soltanto casi di uso indebito della religione, ma dalla fede in quel Dio che si è fatto uomo sono venute sempre di nuovo forze di riconciliazione e di bontà. Così Gesù Cristo è la nostra pace: fa che al posto degli armamenti per la guerra subentrino aiuti per i sofferenti.

Appena gli angeli si furono allontanati, i pastori dicevano l'un l'altro: Orsù, passiamo di là, a Betlemme e vediamo questa parola che è accaduta per noi (Lc 2,15). I pastori si affrettavano nel loro cammino verso Betlemme, ci dice l'evangelista (Lc 2,16). Una santa curiosità si spingeva a vedere in una mangiatoria questo bambino, del quale l'angelo aveva detto che era il Salvatore, il Cristo, il Signore. La grande gioia, di cui l'angelo aveva parlato, aveva toccato il loro cuore e metteva loro le ali.

Oltrepassiamo il mondo meramente materiale per giungere all'essenziale, al di là, verso quel Dio che, da parte sua, è venuto di qua, verso di noi. Vogliamo pregare il Signore, perché ci doni la capacità di oltrepassare i nostri limiti, il nostro mondo; perché ci aiuti a incontrarlo, specialmente nel momento in cui Egli stesso, nella Santissima Eucarestia, ci è dato sapendolo e pensandolo nel nostro cuore, desiderosi attraverso la sua e nostra Madre, della sua Benedizione.

 

  

 

 

 

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