II Domeinca di Avvento

II Domenica di Avvento (Mt 3,1-12) "Convertitevi: il regno dei cieli è vicino" il prossimo 25 dicembre con la Confessione e Comunione natalizia

 

Domenica scorsa abbiamo approfondito il senso delle quattro domeniche di Avvento, quattro settimane di attesa del 25 dicembre, della confessione e comunione natalizia preparate dalla conversione richiamata da San Giovanni Battista. La sua missione è stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il popolo di Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità. Con parole esigenti Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente: "Ogni albero che non produce frutti viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,10). Metteva in guardia soprattutto dall'ipocrisia di chi si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio – diceva – nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare in "avvento frutti degni di conversione" (Mt 3,8).

Mentre anche noi proseguiamo il cammino dell'Avvento, dell'Attesa, mentre ci prepariamo a celebrare con la Confessione e Comunione il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo forte richiamo di Giovanni Battista alla conversione. È un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l'evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare. Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere allora nella povera grotta di Betlemme, oggi nella Messa del 25 dicembre, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato e da all'umanità. Questa fede è apostolica, viene dagli Apostoli, cioè da Gesù e da Dio.

Il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. È la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino, addirittura di Dio in un bambino, oggi in una particola è sempre un evento che reca gioia come mediteremo domenica prossima, terza domenica; l'abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l'incontro con un neonato divino, oggi nell'eucarestia, che vagisce in una grotta. Contemplandolo il presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l'intera umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell'amicizia e della solidarietà, i valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un'occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita della grandezza Figlio di Dio in un bambino, della sua presenza nei segni eucaristici.

Il Natale è un'opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza. L'approssimarsi di questa solennità ci aiuta a riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca della felicità e di un senso appagante del vivere e del morire; dall'altra, ci esorta a meditare sulla bontà misericordiosa di Dio, che è venuto incontro all'uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva, e per renderlo partecipe della sua amicizia nella Confessione e della sua vita nella Comunione. Prepariamoci, pertanto, al Natale con umiltà e semplicità, disponendoci a ricevere in dono la luce, la gioia e la pace, che da questo mistero irradiano. Accogliamo il Natale di Cristo come un evento capace di rinnovare la nostra esistenza. L'incontro con il Bambino Gesù nella presenza eucaristica ci renda persone che non pensano solo a se stesse, ma si aprano alle attese e alle necessità dei fratelli, come la madonna in tutte le presunte apparizioni ci richiama continuamente.

 

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