Meeting. Don Giussani, la fedeltà al carisma e l'obbedienza alla Chiesa

L'incontro a Rimini con madre Righi, Hadjdj e Carriquiry: "Il più bel regalo che potete fare a don Giussani nel suo centesimo compleanno è quello della vostra unità"

Rodolfo Casadei in "Meeting Giussani 100" – 24 agosto 2022

Con quattro relatori come madre Maria Francesca Righi, Joseph Weiler, Fabrice Hadjadj e Guzman Carriquiry l'incontro "Giussani 100", uno della serie di incontri che il Meeting ha dedicato al fondatore di CL nel centenario della sua nascita, non poteva che produrre quattro interventi fantasmagorici, ognuno diversissimo dall'altro ma tutti ugualmente pertinenti.

 

Giussani e «la persona nel suo rapporto col Mistero»

La Righi è la badessa del monastero cistercense di Valserena, in provincia di Pisa, dal 2019; Weiler è un famoso costituzionalista americano, specialista del diritto dell'Unione Europea e docente universitario a New York; Fabrice Hadjadj è notissimo come scrittore, pensatore e direttore dell'Istituto Anthropos di Losanna; Guzman Carriquiry è ufficiale vaticano di lungo corso, oggi in pensione, dopo essere stato fra le varie cose Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina.

 

La monaca ha raccontato come la sua vocazione sia maturata nel rapporto con don Giussani, uomo che «coglieva la persona nel suo rapporto col Mistero come rapporto costitutivo». Il docente universitario americano ha descritto Giussani in sette proposizioni che hanno spaziato dalla sintesi di carisma intellettuale e personale alla valorizzazione dell'arte e della bellezza, dal senso della presenza di Dio al richiamo a non avere paura. Il pensatore francese ha mostrato ammirazione per la profondità metafisica di Giussani, che gli permette di sfuggire ai limiti del moralismo e dell'utilitarismo spirituale, in nome di uno sguardo unificante del rapporto fra Creatore e creatura; tale per cui la cultura, l'arte, il pensiero vengono riconosciute e valorizzate come forme della presenza di Cristo nel mondo tanto quanto l'eucarestia, la morale e la teologia.

Giussani, pungolo dell'approfondimento della fede

Ma a elettrizzare i presenti è stato Guzman Carriquiry, uruguagio amico del movimento di Comunione e Liberazione dai primi anni Ottanta. Chi si aspettava che concentrasse il discorso sulla storica immagine che lo ritrae mentre accompagna don Giussani al cospetto di Giovanni Paolo II, di fronte al quale si inginocchierà con gesto deciso il 31 maggio 1998, è rimasto spiazzato. Carriquiry ha raccontato come Giussani sia stato pungolo del suo personale approfondimento di fede, ma ha anche dedicato gli ultimi sette-otto minuti del suo intervento alla realtà odierna di Cl, alle correzioni che la Chiesa chiede a questo e agli altri movimenti ecclesiali, ai rischi che Cl corre e alle opportunità che si trova di fronte. Una frazione di intervento che necessita di essere riportata quasi integralmente e sine glossa.

 

Ha detto dunque Carriquiry: «Sia lontanissimo da voi il ridurre questi 100 anni di Giussani ad apologia del fondatore, commemorazione nostalgica della sua assenza. Invece, sia memoria viva della sua presenza! Lui è presente più che mai, e vi accompagna sul cammino dei santi. Senza dubbio sta intercedendo per ciascuno dei suoi davanti alla Santissima Trinità. Quanto starà dicendo alla Madonna di custodirli affinché nessuno si perda nel cammino, come cantava Claudio Chieffo! Dal Cielo don Giussani aspetta dai suoi l'essere fedeli al carisma ricevuto e condiviso, non per custodirlo in vasi chiusi, ma per viverlo come sempre rinnovato incontro e sequela di Cristo, per riprendere una bellissima storia di carità, cultura e missione della quale dovete essere fieri e grati».

 

 

«Questo anniversario non ricada in nostalgie e lagnanze»

«Il più bel regalo che potete fare a don Giussani nel suo centesimo compleanno è quello della vostra unità. Unità con chi è stato eletto incaricato di guidare attualmente il movimento – perché è il diavolo che semina divisioni e contrapposizioni – e unità che trova il suo ancoraggio più sicuro nell'obbedienza filiale al successore di Pietro, custode ultimo del vostro carisma. Per don Giussani l'obbedienza all'autorità ecclesiale, in primis al Papa, ha fondamento incrollabile. Lo ricordo sempre nel suo rapporto con la Santa Sede. Con più autorevolezza di me lo ricordava il card. Angelo Scola, quando scriveva: "La sua era un'obbedienza libera, parlava chiaro, manteneva con l'autorità ecclesiastica un rapporto testimoniale, non politico. Un'estrema libertà e una straordinaria umiltà con la quale formulava domande, ascoltava risposte, poneva obiezioni, chiedeva indicazioni ragionevoli, esponeva soluzioni coraggiose. Ma sempre obbedienza"».

 

«Questo anniversario non può ricadere per nessuno di voi in nostalgie, lagnanze, chiacchiericci, contrapposizioni che don Giussani ha sempre aborrito», ha continuato Carriquiry. «E' tempo propizio di mendicanza, di umile domanda di Grazia nel cuore di ciascuna comunità affinché si rinnovi la sorprendente stagione di effervescenza carismatica, di consapevole entusiasta appartenenza, di perseverante educazione, di energia missionaria ad gentes, di fantasia della carità, che caratterizzò l'impeto originario del vostro movimento. Ricordo che già nel 1985 Giovanni Paolo II vi invitava a risalire all'esperienza sorgiva da cui il movimento ha preso le mosse, rinnovando l'entusiasmo delle origini. Ripeteva quell'invito a rinnovare continuamente la scoperta del carisma che vi ha affascinato; allora esso vi condurrà più potentemente a rendervi servitori di quell'unica potestà che è Cristo signore».

 

 

«Siete chiamati a iniziare una nuova fase»

«Oggi per grazia di Dio il pontificato di papa Francesco opera come una scossa di destabilizzazione e di forte interpellazione per aiutare a superare stanchezze e ripetizioni, per non accontentarsi di ciò che si considera acquisito, per evitare che la forza dirompente del carisma diventi schema abitudinario, per superare la ricorrente tentazione di appiattire il dinamismo di un movimento dentro a una logica associazionistica, per non limitare il dispiegarsi della libertà e della corresponsabilità di tutti secondo forme cristallizzate. E soprattutto per superare ogni riduzione della portata ecclesiale del carisma e un impoverimento della presenza di una realtà tanto preziosa alla vita della Chiesa come è il vostro movimento. Queste sì, sono correzioni necessarie e opportune».

 

«Permettetemi di dirvi che siete chiamati a iniziare una nuova fase della vostra storia, dispiegando la potenzialità del carisma di don Giussani con un nuovo ardore di creatività, inculturazione, impegno. Alla luce sia del magistero pontificio che del bisogno delle persone e delle nazioni in questo tempo di pandemia, di guerra e di confusione: persone e nazioni bisognose di fraternità e di rinnovata speranza. E' lo stesso papa Francesco che dal Canada ci dice: "Occorre ritornare all'essenzialità, occorre ritornare all'entusiasmo degli Atti degli Apostoli, alla bellezza di sentirci strumenti della fecondità dello Spirito oggi". Questo è un tempo favorevole affinché il potente carisma dato a don Giussani, che si dimostra nel bene che ha seminato, incluso oltre le frontiere del visibile della vostra Fraternità, patrimonio della Chiesa, continui a generare discepoli missionari in cui risplenda la testimonianza della bellezza dei santi, la vostra testimonianza». Parole da amico, parole di un amico.

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