XIII Domenica

 

"Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme" (Lc 9,51). Nell'espressione "decisamente" possiamo intravvedere la libertà di Cristo, il suo amore, la sua felicità anche di fronte alla Croce. Egli infatti sa che a Gerusalemme lo attende la morte di croce, ma in obbedienza alla volontà del Padre che vuole la liberazione dal peccato degli uomini che Egli ama comunque ridotti offre sé stesso per amore cioè liberamente. È in questa sua obbedienza al Padre che Gesù realizza umanamente la propria libertà come consapevole scelta motivata dall'amore. Chi è libero più di Lui che è persona divina Onnipotente? Egli però non ha vissuto la sua libertà come arbitrio e come dominio. L'ha vissuta come servizio. In questo modo ha "riempito" di contenuto vero la libertà, che altrimenti rimarrebbe "vuota" possibilità di fare o di non fare qualcosa come suggerisce l'attuale egemone ideologia liberale anticristiana. Come la vita stessa di ogni uomo fatto ad immagine di Dio che è amore, la libertà trae senso, si fonda sull'amore. Chi infatti è più libero? Chi si riserva tutte le possibilità per paura di perderle, oppure chi si spende "decisamente" nel servizio e così si ritrova pieno di vita per l'amore che ha donato e ricevuto?

L'apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani della Galizia, nell'attuale Turchia, dice: "Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto, (come ha avviato la Rivoluzione francese), per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri" (Gal 5,13). Vivere secondo la carne significa seguire la tendenza egoistica individuale della natura umana, ferita dal peccato originale, fondando la libertà sulla libertà anziché sulla verità sull'amore (liberalismo). Vivere, invece, secondo lo Spirito che Cristo ci dona è lasciarsi guidare nelle intenzioni e nelle opere dall'amore di Dio. La libertà cristiana, l'unica libertà vera, è dunque tutt'altro che vivere tranquillamente, arbitrariamente, accettando tutti i desideri che si presentano spontaneamente nei nostri cuori, è sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce come ci richiama utilmente la Via Crucis in preparazione all'attualizzazione incruenta nel sacrificio della Messa. Può sembrare un paradosso, ma il culmine della sua libertà il Signore l'ha vissuta sulla croce, come vertice dell'amore. Quando sul Calvario gli gridavano: "Se sei il Figlio di Dio (ed era vero!), scendi dalla croce! (e ne aveva tutto il potere!), egli dimostrò la sua libertà di Figlio rimanendo su quel patibolo per compiere fino in fondo la volontà misericordiosa del Padre verso noi peccatori. Questa esperienza l'hanno condivisa tanti altri testimoni della verità: uomini e donne che hanno dimostrato di rimanere liberi anche in una cella di prigione e sotto le minacce della tortura. Sposi e spose che non si sono mai minacciati "se non mi ascolti, ti lascio"; sacerdoti al proprio vescovo: "se non mi ascolti, lascio il sacerdozio". "La verità della fedeltà vi farà liberi, amanti, felici anche nelle tribolazioni, anticipando la felicità eterna". Chi appartiene alla Verità cioè a Cristo, non sarà mai schiavo di nessun potere, ma saprà sempre liberamente farsi servo dei fratelli. Che la Madre di questo lungo cammino, che la Regina dell'amore, la Regina della pace della quale venerdì 24 abbiamo celebrato l'anniversario delle presunte apparizioni, ci faccia da mamma, soprattutto nei moneti difficili.

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