Corpo e Sangue del Signore

 

"Tutti ne mangiarono e si saziarono" (Lc 9,11b-17). Vorrei in primo luogo sottolineare questo "tutti". È infatti desiderio del Signore che ogni essere umano si nutra, almeno la domenica, dell'Eucarestia, perché l'Eucarestia è per tutti. Memorizzando il Giovedì Santo dell'istituzione è evidente lo stretto rapporto tra l'Ultima Cena e il mistero della morte di Gesù in croce che è attualizzato nella Messa. Il momento celebrativo di ogni domenica in cui il Signore convoca il suo popolo e conduce le anime fuori del tempo e dello spazio cioè cattoliche, legandosi indissolubilmente alla Santissima Trinità e in particolare al Figlio di Dio, che si fa Carne e Sangue per la salvezza delle persone di buona volontà, ai piedi del crocefisso, sul Monte Calvario. Scopo della Santa Messa, almeno domenicale, è quello di adorare Dio nel suo Corpo e nel Suo Sangue, donati dal Figlio ad ogni fedele per salvarlo dal peccato e dalla dannazione eterna. Il secondo scopo è quello eucaristico cioè rendere grazie a Dio per tutto ciò che riceviamo da Lui, in particolare l'Ostia divina quando è Cristo stesso a venire a noi. Terzo scopo è quello della propiziazione cioè applicare i meriti di Cristo alle anime dei vivi e dei defunti: la Messa viene offerta non solo per peccati, le pene e le soddisfazioni e altri bisogni dei viventi, ma anche per le care anime del Purgatorio, non ancora pienamente purificate per entrare in Paradiso. La Santa Messa è il sacrificio espiatorio perché rende presente, nell'Eucarestia, Cristo stesso in stato di Vittima, con la Sua Anima, la Sua Divinità, il Suo Corpo donato, il Suo Sangue versato per lavare i nostri peccati. "Questo è il mio sangue dell'Alleanza cioè della Nuova Storia di Amore, versato per molti, in remissione dei peccati" (Mt 26,28). Quarto scopo della Santa Messa è quello dell'impetrazione: l'atto di supplicare Dio presentandogli le nostre preghiere: Gesù Cristo vive e intercede per noi, presentando al Padre nella Messa la Sua Passione e la Sua morte in Croce, attraverso la quale ha crocefisso i peccati di tutti coloro che per Suo amore si convertono. Per un cattolico, per un credente è la più grave omissione di fede non partecipare, almeno la domenica, a questo tesoro di fede.

Ma la festa del Corpus Domini, con la processione e l'adorazione corale dell'Eucarestia richiama l'attenzione sul fatto che Cristo è immolato per l'intera umanità. Il suo passaggio fra le case e per le strade del nostro paese, tra le nostre case con fiori, come "Cuore pulsante" della città, del paese, della parrocchia, del territorio con le varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana private e pubblica.

Ma il culto del Santissimo Sacramento costituisce l'"ambiente" spirituale entro il quale la comunità, la famiglia può celebrare bene e in verità l'Eucarestia. Ai fidanzati, agli sposi, alle famiglie ho sempre suggerito di trovarsi un quarto d'ora prima e dopo la Messa davanti al tabernacolo, soprattutto con i propri bambini. Solo se l'assistenza alla Messa è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione davanti al Tabernacolo, l'azione liturgica può esprimere il suo significato e valore. L'incontro almeno domenicale con Gesù nella Santa messa si attua veramente e pienamente quando personalmente si è in grado di riconoscere che Egli, nel sacramento, abita la sua casa cioè la Chiesa, ci attende, ci invita alla sua mensa dopo il perdono della Confessione, e poi, dopo che l'assemblea si è sciolta, rimane personalmente con noi, personalmente con me, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali di tutta la settimana e, da figli nel Figlio, ad offrirli al Padre. Stare tutti spesso anche durante il giorno con la visita in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel Tabernacolo, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa. Per comunicare veramente con un'altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla personalmente, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l'incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. Quanti bambini, adolescenti, giovani che ricordo davanti al tabernacolo spesso e tra questi quante vocazioni matrimoniali, sacerdotali e religiose. Nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: "Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:/tu hai spezzato le mie catene./ A te offrirò un sacrificio di ringraziamento/ e invocherò il nome del Signore" (Sal 115,16-17).

Non posso dimenticare che dalla solennità del Corpo e Sangue del Signore sono venute le Quarantore e ricordo di averle predicate a Malcesine con 630 candele attorno all'Ostensorio. Oh la funzione educativa e oggi scomparsa nella secolarizzazione inevitabilmente impoverisce al cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni, la loro vocazione al sacramento del matrimonio, al sacerdozio, alla vita religiosa. Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita perfino la processione cittadina, del paese del Corpus Domini, il profilo spirituale risulterebbe "appiattito", e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita. Oppure pensiamo a una mamma e un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero, come vediamo oggi, a tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l'umanità: ha mandato e manda suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare compimento al sacro. Al culmine di questa missione, nell'Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose sé stesso al posto dei sacrifici antichi, ma li fece all'interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso. Con questa fede, invocando l'aiuto della Regina della Pace, dell'Amore, della Madre del lungo cammino, noi celebriamo oggi il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo.

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