Quelle parole di Giovanni Paolo II sulla libertà

Wlodzimierz Redzioch, in "La Nuova Bussola" – 30 giugno 2022

Giovanni Paolo II a San Stanislao (Roma)_28 giugno 1992

Da quando i cristiani iniziarono a fare pellegrinaggi sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, sono comparsi a Roma ospizi di diverse nazioni. Furono costruiti principalmente dai governanti europei per i loro sudditi che compivano il loro pellegrinaggio ad limina Apostolorum. Molti ce n'erano soprattutto nella zona della basilica di San Pietro. Già nell'Alto Medioevo, funzionavano le cosiddette scholae di Franchi, Anglosassoni, Frisoni, Longobardi e altri popoli.

 

Per molti secoli i polacchi non hanno avuto un loro ospizio a Roma. Soltanto il cardinale Stanislao Osio (Stanisław Hozjusz in polacco) si occupò della fondazione sia di un ospizio sia di una chiesa. Hozjusz, nato a Cracovia nel 1504, è una delle figure più importanti della Chiesa polacca. Fu vescovo di Chełmno e poi di Warmia. Nel 1561 Pio IV lo elevò alla dignità cardinalizia; durante il conclave, dopo la morte dello stesso Pio IV nel 1565, fu uno dei papabili. Il card. Osio rimase a Roma per molti anni, perché Gregorio XIII lo nominò Penitenziere Maggiore. E fu grazie ai suoi sforzi che il Papa concesse ai polacchi una chiesetta intitolata a S. Salvatore dei Pensili, situata proprio nel centro dell'antica Roma. Il 13 ottobre 1591, già dopo la morte del card. Hozjusz, il tempio ristrutturato poté essere consacrato dall'allora vescovo di Cracovia, Jerzy Radziwiłł.

 

I polacchi residenti in Italia - laici, sacerdoti e vescovi - sono sempre stati particolarmente legati a questa "isola polacca" nel cuore della cristianità. Tra loro anche il cardinale Karol Wojtyła, che visitò la chiesa durante le sue frequenti visite a Roma. Invece, come papa, Giovanni Paolo II ha visitato la Chiesa di San Stanisław tre volte: nel 1979, nel 1992 e nell'anno giubilare 2000.

 

Particolarmente solenne è stata la visita di Giovanni Paolo II nel 1992, associata alla celebrazione del 400° anniversario della consacrazione del tempio. Davanti alla chiesa splendidamente restaurata, accolsero il Papa il card. Camillo Ruini, suo vicario per la diocesi di Roma, e monsignor Szczepan Wesoły, delegato del Primate di Polonia per la pastorale dell'emigrazione.

 

Durante la Santa Messa, Giovanni Paolo II pronunciò un'omelia nella quale ricordava la figura del fondatore della Chiesa e di altri benefattori e illustri sacerdoti della diaspora polacca. Ma l'omelia papale è stata anche una riflessione speciale sulla libertà. Vale la pena citare le parole pontificie, perché non hanno perso nulla della loro attualità, al contrario, sono sempre più attuali: «"Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà". Nella prospettiva della Croce la libertà si presenta come dono e come vocazione - ma oggi spesso anche come sfida. La controversia circa la libertà umana e la sua impostazione riveste ai nostri tempi un carattere particolarmente drammatico. Oggi, difendere l'uomo significa difendere l'autentica comprensione della sua libertà, la comprensione evangelica. L'Apostolo ammonisce: "Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne" (Gal 5, 13). Queste parole meritano una sottolineatura speciale. Oggi si è allargata enormemente la sfera degli abusi della libertà e ciò conduce a nuove forme di schiavitù - tanto pericolose, perché camuffate sotto le parvenze della libertà. Ecco un paradosso, ecco il profondo dramma dei nostri tempi: nel nome della libertà, s'impone la schiavitù. Qual è quindi la soluzione? Come difendere oggi il dono della libertà? Come essere veramente liberi nel mondo d'oggi - liberi con questa libertà che Cristo ci ha portato? "Mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri!" (Gal 5, 13). Ecco la via verso la vera libertà, la via che l'Apostolo ci viene a indicare: l'atteggiamento di servizio e l'amore reciproco. L'uomo non si ritrova come un essere libero, se non mediante un dono disinteressato di se stesso a Dio e al proprio fratello. (…) Quanto è necessario oggi a noi l'insegnamento paolino sulla libertà, tratto dalla lettera ai Galati: "Mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri". Quanto è necessario oggi l'insegnamento sulla libertà, quando la Patria ha riacquistato la libertà, dopo il lungo periodo della schiavitù del sistema totalitario. Purtroppo, all'orizzonte compare di nuovo lo spettro della "libertà d'oro" nelle diverse realtà storiche, comunque della libertà che non costruisce, ma distrugge. Quanto tristi sono i pensieri che destano in noi oggi le parole di san Paolo: "Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri" (Gal 5, 15). Non così si costruisce la vera libertà! Esiste una sola via: "Mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso" (Gal 5, 13-14). Ecco la legge fondamentale della libertà. Liberi - per amare. Liberi - per servire».

 

Dopo la Messa, Giovanni Paolo II inaugurò una targa commemorativa in onore del cardinale Władysław Rubin, cappellano della comunità polacca, già rettore della Chiesa, segretario generale del Sinodo dei Vescovi e Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

 

Il 28 giugno, alle 18.30, in occasione del trentesimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II alla chiesa romana di S. Stanislao è stata celebrata una solenne Messa organizzata dal rettore mons. Pawel Ptasznik. L'Eucaristia è stata presieduta da mons. Józef Guzdek, arcivescovo metropolita di Białystok, che è arrivato a Roma per ricevere il pallio da papa Francesco in occasione della festa liturgica dei santi Apostoli Pietro e Paolo.

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