Quod Deus vult, alla volontà divina

The Wanderer, in "Duc in altum" – 12 maggio 2021

Siamo tutti consapevoli, penso, del fatto che stiamo vivendo in tempi storici che preannunciano un profondo cambiamento epocale, e non a causa del coronavirus, perché nel corso della storia ci sono state centinaia di pandemie e, quando accadono, le cose rimangono più o meno le stesse. Molto più grave e determinante di un piccolo virus è il profondo cambiamento avvenuto nella Chiesa cattolica, una trasformazione che può causare cambiamenti ben più grandi e radicali.

 

Ciò che succede in Germania, a mio avviso, non è altro che l'epifenomeno di quanto sta accadendo in profondità in tutta la Chiesa, e le affermazioni che i tedeschi stanno facendo apertamente sarebbero sottoscritte nel profondo del cuore da una buona maggioranza di vescovi, sacerdoti e fedeli in tutto il mondo. Una lunga intervista rilasciata dal cardinale Müller, in cui descrive la situazione in Germania, serve a dimostrare il fenomeno di cui parlo. Siamo di fronte a una Chiesa, anche in Argentina, in Spagna e nel mondo intero, che ha rinunciato alla pretesa di verità e di essere l'unica che possiede la verità della rivelazione, e che sta molto attenta a non presentarsi con quei titoli, non sia mai che possa essere lapidata nelle pubbliche piazze dei media. La Chiesa, in pratica, è stata ridotta all'etica sociale e al sentimentalismo religioso, e l'unica legittimità che accetta è quella che proviene dall'interiorità di ogni cattolico (perché un sacerdote dovrebbe negare la comunione a un adultero se costui, in fondo, sa di essere giustificato nel suo comportamento?). Una Chiesa di questo tipo è condannata all'irrilevanza sociale, e questo è proprio ciò che sta accadendo. Il grande teologo francese Louis Bouyer, diversi decenni fa, derise quei cattolici che correvano ad abbracciare i nemici della fede sostenendo la loro modernità, l'apertura mentale e la fraternità universale, e tutto ciò che ottennero fu scherno e disprezzo, lo stesso scherno e disprezzo che papa Francesco e altre figure ecclesiastiche simili ricevono oggi.

 

In pochi decenni la Chiesa cattolica ha cessato di essere e di autoproclamarsi una religione soprannaturale per diventare una religione civile, che ha negoziato tutto per ottenere l'accettazione dal mondo. Quando un papa dà pubblicamente la comunione a un protestante – la stessa cosa che i tedeschi faranno apertamente tra pochi giorni – mette in dubbio la necessità della grazia; quando bacia, prega e firma accordi con un musulmano, sta disprezzando la fede nel Dio Uno e Trino e nella divinità di Gesù Cristo. E ciò che Francesco ha fatto ultimamente, e che con varianti non molto pronunciate avevano fatto anche Paolo VI e Giovanni Paolo II, è condiviso, senza dubbio, della stragrande maggioranza del clero e dei fedeli. Siamo davanti a una Chiesa diluita: il sale ha perso sapore e non serve più, se non per essere gettato sulla strada e calpestato dai viandanti (Mt. 5,13).

 

Con l'arrivo di Bergoglio al soglio di Pietro si è affermato in modo magistrale – e sottolineo questo carattere affermato dallo stesso pontefice – un principio che il marxismo e tutto il progressismo avevano ampiamente utilizzato da decenni: la realtà s'impone e i principi devono cedere a essa. È questo il nuovo super-dogma. L'ideale è il celibato sacerdotale, la castità coniugale e la continenza nei giovani, ma la realtà è che i sacerdoti spesso infrangono i loro voti e la castità è poca e non la si osserva negli altri stati di vita. Pertanto, questa "realtà della vita" deve prevalere sui principi, che devono abbandonare le loro pretese. Nel migliore dei casi, rimarranno ideali a cui tutti si avvicineranno al meglio delle proprie capacità. È questa nuova moralità, questa teologia morale che viene insegnata nella maggior parte dei seminari cattolici. Ed è, in fondo, una rinuncia alla fede in Gesù Cristo. È Lui chi libera dal peccato, dalla morte e dal diavolo. Lui non rispose in modo conformista alla "realtà della vita" del divorzio, che era comune ai suoi tempi, o all'invidia dei farisei, o alla violenza dei romani, né suggerì discernimenti e pretese un "cambio di paradigma" della fede di Israele. San Paolo non si fermò a rispettare i "progetti di vita in comune elaborati da due persone dello stesso sesso che sono adulti nella fede", ma proruppe in un'esclamazione: "Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, erediteranno il Regno di Dio!" (I Cor, 6,9).

 

Dicevo all'inizio che siamo di fronte a un nuovo scenario che richiede necessariamente anche nuove misure. Ma non mi sembra che in questa impresa riusciamo sempre. A volte, come conservatori, cerchiamo di applicare le strategie e gli argomenti che furono più o meno efficaci nei secoli passati ma che ora non hanno più alcun peso, almeno da esibire nelle prime linee della battaglia. Dopo la Riforma protestante e dopo la Rivoluzione francese, cioè dopo il sovvertimento dell'ordine religioso e politico, potevamo fare apologetica della nostra fede richiamandoci, per esempio, alle "ragioni della credibilità della Chiesa" e alla "santità dei suoi membri", ma in seguito agli scandali degli ultimi tempi nessuno ci crede più, e tali parole non provano assolutamente nulla. Né possiamo più argomentare contro il divorzio, l'omosessualità e persino l'aborto facendo appello alla legge naturale, perché nessuno accetta l'esistenza di una natura, e tanto meno di una legge che ne derivi. Impugnare le armi dell'apologetica del XIX secolo è una perdita di tempo, ma ciò non significa che abbiamo finito gli argomenti. Siamo semplicemente a corto di orecchie in grado di ascoltare e comprendere questi argomenti.

 

Secondo me è giunto il momento di illustrare l'ultimo e fondamentale argomento: anche se la "realtà della vita" è diversa, c'è la volontà di Dio. Dio non vuole l'adulterio, né la fornicazione secondo o contro natura, così come non vuole il furto o la menzogna. Questa è la sua Volontà, chiaramente espressa nella Rivelazione attraverso la Scrittura e la Tradizione, ed è nostro obbligo obbedirle, sapendo che questa obbedienza ci renderà liberi. Fondamentalmente siamo alle prese con la tentazione primaria, quella di voler essere come Dio, di voler stabilire le regole da soli. E proprio come molti possono sostenere che tutti hanno il diritto di ricostruire la propria vita dopo un matrimonio fallito, o che hanno il diritto di amare chiunque indipendentemente dal loro sesso, e che qualsiasi disposizione contraria è arbitraria, Adamo ed Eva avevano anche il diritto di protestare per l'arbitrio di non poter mangiare del famoso frutto, in quanto era solo un altro albero nel Giardino dell'Eden. Alla fine, è stata la volontà di Dio: Lui, poiché è Dio, ha deciso che il frutto di questo albero non doveva essere mangiato; e poiché è Dio, ha anche deciso di vietare l'adulterio e la fornicazione in tutte le sue varianti. E possiamo solo dire: "Chi è come Dio?"

 

Quis ut Deus?

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