Solo Dio ci può salvare dal diavolo. E il Papa lo ha detto

"La negazione dell'esistenza del diavolo è deleteria per ogni uomo. E infatti Gesù, per redimere la natura umana, lo esorcizzava, perciò chi non crede nel demonio non crede in Gesù". Se non ci affidiamo al Signore diventiamo facile "preda" del demonio, spesso a nostra insaputa", facendo l'errore di ogni razionalismo che esclude, come la massoneria, a priori il soprannaturale. La Bussola intervista il domenicano Francois-Marie Dermine, esorcista e presidente del Gris, soffermandosi su alcuni discorsi di papa Francesco sull'esistenza del diavolo

Wodzimierz Redzioch, "La Nuova Bussola", 4 Aprile 2021

«La negazione dell'esistenza del diavolo è deleteria per l'uomo. E infatti Gesù lo esorcizzava, perciò chi non crede nel demonio non crede a Gesù». «Se non ci affidiamo al Signore diventiamo facile "preda" del demonio, spesso a nostra insaputa», facendo l'errore del razionalismo che esclude a priori il soprannaturale. La Bussola intervista il domenicano François-Marie Dermine, esorcista e presidente del Gris, soffermandosi su alcuni discorsi di papa Francesco sull'esistenza del diavolo.



Uno dei temi ricorrenti nei discorsi di Papa Francesco è legato all'esistenza del diavolo, "il padre della menzogna". Il Papa ha cominciato a parlare del diavolo già nella sua prima omelia e nei suoi discorsi fa spesso riferimenti a satana. Purtroppo, questo aspetto dell'insegnamento del Santo Padre è quasi completamente sottaciuto dai media, non soltanto laici ma anche cattolici.


Per analizzare alcuni pronunciamenti di Francesco circa il diavolo, la Bussola ha intervistato padre François-Marie Dermine, sacerdote domenicano, esorcista e presidente del Gris (Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa).


Il 14 marzo 2013, il giorno successivo alla sua elezione, durante la Santa Messa con i cardinali, Francesco ha pronunciato frasi molto significative: «Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: "Chi non prega il Signore, prega il diavolo". Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio». Il Papa, già nella prima omelia del suo pontificato, ha fatto capire che ogni uomo ha davanti a sé questa scelta radicale: o Dio o il diavolo. Perché se non siamo del Signore diventiamo "preda" del demonio?

Questo è assolutamente vero perché ci dimentichiamo che il diavolo è un essere di gran lunga superiore a noi dal punto di vista della forza e dell'intelligenza. Allora è in grado di dominarci o per lo meno di confonderci, di istigarci al male. Basta ricordare la furbizia con la quale si è mosso nei confronti dei nostri progenitori. Motivo per cui non possiamo difenderci da soli di fronte ad un essere così superiore se non abbiamo dietro le spalle il Signore, infinitamente superiore al demonio che rimane soltanto una creatura. Solo Dio ci può salvare da questo essere potente. Se non ci affidiamo al Signore diventiamo facile "preda" del demonio, spesso a nostra insaputa. Noi crediamo, particolarmente quando siamo peccatori, di essere liberi, di prendere liberamente le nostre decisioni ma veniamo spesso manovrati dal demonio. Se uno non crede all'esistenza del demonio, pensa che queste decisioni vengano prese da lui ma invece dietro c'è satana.


Nell'esortazione apostolica Gaudete et exsultate, il Papa ha incentrato diversi passaggi sul diavolo, dicendo tra l'altro che la vita cristiana non è solo «un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri (…)», ma «è anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male» (159). Come possiamo interpretare queste parole?

Noi combattiamo contro le nostre debolezze e fragilità tutti i giorni. Ma in ultima analisi noi non possiamo vincere le nostre cattive inclinazioni con le nostre forze, prima di tutto perché la nostra natura è ferita (non corrotta) dal peccato originale e dalle sue conseguenze. Per questo non abbiamo più la capacità di reagire a volontà: non basta volere per potere. E il demonio cerca di esasperare le nostre fragilità e cattive inclinazioni. Per questo motivo noi non dobbiamo pensare che possiamo vincere semplicemente con il nostro impegno morale, se non subentra la grazia di Dio. La vita cristiana non è tanto una vita moralmente ineccepibile quanto un mistero di salvezza.


Padre Amorth mi diceva ogni volta che il più grande inganno del diavolo è far credere alla gente che lui non esista. Anche il Papa spiega: «Non ammetteremo l'esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva» (GE, 160). Come mai tanti cristiani non credono all'esistenza del diavolo e quali sono le conseguenze di questo fatto?

Già nel XIX secolo, Charles Baudelaire diceva che «il peggior inganno del diavolo è quello di persuaderci che egli non esiste». La gente non crede nell'esistenza del demonio perché viviamo nel mondo dove c'è il primato delle scienze empiriche, come scrive il Papa, dove ci si basa su ciò che è visibile e misurabile. Questa deleteria forma di razionalismo riduce la realtà alla sfera del visibile e dello sperimentabile. Invece il mondo invisibile è molto più consistente di quello che conosciamo. Questo limitarsi al mondo empirico riduce e impoverisce la nostra visuale, rinchiudendoci nel nostro antropocentrismo. E, ancora una volta, la nostra fede diventa una morale piuttosto che un mistero di salvezza.


La negazione dell'esistenza del diavolo è deleteria per l'uomo. Se il demonio non esiste, Gesù aveva il dovere di dircelo e di schierarsi dalla parte dei suoi contemporanei, i sadducei, che negavano l'esistenza dei demoni. Ma Gesù non soltanto non ha smentito l'esistenza del demonio ma ha fatto di più: lo esorcizzava. Qualcuno che non crede nel demonio, allora, non crede a Gesù. L'esistenza degli esseri spirituali è una verità di fede. E chi non accetta questa verità di fede è un eretico. Perché l'eretico non è qualcuno che non crede, ma sceglie gli articoli di fede che gli piacciono e rifiuta gli altri. Leggiamo nella Prima Lettera di Giovanni e nella Lettera agli Ebrei che Gesù Cristo è venuto nel mondo per distruggere le opere del demonio. Ora, se ci sono le sue opere, c'è pure lui, il demonio.


Potrebbe interpretare le parole del Papa: «Lui (il demonio) non ha bisogno di possederci. Ci avvelena con l'odio, con la tristezza, con l'invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità»?

Noi diventiamo schiavi a nostra insaputa. Le persone che vivono nel vizio e nel peccato senza cercare di contrastarlo credono di essere libere, ma in verità sono sottoposte al demonio. Anch'io sono un peccatore ma cerco di combattere il peccato, cerco l'aiuto di Gesù. Il più grande problema dell'umanità non è la pandemia ma il peccato e colui che cerca di trascinarci nel peccato. Il diavolo distrugge le nostre vite dividendoci da Dio e tra di noi: siamo divisi nel mondo, nelle comunità, nelle famiglie, anche nella Chiesa e nelle parrocchie.


Nell'omelia della Messa celebrata per la Gendarmeria Vaticana, Francesco ha parlato di tre "insidie" tipiche con le quali il demonio tenta l'uomo: il possesso dei beni che corrompe, la vanità, il potere che accende la superbia. Concorda con questa analisi del Papa?

Già il denaro ti permette di fare tutto e di sentirti dio sulla terra, di non dovere rendere conto a nessuno. Ma ancora più del denaro la gente è attratta dal potere che permette di dominare gli altri a proprio piacimento, di essere autosufficienti, cioè di non aver bisogno di niente e di nessuno. Anche il demonio si è ribellato contro Dio, si è allontanato da Dio e, allontanandosi da Dio, si è ritrovato nel suo inferno di solitudine e di cattiveria.


Perché, secondo lei, i media non citano quasi mai il Papa quando parla del demonio?

Nel mondo c'è un tentativo di ridurre il cristianesimo ad un vago umanesimo o moralismo sociale e, di conseguenza, di ridurre la Chiesa ad un'associazione umanitaria. Parlare del demonio vuol dire parlare dell'essere superiore dal quale ci possiamo salvare soltanto affidandoci al Signore. Ancora una volta, parlare del demonio significa parlare della necessità di essere salvati.


Lei è uno degli insegnanti del corso per gli esorcisti che si tiene presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, in collaborazione con il Gris. Perché la Chiesa ha bisogno di tanti esorcisti ben preparati?

Il Papa vede la necessità di avere in ogni diocesi esorcisti preparati. Non so se tutti i vescovi hanno la stessa consapevolezza tenendo conto che non tutti i vescovi ritengono opportuno di nominare gli esorcisti diocesani. Ce n'è bisogno perché le richieste di persone che chiedono di essere liberate sono tantissime e sacerdoti capaci di soddisfare le richieste pochi. Nella preparazione dei seminari non c'è quasi nulla sul ministero delle benedizioni, sia liberatorie che esorcistiche, si parla pochissimo del demonio: questa è una grossa lacuna da colmare. Spesso un giovane sacerdote che si trova davanti alla persona che chiede una benedizione particolare o semplicemente liberatoria non sa cosa fare perché non è preparato. È un grande peccato perché in molti casi è un'occasione pastorale unica per riportare alla Chiesa tante persone che si sono allontanate. Molti sacerdoti vedono nelle persone che si rivolgono a loro come dei casi patologici. Invece io devo dire che per la maggior parte si tratta di persone disperate, che cercano una spiegazione o una soluzione ai loro gravi problemi: hanno quindi bisogno di essere accolte e accompagnate, di essere benedette o addirittura aiutate con delle preghiere esorcistiche. Tutto questo richiede una preparazione che generalmente manca e il nostro corso intende rispondere a questa esigenza.

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