Solennità di Pentecoste

 

In quel mattino, cinquanta giorni dopo la Pasqua, un vento impetuoso soffiò su Gerusalemme e la fiamma dello Spirito Santo discese sui discepoli riuniti nel Cenacolo con Maria, si posò su ciascuno e accese in essi il fuoco divino, un fuoco di amore capace di trasformare. La paura di un piccolo numero per tutto il mondo e in continuità per tutta la storia, scomparve, ogni cuore sentì una nuova forza, le lingue si sciolsero e iniziarono a parlare con franchezza, in modo che tutti potessero capire l'annuncio della presenza di Gesù Cristo morto e risorto. A Pentecoste dove c'era divisione ed estraneità, sono nate unità e comprensione.  "Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità" (Gv 16,13).  Qui Gesù, parlando dello Spirito Santo, ci spiega che cos'è la Chiesa nata nella prima Pentecoste e come essa, in continuità dinamica, debba vivere per essere sé stessa, per essere il luogo dell'unità e della comunione nella Verità; ci dice che pensare e agire da cristiani significa non essere chiusi nel proprio "io", ma orientarsi verso tutti e verso il tutto; significa accogliete in se stessi la Chiesa tutta intera o, ancor meglio, lasciare interiormente che essa ci accolga. Allora, quando io parlo, penso, agisco come cristiano, non lo faccio chiudendomi nel mio io, ma lo faccio sempre nel tutto e a partire dal tutto: così lo Spirito Santo, Spirito di unità e di verità, può continuamente, ecclesialmente venire nei nostri cuori e nelle menti degli uomini e spingerli a incontrarsi e ad accogliersi a vicenda. Lo Spirito, proprio per il fatto che agisce così, ci introduce in tutta la verità, che è Gesù, ci guida nell'approfondirla, nel comprenderla: noi non cresciamo nella conoscenza chiudendoci nel nostro io, come l'attuale cultura individualista ci spinge, ma solo diventando capaci di ascoltare e di condividere, solo nel "noi" continuo della Chiesa, con un atteggiamento di profonda umiltà interiore. E così diventa più perché Babele è Babele e la Pentecoste è la Pentecoste. Dove gli uomini vogliono farsi individualisticamente dio possono solo mettersi l'uno contro l'altro. Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all'azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce.

La Pentecoste liturgicamente rappresenta la conclusione trionfale del mistero pasquale. Tutto converge verso il dono dello Spirito Santo. Se Gesù ha sofferto, ha vinto la morte ed è risorto, questo è avvenuto per comunicarci lo Spirito Santo, che ci mette in contatto intimo con la vita della Trinità, il Padre, l'Amante, il Figlio, l'Amato, nell'Amore, lo Spirito Santo.

La Solennità di Pentecoste ha diversi aspetti, che vengono espressi nelle letture di oggi. Gli Atti degli Apostoli raccontano l'episodio. Nel Vangelo Gesù ci rivela il ruolo dello Spirito Santo nella testimonianza cristiana e nell'approfondimento della fede cristiana. Noi ci soffermiamo sulla seconda lettura che ci mostra l'importanza dello Spirito Santo per la nostra vita cristiana.

San Paolo ci dice che tutta la nostra vita cristiana deve essere guidata dallo Spirito Santo. Egli deve guidare non soltanto la nostra fede, come ci ricorda il brano evangelico di oggi, ma anche il nostro comportamento, "il nostro cammino". Per parlare di comportamento, l'Apostolo usa spesso i termini di "cammino", "camminare"; e in questo brano dice appunto: "Camminate secondo lo Spirito (cioè lasciatevi guidare dallo Spirito) e allora non sarete portati a soddisfare i desideri della carne"

Paolo ci spiega che la nostra vita personale è una vita conflittuale. In noi c'è necessariamente una lotta, perché ci sono due principi che si contrastano: la carne e lo Spirito. La "carne" indica l'uomo egoista, tutte le tendenze che vanno nel senso dell'egoismo e del male, gli eccessi di ogni genere, dalla violenza all'impurità sessuale ecc. Paolo dichiara: "La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste due cose si oppongono a vicenda, sicché voi non facciate tutto ciò che vorreste".

In noi c'è una lotta. Noi non possiamo ciecamente seguire tutti i nostri impulsi. Esistono infatti impulsi della carne e impulsi dello Spirito. Non possiamo al tempo stesso vivere una vita di godimenti egoistici e avere la gioia della generosità. Non possiamo al tempo stesso assecondare la nostra tendenza naturale a dominare sugli altri e avere la gioia della generosità. Non possiamo al tempo stesso assecondare la nostra tendenza naturale a dominare sugli altri e avere la gioia del servizio disinteressato. Non possiamo al tempo stesso cercare le soddisfazioni che provengono dal denaro e la gioia che proviene da una vita generosa. Dobbiamo scegliere tra queste due cose.

Possiamo scegliere nel modo giusto solo con l'aiuto dello Spirito nella preghiera. La carne può essere vinta, perché "se camminiamo secondo lo Spirito, non saremo portati a soddisfare i desideri della carne". Le opere della carne sono note; Paolo le elenca: innanzitutto fornicazione e impurità cioè l'uso non verginale della sessualità cioè solo nel matrimonio e non disgiunta dall'apertura alla fecondità, poi "idolatria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni". Si tratta di peccati di egoismo e di violenza. Queste cose ci impediscono di vivere in modo cristianamente umano. Se andiamo in questa direzione, la nostra vita si perde; invece di essere felici, riceviamo solo vergogna. Perciò l'Apostolo dichiara: "Circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio".

Invece, se seguiamo lo Spirito, andiamo verso il cielo, e già sulla terra possiamo vivere in maniera degna di Dio, così da sentire una profonda soddisfazione. Afferma Paolo: Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace" e tutte le altre virtù.

Qui possiamo notare che l'Apostolo parla di "opere" della carne – al plurale – e di "frutto" dello Spirito – al singolare. Questo singolare comprende aspetti molteplici, ma uniti tra loro. Le opere della carne, invece, vanno in direzioni contrastanti e provocano una dispersione dell'essere umano che diventa insopportabile per lui.

Lo Spirito crea l'armonia, la pace e la gioia. Ha come frutto principale l'amore, che procura gioia in tutte le tribolazioni e pace. L'amore si manifesta anche con la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà e la mitezza.

Il nostro ideale è vivere secondo lo Spirito. Quando dobbiamo prendere una decisione, dobbiamo lasciarci guidare dallo Spirito Santo. Per questo dobbiamo pregare. Lo Spirito infatti viene accolto da noi per mezzo della continua preghiera. La luce che egli ci dà viene ottenuta attraverso la preghiera, e anche l'amore vero che egli versa nei nostri cuori viene accolto attraverso la preghiera.

Pertanto "Se viviamo dello Spirito (infatti, a partire dal nostro battesimo che ci ha resi figli nel Figlio abbiamo in noi lo Spirito, siamo suo tempio), dobbiamo camminare secondo lo Spirito". Dobbiamo lasciarci guidare dallo Spirito attraverso Maria, e allora saremo sicuri di avere, pur con tutte le difficoltà, una vita bella, una vita che ci dà la gioia piena e che si rivela molto utile anche per tutte le persone con cui vaniamo a contatto.

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