Domenica VI di Pasqua

 

Rimanere in tutti i giorni della vita temporale nel suo amore significa quindi vivere radicati in questa fiducia, in questa fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima, sacramentale, con Cristo, l'Amato dell'Amante nell'Amore, che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero trinitario di amore e a vivere liberamente come persone che nell'amare si riconoscono amate da Dio. Se rimarrete nell'amore di Cristo, radicati nella fede, incontrerete, anche in mezzo a cadute nel libero arbitrio, a contrarietà e sofferenze, la fonte del perdono, della gioia e dell'allegria cristiana. La fede non si oppone ai vostri ideali anche sensibili, al contrario, li purifica, li eleva e li perfeziona. Non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità nell'Amore, non conformatevi, idolatrandolo, con qualcuno che sia meno di Cristo, con finalità temporali non vissute nella speranza della vita veramente vita oltre la morte. Precisamente oggi nel secolarismo, in cui la cultura relativista dominante sentimentalista rinuncia alla ricerca della Verità, anzi disprezza la ricerca della verità, che è l'aspirazione più alta di ogni spirito umano che riflette,  abbiamo il dono di proporre, con l'Eucarestia di questa Domenica in attesa della prossima, l'Ascensione, fra quindici giorni della Pentecoste, con coraggio e umiltà il valore perenne e universale di Cristo, come salvatore di tutti gli uomini e unica fonte di speranza per la nostra vita.  Egli, che prese su di sé i nostri peccati e le nostre afflizioni, conosce bene il mistero della debolezza e del dolore umano nel venir meno dell'amore e mostra la sua continua presenza sacramentale di amore fino al perdono in tutti coloro che soffrono. E questi, a loro volta, uniti alla passione di Cristo, che si attualizza nella Messa almeno della domenica, partecipano molto da vicino alla sua opera di redenzione. Inoltre, la nostra attenzione gratuita agli ammalati e ai bisognosi sarà sempre una testimonianza umile e silenziosa del volto compassionevole di Dio attraverso l'Amato, il Figlio.

Nell'Ultima Cena dice ai discepoli: "Come il Padre, l'Amante, ha amato me, così anch'io, l'Amato, ho amato voi. Rimanete nel mio amore". Sono parole che ci illuminano e che infondono una grande gioia nel nostro cuore.

L'amore viene dal Padre, passa attraverso il cuore di Gesù e giunge a noi con il dono dello Spirito Santo. Non possiamo illuderci di essere noi, l'attrattiva sensibile, etero-sessuale uomo-donna, la sorgente del vero amore. Questo sarebbe da parte nostra un'illusione piena di superbia, che contraddirebbe proprio il senso, la verità dell'amore. La vera sorgente dell'amore che ci ha dato i comandamenti dell'amore, è Dio.

Nella seconda lettura Giovanni afferma che "Dio è amore". Spesso ci facciamo un'idea sbagliata di Dio, considerandolo come una potenza più o meno spietata con i soli comandamenti, come un giudice intransigente, come un tiranno. La Bibbia cioè la Sua rivelazione ci rivela che Dio è amore. Egli è generosità assoluta, benevolenza infinita. I suoi comandamenti senza amore sono disumani, ma il suo amore fino al perdono senza i comandamenti non è vero. Il sesto comandamento, non commettere atti impuri e il nono, non desiderare la donna d'altri ci dicono quando l'atto sessuale è amore: nel matrimonio che origina la famiglia per l'educazione all'amore dei figli e non disgiunto, con la castità coniugale, dal dono sovrumano di figli.

Ogni atto d'amore viene dal Padre celeste e passa attraverso il cuore di Gesù, come ci dice egli stesso: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi". Nemmeno Gesù, Verbo incarnato, pretende di essere la sorgente dell'amore. Egli è consapevole di ricevere l'amore dal Padre e di essere soltanto il mediatore di questo amore, colui che, soprattutto sacramentalmente,  lo deve trasmettere.

Gesù ci trasmette questo amore in modo molto attivo. Infatti, in questo stesso brano del Vangelo ci dice: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Questo è quanto egli stesso ha fatto. Nell'Ultima Cena ha ringraziato il Padre, che metteva nel suo cuore un amore infinito, a cui egli aderiva con tutto il suo essere umano e divino.  Così intendeva offrire la propria vita per le persone amate: non soltanto per i suoi discepoli, ma anche per tutti gli uomini, per noi attualizzandolo sacramentalmente in ogni Messa, soprattutto della domenica.

Anche noi, come Gesù e in lui, necessitiamo di accogliere con gratitudine l'amore che viene dal Padre attraverso lo Spirito santo e rimanere in esso in tutte le relazioni, secondo il comando di Gesù: "Rimanete nel mio amore". Per essere già felici anche nelle tribolazioni dobbiamo rimanere nell'amore che Gesù ci trasmette nella Messa almeno della domenica.

  Rimanere in questo amore, e non uscirne tentati dall'egoismo, con il peccato e con ogni comportamento indegno della vocazione cristiana e umana, diventa un programma di vita meraviglioso, molto positivo; vuol dire vivere continuamente nell'amore e quindi nella gioia anche nella sofferenza.

Gesù ci fa capire che il nostro amore non può essere soltanto una tendenza sentimentalmente affettiva, un sentimento superficiale, ma un amore effettivo, un amore che si manifesta nell'osservare tutti suoi comandamenti. Egli afferma: "Se con amore osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore". L'amore si manifesta nella vita concreta, nelle azioni; altrimenti è soltanto un sentimento illusorio. Gesù ci chiede di osservare i suoi comandamenti che si riassumono in uno solo: "Amatevi gli uni e gli altri, come io vi ho amati e vi amo fino al perdono".

Come è importante ravvivare nella comunione eucaristica la consapevolezza di essere amati da Gesù, e quindi sentire il bisogno di amare come Lui ci ama. Per amare come Lui ci ama, dobbiamo assimilare il nostro cuore al Suo. E l'Eucaristia, almeno della domenica, mette sempre più in noi, nella vita coniugale, familiare, comunitaria, sociale i suoi sentimenti generosi. Questo è il cristianesimo.

Gesù ci mostra che il suo amore è pieno di delicatezza e di generosità:" Voi siete miei amici […]. Non vi chiamo più servi […], ma vi ho chiamato amici". Per noi la consapevolezza di avere Gesù come amico: lui, il Figlio di Dio; lui, pieno di santità; lui, che è la perfezione stessa. Noi ne siamo indegni, ma è Lui che vuole comunicarci la sua amicizia comunque ridotti.

Gesù poi ci dice che la sua amicizia ci manifesta on la confidenza, con la comunicazione dei pensieri e dei sentimenti di Dio, con la rivelazione divina: "Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi". La vita cristiana è una vita di confidenza con Gesù e in Lui con i fratelli, e anche questa è una cosa meravigliosa. Sentiamo il bisogno di essere attenti ad accogliere le rivelazioni di amore che egli ogni giorno ci vuole fare. Se non preghiamo, se non meditiamo, non possiamo cogliere e accogliere ciò che Gesù ci vuole dire nel profondo del cuore.

Vivere in questa intimità con Gesù, sapere ciò che egli vuole che facciamo in ogni circostanza, vivere nell'amore effettivo, essere guidati da Gesù cui continuamente pensiamo, tutto questo è una cosa veramente straordinaria; ma è anche ciò che corrisponde i desideri più profondi del nostro cuore e che infonde in noi la gioia più perfetta, secondo le parole di Gesù: "Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena".

Egli ci ama; perciò vuole comunicare la sua gioia, che è la gioia del Figlio di Dio pieno di amore. Gesù punta a farci vivere in un amore costante, fedele e generoso. Dio, che è amore, ci ha creati per comunicarci il suo amore, per farci vivere nel suo amore e per darci la vera gioia, la felicità perfetta, senza un'ombra di peccato e di egoismo. Che la Regina dell'Amato ci faccia cogliere e accogleire questa lieta notizia, il Vangelo.

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